Visualizzazione post con etichetta Matteo Renzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Matteo Renzi. Mostra tutti i post

venerdì 28 febbraio 2014

Renzi vs. Grillo: consultazioni del 19 febbraio 2014

 Questo è l'ultimo frammento della nostra osservazione durata 1 anno, dal febbraio 2013 al febbraio 2014, del M5S e della nascita e affermazione del populismo digitale. Ora - finalmente - ci potremo occupare di altre cose...

Dal Sole 24 ore (leggi qui/read more)
Gli iscritti M5S hanno ratificato sul web l'espulsione dei 4 senatori "dissidenti" Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana, dopo l'espulsione decisa nella notte nel corso della riunione congiunta dei gruppi parlamentari. Il responso è arrivato pochi minuti dopo le 19, alla chiusura delle urne virtuali. Hanno partecipato alla votazione 43.368 iscritti certificati: 29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro. E intanto tre degli espulsi (Bocchino, Orellana e Battista) hanno annunciato le dimissioni da senatore. Assicurando che altri colleghi (si parla di una decina in tutto) sono pronti a seguire il loro esempio. Mentre altre voci accreditano l'ipotesi di formazione di un nuovo gruppo parlamentare al Senato. E il M5s si spacca anche alla Camera dopo sono in sei ad annunciare l'uscita dal gruppo. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/xSm0W

Dal Corriere della Sera (leggi qui/read more)
La tensione nel Movimento Cinque Stelle diventa altissima. E c’è pure qualche lacrima. I senatori Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista sono stati espulsi. A darne notizia è Beppe Grillo sul blog che pubblica anche i risultati della consultazione online. Su 43.3698 iscritti hanno votato per ratificare la delibera di espulsioni in 29.883. A votare contro in 13.485. I quattro senatori dissidenti però anticipano il voto della rete e si dimettono mentre un gruppo di deputati del M5S sarebbe pronto a lasciare il proprio gruppo parlamentare in dissenso per le espulsioni dei quattro «ribelli» al Senato. In serata Alessio Romani (deputato M5s) ha fatto conti più precisi: «Io esco dal gruppo - ha detto - mentre altri 5 ci pensano». Per poi twittare poco dopo: «Stesse idee. Stesse battaglie. Solamente, da stasera fuori da un Movimento non democratico». «Per Grillo siamo solo pedine da manovrare. Uno vale uno? Grillo vale più degli altri e poi uno vale l'altro», ha commentato Orellana annunciando le sue dimissioni da senatore.

giovedì 16 maggio 2013

Michele Di Salvo: Grillo e i finti follower su Twitter: ecco la classifica @ Unità 14 maggio 2013


Svelati i tanti falsi 'seguaci' su Twitter. Si comprano e si sbandierano come consensi. I leader sono tutti un po’ falsari, ma il capo dei 5 Stelle batte tutti. Dietro ci sono anche Di Pietro, Renzi, Alfano e Bersani... Read more


Waller: «Comprare follower è come comperare consensi»

di Michele Di Salvo @ Unità 14 maggio 2013

Robert Waller (www.robwaller.org) è un esperto di comunicazione, direttore di Simplification Centre (società no profit statunitense di consulenze per migliorare la comunicazione). È stato tra i primi a sviluppare sistemi di controllo e monitoraggio degli account su twitter ed è stato lui a sviluppare parte del sistema statuspeole, l’applicazione più diffusa per il controllo della qualità dei follower, ma fa anche parte di un gruppo che ha in qualche modo definito i criteri per la definizione di un follower come fake (fasullo) o inattivo. 

Nell’agosto scorso, quando alcuni media Usa riferirono che il 70% dei suo 19 milioni di follower del presidente Barack Obama era da considerarsi «fasullo», Waller puntualizzò al Guardian che «gli account fake sono facili da individuare. Ma in futuro cercheremo di perfezionare ancora gli strumenti di ricerca». Attualmente esistono piattaforme che fanno un esame su un campione, più o meno vasto ma comunque in percentuale rispetto al seguito del profilo esaminato. 

