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lunedì 3 febbraio 2014

MediaTropes: Vol 4, No 1 (2013): Deleuze / Foucault: A Neoliberal Diagram


MediaTropes Vol. 4,  No. 1 (2013) Download full issue on PDF
Table of Contents
Editorial Introduction:Neoliberal Diagrammatics and Digital Control
Matthew Tiessen, Greg Elmer
IPO 2.0: The Panopticon Goes Public
Greg Elmer
Resilience versus Resistance: Affectively Modulating Contemporary Diagrams of Social Resilience, Social Sustainability, and Social Innovation
Petra Hroch
Monetary Mediations and the Overcoding of Potential: Nietzsche, Deleuze & Guattari and How the Affective Diagrammatics of Debt Have Gone Global
Matthew Tiessen
Info Nymphos
Erika Biddle
A New Individuation: Deleuze’s Simondon Connection
Andrew Iliadis
Special Semiotic Characters: What is an Obstacle-Sign?
Gary Genosko
Tweets Speak: Indefinite Discipline in the Age of Twitter
Steven James May

martedì 12 novembre 2013

Maurizio Lazzarato: Il governo dell’uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista @ Derive Approdi, Ottobre 2013


Cosa diventa l’uomo indebitato nella crisi? Qual è la sua principale attività? La risposta è molto semplice: paga! Deve espiare la sua colpa, il debito, pagando sempre nuove tasse, ma non solo. La crisi finanziaria, trasformata in crisi dei debiti sovrani, impone nuove modalità di governo e nuove figure soggettive tanto dalla parte dei governanti («governi tecnici») che dalla parte dei governati (l’uomo indebitato). Chi governa l’economia del debito e con che mezzi? Come si sono modificate le tecniche di controllo della popolazione? Cosa è diventa la democrazia una volta che è regolarmente sospesa per permettere l’applicazione di direttive che provengono da istanze economiche e politiche sovranazionali?
Per rispondere a queste domande il libro si confronta con la teoria della governamentalità di Michel Foucault, che la crisi ci obbliga a ridefinire e allargare, con il concetto di capitale di Marx e di capitalismo (di quelli venuti dopo di lui), anche loro ridefiniti sotto l’incalzare della finanziarizzazione e, per, finire con il concetto di Stato e di Welfare elaborato da Carl Schmitt.
La tesi del libro è che ciò a cui mira il governo del debito  non è uno «Stato minimo», ma uno stato liberato dalla pressione delle rivendicazioni sociali e dalla minaccia dell’allargamento dei diritti per portare a termine l’enorme trasferimento  di ricchezza dal settore pubblico a quello privato, cominciato dal neoliberismo negli anni Settanta.


Un Assaggio: Il neoliberismo ha un modo del tutto singolare di piegare il rapporto a sé (la produzione del soggetto, dell’individuo), spingendolo al parossismo. Rappresentazione esemplare ne è il capitale umano, l’imprenditore di sé, punto di arrivo di un assoggettamento che facendo della persona un «capitale», ne impone una valutazione e una misura a partire dalla logica del guadagno e delle perdite, dell’offerta e della domanda, dell’investimento (in formazione, assicurazioni individuali, ecc.) e della sua redditività.
L’organizzazione postfordista sollecita continuamente un individuo che, a partire dalla propria libertà e dalla propria autonomia, deve negoziare non solo con situazioni esterne ma anche con se stesso. Il lavoratore indipendente, il cui modello è stato importato nel lavoro salariato, funzionando come un’impresa individuale, è continuamente impegnato a negoziare tra il suo io e il suo super-io «economici», proprio perché è lui stesso il responsabile del suo destino: lavoro o vado in vacanza? Accendo il telefono e mi rendo disponibile a qualunque sollecitazione o taglio le comunicazioni e mi rendo indisponibile? L’individuo, isolato dalla sua stessa libertà, si ritrova alle prese, oltre che con la concorrenza con gli altri, con la concorrenza con se stesso.

Questo continuo negoziato tra sé e sé è la specifica modalità di soggettivazione e di controllo delle società neoliberiste. Come nel sistema fordista la norma rimane esterna, è sempre prodotta dal dispositivo socio-economico, ma si manifesta come se l’individuo stesso ne fosse l’origine, come se scaturisse dal soggetto stesso.L’ordine e il comando devono dare l’impressione di provenire dall’individuo, perché «sei tu a comandare!», perché «sei tu il padrone di te stesso!», perché «sei tu il tuo manager!». L’assoggettamento contemporaneo sottopone l’individuo a una valutazione «infinita», facendo del soggetto il suo primo giudice. L’ingiunzione a essere soggetto, a darsi degli ordini, a negoziare continuamente con se stessi, a obbedire a se stessi, è il punto terminale dell’individualismo.

Frustrazione, risentimento, senso di colpa, paura costituiscono le «passioni» della relazione a sé nel neoliberismo, perché le promesse di realizzazione, di libertà, di autonomia si scontrano con una realtà che sistematicamente le nega. Il fallimento del capitalismo non risuona così forte come dovrebbe, perché è l’individualismo ad attutirlo attraverso un’interiorizzazione del conflitto in cui il «nemico» finisce col confondersi con una parte di sé. La tendenza è allora quella di rivolgere la «denuncia» contro se stessi, anziché contri i rapporti di potere. Da qui la colpevolizzazione, la cattiva coscienza, la solitudine, il risentimento. La piena «sovranità» dell’individuo, dal momento che è l’individuo a scegliere, a decidere, a comandare, corrisponde alla sua piena e completa alienazione. Diversamente dalla nevrosi, patologia di un capitalismo trapassato, la malattia del XXI secolo si manifesta nella depressione, resistenza passiva e individuale alla «mobilitazione generale», all’ingiunzione all’attività, a fare progetti, a investirsi: impotenza ad agire, impotenza a decidere, impotenza a intraprendere dei progetti.
Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. In italiano sono disponibili: La politica dell’evento (Rubbettino 2004),     Lavoro immateriale. Forme di vita e produzione di soggettività (ombre corte, 1997) eVideofilosofia (manifestolibri, 1997). È anche autore dei seguenti libri in lingua francese: Puissances de l’invention, La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l’économie politique (2002) eExpérimentations politiques (2009).

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Listen Lazzarato's interview @ Radioblackout
See Lazzarato's book launch @ D&A Rome

mercoledì 23 ottobre 2013

07.Nov.2013: VERNACULARS OF NEOLIBERALISM @ King's College, London



VErNACULARS OF NEOLIBERALISM



K2.31 (JKTL Nash Lecture Theatre): Strand Campus

Public Talk
07/11/2013 (18:00-20:30)

For queries contact institute-nastudies@kcl.ac.uk
Please register for this event. 
Registration URL
https://www.kcl.ac.uk/aboutkings/worldwide/initiatives/global/nas/news-and-events/events/Venaculars-of-Neoliberalism-form.aspx
Despite optimistic declarations to the contrary in the heady days of 2007-8, neoliberalism has survived the recent financial crisis. This event draws together speakers who look to difference social and cultural articulations of neoliberalism to explain it's hold. The incarnation of neoliberalism in different genres and vernaculars, the way that it speaks to, and produces, different subjectivities, will be the subject for this evening's debate. 

Speakers include: 
Jane Elliott, KCL
Ziad Elmarsafy, York
Paul Gilroy, KCL
Jeremy Gilbert, UEL
Followed by a reception. 
This event has been jointly organised by the Institute of North American Studies and the English Department. Read more @ KCL

venerdì 11 ottobre 2013

Philip Mirowski : Never Let a Serious Crisis Go to Waste: How Neoliberalism Survived the Financial Meltdown - Verso Books, July 2013



Never Let a Serious Crisis Go to Waste: How Neoliberalism Survived the Financial Meltdown

After the financial apocalypse, neoliberalism rose from the dead—stronger than ever
At the onset of the Great Recession, as house prices sank and joblessness soared, many commentators concluded that the economic convictions behind the disaster would now be consigned to history. And yet, in the harsh light of a new day, we've awoken to a second nightmare more ghastly than the first: a political class still blaming government intervention, a global drive for austerity, stagflation, and an international sovereign debt crisis.

Philip Mirowski finds an apt comparison to this situation in classic studies of cognitive dissonance. He concludes that neoliberal thought has become so pervasive that any countervailing evidence serves only to further convince disciples of its ultimate truth. Once neoliberalism became a Theory of Everything, providing a revolutionary account of self, knowledge, information, markets, and government, it could no longer be falsified by anything as trifling as data from the “real” economy.

In this sharp, witty and deeply informed account, Mirowski—taking no prisoners in his pursuit of “zombie” economists—surveys the wreckage of what passes for economic thought, finally providing the basis for an anti-neoliberal assessment of the current crisis and our future prospects.

Where Do Neoliberals Go After The Market? Podcast with Philip Mirowski

After the one-day conference 'Where Do Neoliberals Go After The Market', CIM's Will Davies and Nate Tkacz sat down with Professor Philip Mirowski to talk more about some of the main themes of the conference. Mirowski talks more about his recent research, including the developments that led to his new book Never Let a Serious Crisis Go to Waste. The podcast also includes discussions of the reemergence of openness; the position of Popper within the Mont Pelerin Society; Wikipedia and Facebook; Neo-positivism and Big Data; and the limits of Social Studies of Finance in relation to Neoliberal political strategy.