Secondo Waller «è importante sapere che quando si comunica lo si fa con persone reali, perché più reale e attivo è un profilo, maggior seguito e condivisione avrà. Il secondo motivo è che c’è un numero crescente di fakers in rete. Le persone acquistano seguaci tentando di costruire in questo modo la propria reputazione e legittimità. “Guardami ho 20.000 seguaci, devo sapere la mia...” stanno essenzialmente cercando di ingannare il sistema ed è importante essere in grado di individuare, e evitarli. Perché in ultima analisi, se sei disposto a mentire su quanti amici hai, non sei una persona molto affidabile». 
Come si fa a classificare i fake? «Prendiamo un campione di follower, a seconda di quanto “popolare” tu sia e valutiamo una serie di semplici criteri di spam. Gli account di spam di base tendono ad avere pochi o nessun seguace e pochi o nessun tweet. Ma in contrasto tendono a seguire un sacco di altri account. Per i profili con 50.000 follower o meno crediamo che il nostro criterio fornisca una visione molto precisa in termini di follower fake o inattivi; questo stesso criterio continuerà a fornire una buona intuizione, ma può riflettere meglio l’attività corrente piuttosto che l’intero profilo». 

Secondo Waller attualmente esistono tra i 20 e 30 milioni di profili twitter fake e le aziende che vendono finti follower guadagnano circa un milione di dollari a settimana. È possibile acquistare in rete pacchetti da mille a cinquantamila follower per volta, e in un giorno solo, a un prezzo che varia a seconda della «qualità» dei fake, ma contenuto tra i 100 e i 1000 dollari. Negli ultimi anni sono stati creati alcuni profili che hanno acquistato pacchetti da tutti i maggiori rivenditori di fake, e i relativi profili sono stati catalogati, registrati, e dove possibile creato un database anche degli indirizzi Ip (Internet Protocol address) relativi; attraverso l’incrocio di queste informazioni è possibile reperirli e rintracciarli tra i follower dei profili esaminati. In genere le reazioni più comuni quando si «smascherano» i profili con iniezioni massicce di fake, vanno dalla negazione, alla denuncia della macchina del fango, alla propaganda di qualche competitor al «me li hanno acquistati a mia insaputa» alla negazione e messa in discussione del criterio di ricerca.

Vale la pena ricordare una sana   eccezione, anche questa figlia di come in alcuni Paesi viene percepito e vissuto il concetto di trasparenza e democrazia. È il caso di Louise Mensch, uno dei punti di riferimento dei conservatori inglesi, che nel luglio 2012 il Telegraph ha pubblicamente accusato di aver acquistato 40mila fake usando proprio le applicazioni di Waller. 

La Mensch ha ammesso la questione scrivendo un semplice twitt dicendo «ho chiesto a Twitter Uk di rimuovere questi spambot» e resettare il profilo ai valori precedenti. Sarebbe un bel gesto di civiltà, e prima ancora di rispetto verso gli utenti reali, importassimo anche noi questo tipo di risposte e soprattutto di comportamenti. Perché parafrasando Waller «in ultima analisi, se sei disposto a mentire su quanti amici hai, su cosa non sei disposto a mentire? E se sei disposto ad acquistare follower per aumentare la tua popolarità, cosa non sarai disposto ad acquistare?».

lunedì 15 aprile 2013

Matteo Renzi: lettera a Repubblica - "Non basta essere cattolici per il Colle" @ Repubblica, 15 aprile 2013


Caro direttore, nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l'espressione: "Ci vuole un presidente cattolico". In particolare questa espressione viene richiamatata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini che provano così a giustificare la candidatura del proprio beniamino. Non è questa la sede per pronunciarsi sulla possibile scelta. Se la politica non avesse perso i legami con il territorio basterebbe una banalità: due mesi fa Marini si è candidato al Senato della Repubblica dopo aver chiesto (e ahimè ottenuto) l'ennesima deroga allo Statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile, a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell'unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d'Abruzzo. Dunque, non è il no a Marini - già candidato quattordici anni fa - che mi spinge a riflettere sulla frase "Ci vuole un Presidente cattolico". 

Mi sembra invece gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese. Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e - peccatore come tutti, più di tutti - vivo la mia fede davanti alla coscienza. Nell'esperienza da Sindaco, naturalmente, agisco laicamente: ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Rappresento la città, tutta intera, non solo quelli con cui vado alla Messa la domenica. E sono tuttavia convinto che l'ispirazione religiosa, non solo cattolica non solo cristiana, possa essere molto utile alla società. 


In queste ultime settimane la Chiesa Cattolica ha scelto (in tempi decisamente più rapidi della politica, ma questa è un'altra storia) una guida profondamente innovativa. Papa Bergoglio sta rendendo ragione della speranza cristiana con gesti di altissimo valore simbolico e di rara bellezza. Muove e commuove il pontefice argentino, parlando al cuore dell'uomo del nostro tempo, con uno stile che regala emozione e suscita pensieri. Francesco parla anche alle altre confessioni, ai non credenti, agli agnostici: si pone come portatore di entusiasmo e di gioia di vita. Questo, del resto, dovrebbe essere il Vangelo, la Buona Notizia. 