You can listen to the podcast here:

http://www2.warwick.ac.uk/fac/cross_fac/cim/news/cim_podcast_with_philip_m


martedì 8 ottobre 2013

Aihwa Ong - Neoliberalismo come eccezione. Cittadinanza e sovranità in mutazione - La Casa Usher/collana Balzo di tigre, Ita, 2013


Aihwa Ong
Neoliberalismo come eccezione. Cittadinanza e sovranità in mutazione

Nell'accezione comune, il "neoliberismo" è un paradigma di governo economico-politico che sostiene la centralità del mercato e una forte limitazione dell'intervento dello Stato in campo economico. Aihwa Ong sfida questo modello, analizzando il Neoliberalism non come una dottrina monolitica ma come un insieme di pratiche governamentali, di dispositivi flessibili che possono essere adottati anche in presenza di poteri statuali forti. Per queste ragioni si è conservato nella versione italiana il termine "neoliberalismo", preferendolo all'economicistico "neoliberismo", sulla scia del pensiero di Michel Foucault, che rappresenta il principale punto di riferimento per l'analisi della Ong. L'oggetto di analisi della Ong è l'apparizione di nuove forme di governo, soprattutto in relazione a società uscite da poco dalla dipendenza coloniale. L'autrice si sofferma sulle specifiche "tecnologie di governo" che hanno consentito un progressivo adattamento alle dinamiche della globalizzazione delle "forme di vita" esistenti, in particolare in relazione ai sistemi e codici morali preesistenti e ai dispositivi amministrativi che hanno favorito la nascita di forme di sovranità "debole" e graduata. In questa ricerca sul campo, l'autrice si concentra sul Sud-est asiatico e sulla Cina al fine di monitorare i centri economici di sviluppo, dove il neoliberalismo costituisce un'eccezione alle abituali pratiche di governo.

giovedì 3 ottobre 2013

Jodi Dean: Democracy and Other Neoliberal Fantasies: Communicative Capitalism and Left Politics - Duke University Press, Usa, 2009



Description

Democracy and Other Neoliberal Fantasies is an impassioned call for the realization of a progressive left politics in the United States. Through an assessment of the ideologies underlying contemporary political culture, Jodi Dean takes the left to task for its capitulations to conservatives and its failure to take responsibility for the extensive neoliberalization implemented during the Clinton presidency. She argues that the left’s ability to develop and defend a collective vision of equality and solidarity has been undermined by the ascendance of “communicative capitalism,” a constellation of consumerism, the privileging of the self over group interests, and the embrace of the language of victimization. As Dean explains, communicative capitalism is enabled and exacerbated by the Web and other networked communications media, which reduce political energies to the registration of opinion and the transmission of feelings. The result is a psychotic politics where certainty displaces credibility and the circulation of intense feeling trumps the exchange of reason.
Dean’s critique ranges from her argument that the term democracy has become a meaningless cipher invoked by the left and right alike to an analysis of the fantasy of free trade underlying neoliberalism, and from an examination of new theories of sovereignty advanced by politicians and left academics to a look at the changing meanings of “evil” in the speeches of U.S. presidents since the mid-twentieth century. She emphasizes the futility of a politics enacted by individuals determined not to offend anyone, and she examines questions of truth, knowledge, and power in relation to 9/11 conspiracy theories. Dean insists that any reestablishment of a vital and purposeful left politics will require shedding the mantle of victimization, confronting the marriage of neoliberalism and democracy, and mobilizing different terms to represent political strategies and goals.
Table of Contents:
Introduction: Post-Politics and Left Victory  1
1. Technology: The Promises of Communicative Capitalism  19
2. Free Trade: The Neoliberal Fantasy  49
3. Democracy: A Knot of Hope and Despair  75
4. Resolve: Speaking of Evil  95
5. Ethics: Left Responsiveness and Retreat  123
6. Certainty: 9/11 Conspiracy Theories and Psychosis  145

About The Author

Jodi Dean is Professor of Political Science at Hobart and William Smith Colleges and Erasmus Professor of the Humanities in the Faculty of Philosophy at Erasmus University in Rotterdam. She is the author of Žižek’s Politics, Publicity’s Secret: How Technoculture Capitalizes on Democracy, and Aliens in America: Conspiracy Cultures from Outerspace to Cyberspace.

mercoledì 17 aprile 2013

Maurizio Lazzarato - Il governo delle disuguaglianze critica dell'insicurezza neoliberista - Ombre Corte, Marzo 2013


Maurizio Lazzarato
Il governo delle disuguaglianze
critica dell'insicurezza neoliberista

Ombre Corte Edizioni
Marzo 2013

Il libro
Questo lavoro nasce dalla necessità di ritornare su una precedente inchiesta riguardante le condizioni d'impiego, di lavoro e di disoccupazione degli intermittenti dello spettacolo, ma con sguardo diverso da quello socio-economico con la quale era stata condotta. 

Privilegiando altri approcci, come quelli elaborati da Michel Foucault, Gilles Deleuze e Félix Guattari, lo scopo è di far emergere ciò che da essa appariva solo in filigrana, ossia gli "effetti di potere", i dispositivi economici e sociali, la complessità dei modi di assoggettamento delle politiche neoliberiste e dei processi di soggettivazione del conflitto, i vincoli e le libertà che il governo delle disuguaglianze comporta. 
Da questo governo, che tratta ciascun individuo, ciascun lavoratore isolatamente, come un'impresa, si diffondono diverse paure, che investono tutti i segmenti della società neoliberista e ne costituiscono il fondamento affettivo.
La condizione dei lavoratori dello spettacolo francesi, e le loro lotte contro la "riforma" del sistema di indennità di disoccupazione, vengono dunque assunte come un "analizzatore" delle condizioni generali di produzione e riproduzione del mercato del lavoro flessibile e precario, e come rivelatrici delle nuove forme di asservimento e di modalità di rifiuto, di lotta e di soggettivazione politica che esse implicano. 