I politici che si richiamano alla tradizione cattolica, invece, sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c'è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente. Ma ancora più in basso si colloca chi utilizza la propria fede per chiedere posti. Per pretendere posti. Per reclamare posti non in virtù delle proprie idee, ma della propria confessione.

Proprio ieri il Vangelo della domenica riportava l'entusiasmo di Pietro sulla barca incontro al suo Signore. Quanta bellezza, quanta umanità, quanto impeto. Poi ti capita di tornare alla politique politicienne e trovi il candidato che si presenta in quanto cattolico, riducendo il messaggio di fede a un semplice chiavistello per entrare nelle stanze dei bottoni.

Mi vergogno, da cattolico ma prima ancora da cittadino, di una così bieca strumentalizzazione. Non mi interessa che il prossimo presidente sia cattolico. Per me può essere cristiano, ebreo, buddista, musulmano, agnostico, ateo. Mi interessa che rappresenti l'Italia. Che sappia parlare all'estero. Che sia custode dell'unità in un tempo di grandi divisioni. Che parli nelle scuole ai ragazzi. Che spieghi il senso dell'identità in un mondo globale. Che non sia lì per accontentare qualcuno. Mi interessa che sia il Presidente applaudito per le strade come è stato quel galantuomo di Giorgio Napolitano. E che sappia dialogare, ascoltare, rispettare. Che sia al di sopra di ogni sospetto e al di là di ogni paura. Mi interessa che sia il Presidente di tutti, non solo il Presidente dei cattolici. 
Chi rivendica spazio in nome della confessione religiosa tradisce se stesso. E strumentalizza la propria fede. Tanti, forse troppi anni di vita nei palazzi, hanno cancellato una piccola verità: non si è cattolici perché si vuole essere eletti, ma perché si vuole essere felici. C'è di mezzo la vita, che vale più della politica. E il Quirinale non potrà mai essere la casa di una parte, ma di tutti gli italiani. 

Read more

sabato 2 marzo 2013

Matteo Renzi: E.news n.364 del 1 marzo 2013


Torno alla newsletter dopo qualche settimana. E mi scuso del prolungato silenzio. Non volevo invadere la vostra casella di posta elettronica come fanno tutti in campagna elettorale: il nostro filo diretto va avanti in molti casi da anni, non è uno spot per prendere due voti. E dopo - alla luce dei risultati - ho cercato con cura di non finire nel tritacarne delle dichiarazioni e dei pastoni studiati con cura dagli addetti ai lavori.

A forza di stare zitto, però, mi attribuiscono di tutto. Intrighi, progetti, desideri. In attesa che qualcuno scriva della mia candidatura al prossimo conclave, allora, torno alle Enews, per dire ciò che penso davvero, con l'impegno di ripartire con cadenza fissa. Ma prima di parlare delle beghe di casa nostra, permettetemi di dire l'emozione di queste ore a proposito di ciò che è accaduto in Vaticano. Ho chiesto ai miei figli di accendere la tv insieme e abbiamo guardato le immagini del vecchio Papa che lascia, che se ne va, che saluta prima delle dimissioni. Non avrei mai immaginato di assistere alla scena di un Papa che dice basta. Che lui non è più in grado di farcela. Che giura obbedienza al suo successore. Che si ritira in clausura, a pregare. Lasciando il trono, il soglio pontificio. Ci sarà tempo per riflettere su cosa significhi questo evento per la Chiesa, se non per il mondo. Intanto, però, voglio condividere con gli amici delle Enews un sentimento che frulla insieme emozione, rispetto, inquietudine.
Le elezioni. Niente giri di parole: il centrosinistra le ha perse. La vittoria numerica alla Camera non è sufficiente e lo sappiamo. E non si dica: "Ah, gli italiani si sono fatti abbindolare, non ci hanno capito” come ha detto qualche solone dei nostri in tv nelle ore della débâcle. Gli italiani capiscono benissimo i politici: casomai non sempre accade il contrario.

Io quello che avevo da dire l'ho detto alle primarie. Non ce l'ho fatta, mi sono preso la mia responsabilità. Ho praticato la lealtà in tutta la campagna elettorale: non perché mi convenisse, ma perché è giusto rispettare i risultati, sempre. Perché credo che lo stile abbia un ruolo persino in politica. Oggi non dirò: "Ma io ve l'avevo detto”. Quelli che sono stati zitti durante le primarie e che poi ci spiegano che loro avevano capito tutto sono insopportabili: passi saltare sul carro del vincitore, ma adesso affollare quello del perdente mi suona ridicolo. Io ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo.