Modalità che oggi, tuttavia, devono fare i conti - come suggerisce il saggio aggiunto per l'edizione italiana - con il nuovo "capitalismo di Stato", con il governo liberista di una crisi finanziaria rapidamente trasformatasi in crisi dei debiti sovrani.

l'autore
Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi, dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme dei movimenti sociali. Tra i suoi lavori tradotti in italiano: Videofilosofia. La percezione del tempo nel postfordismo (manifestolibri, 1997); La fabbrica dell'uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista (DeriveApprodi, 2012). Per i nostri tipi, Lavoro immateriale. Forme di vita e produzione di soggettività (1997). È inoltre autore di Puissances de l'invention. La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l'économie politique (2002) e Expérimentations politiques (2009).

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martedì 16 aprile 2013

Giovanni Leghissa - NEOLIBERALISMO UN'INTRODUZIONE CRITICA - Mimesis, It, 2013


Spesso il neoliberalismo viene considerato un’acutizzazione del capitalismo o la semplice estremizzazione del liberalismo. In questo libro si cerca invece di evidenziare come il progetto di dominio neoliberale costituisca un modo inedito di intendere il governo delle vite. Quale antropotecnica di tipo biopolitico, il neoliberalismo sussume ogni aspetto dell’umano sotto le categorie dell’efficienza economica – ma ciò non semplicemente per estendere il dominio del capitale, bensì al fine di costruire una nuova polis paradossalmente priva di ogni mediazione politica. A partire dalle analisi di Foucault sulla biopolitica, l’obiettivo che qui si persegue consiste dunque nel cercare di decostruire le categorie portanti del discorso neoliberale, sia entro la teoria economica sia nel contesto della teoria delle organizzazioni. Alla fine del percorso, la tematica del desiderio − in primis desiderio di giustizia − viene attivata quale possibile punto di partenza per ripensare il senso e gli scopi dell’azione politica.

Giovanni Leghissa (Trieste, 1964) è Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università di Torino. Ha insegnato filosofia presso le Università di Vienna, Trieste, e presso la Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe. Redattore di “aut aut”, ha curato l’edizione italiana di opere di Derrida, Blumenberg, Husserl, Overbeck, Tempels e Hall. Tra le sue pubblicazioni: Il dio mortale. Ipotesi sulla religiosità moderna (Milano 2004), Il gioco dell’identità. Differenza, alterità, rappresentazione (Mimesis, Milano 2005), Incorporare l’antico. Filologia classica e invenzione della modernità (Mimesis, Milano 2007). Ha curato (con L. Demichelis)Biopolitiche del lavoro (Mimesis, Milano 2009). Le sue indagini hanno come punti focali: epistemologia critica delle scienze umane (con particolare riferimento all’antropologia, alla storia delle religioni e alla filologia), fenomenologia, psicoanalisi, rapporto tra religione e modernità, filosofia interculturale, Postcolonial e Cultural Studies. Da alcuni anni le sue ricerche mirano a indagare le trasformazioni del rapporto tra razionalità economica e razionalità politica nell’età neoliberale.

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lunedì 8 aprile 2013

Carolyn Hardin: FINDING THE ‘NEO’ IN NEOLIBERALISM @ Cultural Studies, Uk, 05 Dec 2012


Carolyn Hardin: FINDING THE ‘NEO’ IN NEOLIBERALISM  
@ Cultural Studies, Uk, 05 Dec 2012 
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‘Liberalism’ and ‘neoliberalism’ have become important shorthand terms in critical work that seeks to incorporate issues of economics into ideological and epochal analyses. Yet, these terms incorporate theoretical histories and refer to historical contexts so vast that they can seem ambiguous and boundaryless. This ambiguity threatens to reduce the analytical usefulness of the terms liberalism and neoliberalism. In this paper, I map the legacies and meanings of the terms liberalism and neoliberalism and diagram the complexity and specificity of what neoliberalism is today. First, I engage a small set of definitions and uses of these terms to try to make sense of liberalism and neoliberalism as historical-theoretical concepts. Second, I group current academic uses of the term neoliberalism into Foucauldian, Marxist and epochalist camps, explaining the limits of each. Third, drawing on a fourth minor strand of work on neoliberalism that opens a path to better defining and using the term, I present my own definition of neoliberalism that distinguishes between a theoretical mode and an articulation mode. I conclude by proposing that what is new in neoliberalism is what I call corporism, the privileging of the form and position of corporations.



domenica 24 marzo 2013

Clara Sacchetti, Todd Dufresne (Eds.) - The Economy as Cultural System Theory, Capitalism, Crisis - Bloomsbury Academic, Uk, 17.01.2013


The 2008 global crisis, unemployment, lack of retirement funds, bank bailouts... today, the "economy" is on everyone's mind. But what makes this rather opaque concept work? This collection of essays seeks out the answer by exploring contemporary capitalism from a variety of theoretical perspectives and by confronting the economy as a cultural system, a theory, and a driving force of every day life in the West. 

The first part of the book discusses past and present representation of capitalism (from Hegel and Marx to Negri and Florida) along with their continuing impact. The second part focuses on capitalism as a locus of power and resistance, and maps possible responses to the current situation. The roles of metaphor and discourse is examined throughout to rethink the implications of power in the context of globalization and consumer culture.

Each chapter features an abstract, study questions, as well as further reading suggestions, which, along with its accessible theoretical coverage, will make the book an essential study tool for students in social and political thought, globalization, and social theory.


Table of Contents

Preface

Todd Dufresne

Introduction: The Economy as Cultural System: Theory, Capitalism, Crisis

Clara Sacchetti

1. The I/Eye of Capital: Classical Theoretical Perspectives on the Spectral Economies of Late Capitalism 

Thomas M. Kemple

2. Can't Buy Me Love: Psychiatric Capitalism and the Economics of Happiness

Joel Faflak

3. Metaphoric Wealth: Finance, Financialization, and the End of Narrative

Max Haiven 

4. The Burden of Metaphor: Marx's Vampires, Populist Politics, and the Dialectics of Capitalist Abstraction

Matthew MacLellan

5. Critical Theory Against the Dispossession of Needs: From Perpetual Crisis to Social Engagement

Tim Kaposy

6. Finance and the Social Time of Aging: Toward a Synthesis

Justin Sully

7. The Work Idea: Wage Slavery, Bullshit, and the Good Infinite 

Mark Kingwell

8. The Uniqueness of Late Capitalism: Biopower and Biopolitics

Kezia Picard
9. Place, Creativity, and Richard Florida: On the Aesthetics of Economic Development

Todd Dufresne and Clara Sacchetti

10. Franco "Bifo" Berardi & the Future of Capitalism: "We Have to Run Along The Line of Catastrophe"

Andrew Pendakis


Todd Dufresne is Professor of Philosophy, founding Director of The Advanced Institute for Globalization & Culture.
 From 2008-2010 he was Research Chair of Social & Cultural Theory at Lakehead University, Canada. He teaches in the areas of Continental philosophy, film, cultural studies, and social and political philosophy and is the author of several books.


Clara Sacchetti  is an Adjunct Professor for Philosophy and  a sessional lecturer for Women's Studies. Her areas of interest include studies in feminist theory, post-colonial history, and postmodernism. She has published feature articles and reviews in FUSE Magazine, Boston Book Review, CAN, and The Semiotic Review of Books.

venerdì 15 marzo 2013

Franco Berardi: La sconfitta dell'anti-Europa liberista comincia in Italia @ Micromega website, 27 febbraio 2013



Franco Berardi: La sconfitta dell'anti-Europa liberista comincia in Italia 
@ Micromega website, 27 febbraio 2013

L’unione europea nacque come progetto di pace e di solidarietà sociale raccogliendo l’eredità della cultura socialista e internazionalista che si oppose al fascismo.
Negli anni ’90 le grandi centrali del capitalismo finanziario hanno deciso di distruggere il modello europeo, e dalla firma del Trattato di Maastricht in poi hanno scatenato un’aggressione neoliberista. Negli ultimi tre anni l’anti-Europa della BCE e della Deutsche Bank ha preso l’occasione della crisi finanziaria americana del 2008 per trasformare la diversità culturale interna al continente europeo (le culture protestanti gotiche e comunitarie, le culture cattoliche barocche e individualiste, le culture ortodosse spiritualiste e iconoclaste) in un fattore di disgregazione politica dell’unione europea, e soprattutto per piegare la resistenza del lavoro alla definitiva sottomissione al globalismo capitalista.
Riduzione drastica del salario, eliminazione del limite delle otto ore di lavoro quotidiano, precarizzazione del lavoro giovanile e rinvio della pensione per gli anziani, privatizzazione dei servizi. La popolazione europea deve pagare il debito accumulato dal sistema finanziario perché il debito funziona come un’arma puntata alla tempia dei lavoratori.

Cosa accadrà? Due cose possono accadere: o il movimento del lavoro riesce a fermare questa offensiva e riesce a mettere in moto un processo di ricostruzione sociale dell’Unione europea, o il prossimo decennio vedrà in molti luoghi d’Europa esplodere la guerra civile, il fascismo crescerà dovunque, e il lavoro sarà sottomesso a condizioni di sfruttamento ottocentesco.