Quando durante le primarie chiedevamo di abolire il finanziamento pubblico ai partiti o ai parlamentari e consiglieri regionali di rinunciare ai vitalizi fino alla richiesta di non considerare appestati quelli che la volta prima avevano votato Lega o PDL (le primarie si vincono convincendo la tua gente, ma le elezioni si vincono convincendo anche quelli fuori dal tuo recinto) o fino alla proposta di far uscire i partiti dalla RAI, noi eravamo chiari. Ma non abbiamo avuto la capacità di convincere. Colpa mia, l'ho detto (qui il video del mio discorso). Adesso però non abbiamo il copyright su queste proposte. Mi piacerebbe che li rilanciassimo noi, non per raccogliere il voto di qualche parlamentare grillino ma per recuperare un rapporto con il Paese, con gli italiani. La priorità infatti è rimettersi in sintonia con gli italiani, non giocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti, subito, come primo atto del nuovo Parlamento, con efficacia immediata sarebbe come dire ai cittadini: Ok, abbiamo capito la lezione. Adesso scriviamo una pagina di storia nuova. 

Queste cose le abbiamo dette da un camper. E non era il camper di Grillo, era il nostro camper. Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni. Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle. Vogliamo riflettere sull'utilizzo della rete in politica? Bene, il nostro comune è un comune che è leader negli open data. Ne parliamo? Vogliamo parlare delle donne in politica? Bene, noi abbiamo la maggioranza di donne in giunta: altrove cacciano le assessore se rimangono incinta. Ne parliamo? Vogliamo parlare di innovazione ambientale? Bene, noi abbiamo fatto il primo piano strutturale a volumi zero, senza mattoni, di una grande città. Ne parliamo?

Oggi - proprio oggi che il sistema dell'informazione sta toccando il fondo come spiega benissimo Massimo Gramellini su La stampa (cliccate qui, se volete: chapeau!) - siamo in grado di fare una riflessione più seria? Da vent'anni l'Italia non cresce. Lo inventiamo un nuovo modello di sviluppo sostenibile o continuiamo a sognare grandi opere e piccoli risultati? L'Istat dice che c'è il record di disoccupati, le aziende falliscono perché gli Enti Locali non pagano per colpa del patto di stabilità, fior di investitori potrebbero intervenire in Italia ma sono bloccati dalla crisi del sistema politico e dalle incertezze del sistema burocratico. E noi che facciamo? Pensiamo di uscirne vivi offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato? Come se non bastasse - diciamola tutta - per la prima volta un Paese europeista come l'Italia vede affiorare un voto antieuropeo, che è un fatto molto pericoloso di cui anche i commentatori si sono occupati poco. Qualcuno inizia a credere al fatto che i problemi italiani derivano dall'eccesso di Europa nella nostra vita quotidiana quando in realtà è vero il contrario: c'è poca Europa, non troppa Europa. 

Per tutti questi motivi, da italiano, sono pronto a partecipare a una discussione vera su quello che serve al Paese. Ma se devo andare ai caminetti di partito sulle indiscrezioni della stampa o a partecipare al festivalbar delle candidature, beh, scusate, ma da queste parti abbiamo da lavorare. Mentre a Roma si discute, nelle città si affrontano i problemi, dalle emergenze occupazionali fino alle buche nelle strade.

Mi piacerebbe raccontarvi lo sforzo di queste ore sulla città, dal regolamento urbanistico all'investimento sulla cultura. Ne parleremo in una prossima enews, comunque. Altrimenti la faccio troppo lunga.
Alla prossima settimana, allora

Un sorriso,
Matteo

Pensierino della sera. Nel discorso sullo Stato dell'Unione Obama ha detto molte cose interessanti. Il passaggio per me più bello è stato quello sulla scuola: "Un dollaro investito nella scuola di qualità produce un risparmio di sette dollari perché riduce disoccupazione e criminalità."€ Quando arriveremo anche in Italia a considerare i soldi (ben) spesi sulla scuola come un investimento sul futuro anziché come una spesa corrente del presente?

sabato 8 dicembre 2012

Michel Foucault : La confessione è alla base del “discorso” moderno.




La confessione, secondo Michel Foucault, è alla base del “discorso” moderno.



 Gli interventi video sono di Maria Mussini (candidata parlamento 2013 per M5S) e Sara Biagiotti, relatrice alla Stazione Leopolda 2012 e sostenitrice di Matteo Renzi