Ma come fermare l’offensiva?
Le elezioni italiane sono una risposta che può evolversi in maniera positiva o in maniera catastrofica. Dipende dai progressisti, gli intellettuali e gli autonomi del continente, dipende da noi. Il 75% dell’elettorato italiano ha detto no al progetto anti-europeo di Merkel Draghi Monti.
25% si sono astenuti, 25% hanno votato per il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, 25% hanno votato per il partito della mafia e del fascismo, e per il più geniale truffatore della storia, Berlusconi, nemico giurato di Angela Merkel perché la mafia non può più accettare il predominio economico di Berlino.
Il movimento di Beppe Grillo è la novità di queste elezioni. Raccoglie soprattutto voti dai movimenti di sinistra e raccoglie anche voti anche dalla destra. Beppe Grillo – che ha una formazione autonoma antiautoritaria – ha detto più volte che il suo movimento intende sottrarre voti alla destra, e ci è riuscito.
Non credo che il movimento 5 stelle potrà governare l’Italia, non è questo il punto. La funzione importante e positiva che il movimento ha svolto è rendere il paese ingovernabile per gli antieuropei del partito Merkel-Draghi-Monti.

L’elettorato italiano ha detto: non pagheremo il debito. Insolvenza.
La governance finanziarista d’Europa è finita, anche se Berlusconi e Bersani si metteranno d’accordo per sopravvivere e continuare a impoverire il paese spostando risorse verso il sistema finanziario. Non durerà. Ma allora può cominciare il peggio.
La classe finanziaria tenterà di strangolare l’Italia come ha strangolato la Grecia. La crisi politica si farà convulsa e violenta. L’esito può essere spaventoso. Mafia e fascismo hanno mostrato di controllare il trenta per cento dell’elettorato italiano, e la sinistra non esiste più. La secessione del Nord si riproporrà anche se la lega è crollata.
Epperò invece può iniziare un processo di liberazione d’Europa dalla violenza del capitale finanziario, una ricostruzione d’Europa su basi sociali. Fuori dagli schemi novecenteschi può diffondersi dovunque un movimento di insolvenza organizzata e di autonomia produttiva. Un movimento di occupazione può trasformare le università in luoghi di ricerca concreta per soluzioni post-capitaliste. Le fabbriche che il capitale finanziario vuole distruggere vanno occupate e autogestite come si è fatto in Argentina dopo il 2001. Le piazze vanno occupate per farne luoghi di discussione permanente.

Il programma lo ha enunciato Beppe Grillo, ed è un programma molto ragionevole:
Salario di cittadinanza
Riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore
Pensione a sessanta anni.
Restituzione alla scuola degli otto miliardi che il governo Berlusconi ha sottratto al sistema educativo.
Assunzione di tutti i lavoratori precari della scuola, della sanità e dei trasporti.
Nazionalizzazione delle banche che hanno favorito la speculazione ai danni della comunità.
Abolizione immediata del fiscal compact.

Il movimento cinque stelle ha impedito alla dittatura finanziaria di governare. Ora tocca al movimento della società. Avrà la società l’energia e l’intelligenza per gestire la propria vita con un movimento di occupazione generalizzato?
Se non avrà questa energia avremo meritato il disastro che ne seguirà.

Nota
Leggo su Internazionale che i Wu Ming si lamentano del fatto che il movimento di Beppe Grillo amministra l’assenza di movimento in Italia. Ragionamento bislacco davvero. Dal momento che la società italiana è incapace di muoversi allora debbono stare tutti fermi? Dal momento che gli amichetti di wu ming sono stanchi allora tutto deve restare ad attendere i tempi del loro risveglio? Fate movimento invece di lamentarvi perché qualcun altro lo fa al posto vostro, magari in maniera un po’ più rozza di come piacerebbe ai raffinati intellettuali.
Franco Bifo Berardi

mercoledì 16 gennaio 2013

Patricia Ticineto Clough, Craig Willse: Beyond Biopolitics: Essays on the Governance of Life and Death @ Duke Press University, 2012



  • Description Read more @ DUP

    Under the auspices of neoliberalism, technical systems of compliance and efficiency have come to underwrite the relations among the state, the economy, and a biopolitics of war, terror, and surveillance. In Beyond Biopolitics, prominent theorists seek to account for and critically engage the tendencies that have informed neoliberal governance in the past and are expressed in its reformulation today. As studies of military occupation, the policing of migration, blood trades, financial markets, the war on terror, media ecologies, and consumer branding, the essays explore the governance of life and death in a near-future, a present emptied of future potentialities. The contributors delve into political and theoretical matters central to projects of neoliberal governance, including states of exception that are not exceptional but foundational; risk analysis applied to the adjudication of “ethical” forms of war, terror, and occupation; racism and the management of the life capacities of populations; the production and circulation of death as political and economic currency; and the potential for critical and aesthetic response. Together, the essays offer ways to conceptualize biopolitics as the ground for today’s reformulation of governance. 
    Contributors. Ann Anagnost, Una Chung, Patricia Ticineto Clough, Steve Goodman, Sora Y. Han, Stefano Harney, May Joseph, Randy Martin, Brian Massumi, Luciana Parisi, Jasbir Puar, Amit S. Rai, Eugene Thacker, Çağatay Topal, Craig Willse, Eyal Weizman

    About The Author(s)

    Patricia Ticineto Clough is Professor of Sociology and Women’s Studies at Queens College and the Graduate Center of the City University of New York. She is the editor of The Affective Turn: Theorizing the Social, also published by Duke University Press.
    Craig Willse has a doctorate in Sociology from the Graduate Center of the City University of New York.

    CONTENTS:
    Introduction. Beyond Biopolitics: The Governance of Life and Death / Patricia Ticento Clough and Craig Willse 

    Part I. Unexceptional Control: Governance, Race, and Population  

    1. National Enterprise Emergency: Steps Toward an Ecology of Powers / Brian Massumi 19

    2. Human Security/National Security: Gender Branding and Population Racism / Patricia Ticento Clough and Craig Willse 46

    3. "The Turban is Not a Hat": Queer Diaspora and Practices of Profiling / Jasbir Puar 65

    4. Strict Scrutiny: The Tragedy of Constitutional Law / Sora Y. Han 106

    Part II. Preemption: Death and Life-Itself  

    5. Necrologies; or, the Death of the Body Politic / Eugene Thacker 139

    6. Mnemonic Control / Luciana Parisi and Steve Goodman 163

    7. Thanato-tactics / Eyal Weizman 177

    Part III. Transforming Value: The Measure of Life Capacities  

    8. Strange Circulations / Ann S. Anagnost 213

    9. Necropolitical Surveillance: Immigrants from Turkey in Germany / Çagatay Topal 238

    10. From the Race War to the War on Terror / Randy Martin 258

    Part IV. Technological Investments: Temporality, Media, and Methodologies  

    11. "Seeing" Spectral Agencies: An Analysis of Lin+Lam and Unidentified Vietnam / Una Chung 277

    12. Here We Accrete Durations: Toward a Practice of Intervals in the Perceptual Mode of Power / Amit S. Rai 306

    13. Fascia and the Grimace of Catastrophe / May Joseph 332

    14. Blackness and Governance / Fred Moten and Stefano Harney 351

    Endorsement
    • Beyond Biopolitics explores new forms of life emerging while modern strategies for the governance of populations mutate and metastasize into strange new configurations—biosecurity, biocapital, thanato-politics, speculation, risk, and violence. The contributors document the myriad ways that the old racisms and colonial power relations are re-energized by state and market tactics to govern terrorism, environmental catastrophe, and the global flows of information, people, genes, and viruses. In its prescient identification of these dynamics, Beyond Biopolitics gives us a map of life’s near-future.” — Catherine Waldby, co-author of Tissue Economies: Blood, Organs, and Cell Lines in Late Capitalism
      “These essays by some of today’s most exciting and innovative theorists interrogate the connection between biopower and governance from an extraordinarily wide range of perspectives. Together they give us a complex and multifaceted view on the contemporary nature and functioning of power.” — Michael Hardt, co-author of Commonwealth

lunedì 24 dicembre 2012

Paul Krugman - End This Depression Now! - W.W.Norton & Company, Usa, April 2012


A call-to-arms from Nobel Prize–winning economist and best-selling author Paul Krugman.
The Great Recession is more than four years old—and counting. Yet, as Paul Krugman points out in this powerful volley, "Nations rich in resources, talent, and knowledge—all the ingredients for prosperity and a decent standard of living for all—remain in a state of intense pain." 

How bad have things gotten? How did we get stuck in what now can only be called a depression?
And above all, how do we free ourselves? Krugman pursues these questions with his characteristic lucidity and insight. He has a powerful message for anyone who has suffered over these past four years—a quick, strong recovery is just one step away, if our leaders can find the "intellectual clarity and political will" to end this depression now.


Augusto Illuminati: recensione di "Rivolta o Barbarie" di Francesco Raparelli @ Alfabeta2, n.25, Novembre-Dicembre 2012


Questa è la settimana decisiva per l’Europa (o per la Grecia, o per l’euro o per quant’altro volete). Così quotidiani e TV annunciano il rinvio interminabile dell’assoluzione, secondo una metafora che Raparelli trae da Kafka applicandola alle diagnosi sulla crisi sfornate ogni giorno per coprire i suoi effetti nell’aggressione ai redditi e al welfare dei ceti subalterni. Fin quando durerà la colpevolizzazione con l’accusa di aver vissuto al di sopra dei propri mezzi, fin quando sarà dilazionata un’assoluzione che coincide con la miseria? Per Raparelli il «processo» si interromperà solo con la resistenza delle masse all’espropriazione della vita, il mezzo di produzione post-fordista su cui si esercita la nuova accumulazione «originaria», rinnovata con obiettivi diversi a ogni ciclo di sussunzione reale capitalistica.
Il libro si articola in due sezioni: Macerie, descrizione stringente della catastrofe del nostro tempo (crisi dell’euro e del sistema europeo, meccanismi del debito, nuove enclosures in forma di prelievi di rendita sul bios), e Ancora una volta, la prima volta, analisi dei movimenti antisistemici e delle lotte di massa che contrastano la catastrofe proponendo idee e pratiche di una democrazia di tutti che è forse il nome attuale del comunismo.
Soffermiamoci su questa seconda parte. «Fare coalizione» è l’insegnamento tratto da Occupy: cioè socializzazione politica e passionale delle soggettività plurali della povertà, che è al tempo stesso potenza produttiva. Il che rovescia in senso rivoluzionario l’operazione neoliberista, che punta a sfruttare un lavoro vivo inseparabile dalla soggettività. L’enfasi sul lavoratore imprenditore di se stesso, l’infatuazione meritocratica (il cui contenuto materiale è la differenziazione salariale verso il basso) e la retorica della formazione permanente ne sono stati inizialmente i referenti ideologici, mentre oggi tale funzione è svolta dal ricatto del debito con tutte le sue conseguenze. Di qui l’individuazione del terreno biopolitico come l’area di contrasto su cui si sviluppano i nuovi movimenti e verso cui confluiscono rivendicazioni salariali e richieste più adeguate al lavoro intermittente e precario quali il reddito di cittadinanza.
Molto interessante a questo proposito è la discussione critica di alcune tendenze interne alla tradizione teorica dell’operaismo italiano. Raparelli prende le distanze tanto dall’insistenza sulla purezza normativa del programma, che traspare da recenti articoli di Toni Negri sul sito Uninomade, quanto dalle ipotesi neospontaneiste di talune componenti libertarie di movimento che si rifanno all’elaborazione filosofica di Giorgio Agamben.
Nel primo caso, a un’analisi corretta del biopotere capitalistico non corrisponde una consapevolezza adeguata delle soggettività che animano il movimento (dai centri sociali agli studenti, ai metalmeccanici), troppo spesso misurate in termini astratti. Nel secondo, la singolarità qualunque si esprime solo nell’evento e nel riot, irriducibili a ogni forma organizzativa. A queste due inclinazioni l’autore oppone, in termini deleuziani alternativi alle avanguardie classiche, «gruppi in stato di adiacenza con i processi sociali», che articolino trasversalmente la molteplicità del desiderio e l’accumulo dei rapporti di forza e delle esperienze organizzative.
IL LIBRO
Francesco Raparelli
Rivolta o barbarie. La democrazia del 99% contro i signori della moneta

prefazione di Paolo Virno
Ponte alle Grazie (2012), pp. 219

Francesco Raparelli - RIVOLTA O BARBARIE La democrazia del 99 per cento contro i signori della moneta - Ponte alle grazie, It, 25 ottobre 2012


Ormai anche i più accesi sostenitori del libero mercato devono fare i conti con un sospetto: che l’odierna crisi del capitalismo, con le enormi contraddizioni sociali che porta con sé, ne mostri limiti irreparabili. Rivolta o barbarie radicalizza quest’interrogativo, smascherando tanto le menzogne prodotte da un trentennio di dittatura neoliberista quanto l’odiosa retorica del sacrificio collettivo propinata da governi tecnici e «grandi coalizioni» europee: e se la crisi globale, si chiede Raparelli, fosse in realtà l’occasione per il capitalismo di compiere un decisivo salto di qualità nello sfruttamento dell’uomo e della natura?
Attraverso una lucida analisi dei dati economici e delle dinamiche sociali, Raparelli mostra il legame tra l’offensiva contro diritti del lavoro, welfare e beni comuni, in corso ovunque in Occidente, e un più vasto progetto di «recinzione» dell’intera società, giungendo a scorgere i tratti, con Marx, di una «nuova accumulazione originaria». Come possiamo scongiurare questa catastrofe? Attraverso una grande «coalizione di poveri», che miri a realizzare, come non teme di ribattezzarlo l’autore, il comunismo del XXI secolo. In altre parole, la democrazia di quel 99 per cento di cui si sono definiti parte il movimento Occupy e la rivolta degli indignados. Consapevoli che, come direbbe Brecht, la rivoluzione è la semplicità difficile a farsi.


Francesco Raparelli è nato a Roma nel 1978. Dottore di ricerca in filosofia, da anni fra gli animatori dei movimenti studenteschi e precari, ha diretto il Centro studi per l’Alternativa comune nato all’interno dell’esperienza politica di Uniti contro la crisi. Fondatore della rete universitaria UniCommon (prima UniRiot), collabora con il mensile alfabeta2e, come blogger, con Huffington Post Italia. Nella primavera del 2012 ha partecipato, come autore e ospite in studio, al programma televisivo di Sabina Guzzanti Un due tre... Stella. Esc, l’atelier autogestito di San Lorenzo a Roma, è la sua «casa».

"Rivolta o barbarie non trascura nulla di importante per la comprensione e il sovvertimento del nostro presente."
dalla Prefazione di Paolo Virno 
"Il libro di Raparelli è pura dinamite. In modo rigoroso descrive la gestione neoliberale della crisi e l’affermazione di una nuova, permanente 'accumulazione originaria'. Con passione, poi, qualifica le vie di fuga, la rivolta come apertura del possibile, le istituzioni del comune come una storia, ancora e di nuovo, da inventare."
Christian Marazzi 
"Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Dobbiamo pagare per questo, aggiungendo al debito un quaresimale senso dicolpa? Questo libro insieme agile e profondo rimette le cose a posto rintracciando le cause vere della crisi e mostrando che la soluzione è la resistenza e non i sacrifici."
Augusto Illuminati

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