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domenica 7 settembre 2014

Gianroberto Casaleggio: L'economia di Internet @ Forum Ambrosetti, Cernobbio, 6 settembre 2014


La Disintermediazione
Quindi a questo punto partiamo con il gioco e andiamo alla casella di partenza, il Go, lanciamo i dadi, arriviamo alla casella della disintermediazione. In internet questa è in sintesi l’eliminazione di intermediari senza valore aggiunto, presenti in qualunque processo, in una organizzazione sia produttiva che di altra natura. Il produttore o erogatore di servizi si interfaccia quindi direttamente con il cliente comprendendone i bisogni e il cliente diventa in sostanza l’unico punto di riferimento. Quali sono le opportunità? La riduzione dei costi, legati al taglio dei processi di intermediazione inutili. Come rischio, viceversa, la scomparsa dell’intero settore in cui uno è presente. Il caso che voglio presentarvi è quello delle poste, in particolare due riferimenti, quello delle poste statunitensi, US Postal Service, che spedivano 200 miliardi di lettere nel 2000, tredici anni dopo 160 miliardi di lettere, con però una perdita di 16 miliardi di dollari. Con questa tendenza è certa la scomparsa della Posta cartacea negli Stati Uniti. In Canada hanno già anticipato questo fenomeno. Le poste canadesi hanno deciso di non inviare più lettere cartacee entro 5 anni, questa decisione comporta già una untaglio di otto mila impiegati all’interno delle poste canadesi. Questo fenomeno è mondiale, ogni anno il 4% della posta tradizionale diminuisce e quindi vuole dire che chi è nel settore postale deve tenerne conto e deve ristrutturare i suoi costi e i suoi ricavi. 
Altrimenti si ritrova a non avere più un mercato di riferimento e neanche la società!
La Free economy
La free economy è in sostanza come fare profitto dando qualcosa per nulla, quindi regalandolo. 
Alcuni modelli legati alla free economy si sono già affermati, fanno parte della nostra quotidianità, con un grande successo. Il primo che cito oggi è "Direct Cross Subsidy", in cui si regala al fine di creare un mercato puntando a soddisfare la domanda conseguente, per esempio l’uso gratuito di una applicazione o la fruizione base di un gioco, come avviene con Angry Birds. 
C’è poi l’Advertising Supported, dove la pubblicità e lo sponsorship sovvenzionano servizi informativi gratuiti o motori di ricerca come Google. 
Il Freemium, dove un numero limitato di paganti sovvenziona tutti gli altri. Viene regalato un bene o un servizio nelle sue funzionalità base e si richiede un pagamento per accedere al servizio completo. Un esempio è Flickr per la gestione delle proprie fotografie. 
L’ultimo è la Gift economy, l’economia del dono, in cui si riceve una donazione in cambio della propria attività, è attuata online da molte società a scopo benefico e artisti indipendenti che in cambio poi pubblicano gratuitamente i loro brani musicali o anche altro materiale artistico. 
L’esempio più importante è Wikipedia, l’enciclopedia online, che non fa pubblicità e vive soltanto di donazioni. 
Chris Anderson, divenuto famoso per “La coda lunga”, un libro di qualche anno fa, ha affermato che il modello del free dovrebbe essere sempre valutato in qualunque business online. 
Secondo Anderson esistono due economie, quella degli atomi, dove il prezzo dei beni tende a aumentare nel tempo, con meccanismi inflattivi e la Bit Economy dove i prezzi tendono, viceversa, a diminuire. Quindi con meccanismi deflattivi, andando anche verso lo zero.


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venerdì 31 gennaio 2014

Tiziana Terranova : Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media part 1 and 2 @ Center for Gender Studies, Panteion University, 19Jan2012

Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media_Tiziana Terranova_part 1 Center for Gender Studies of the Department of Social Policy of Panteion University and the European research project MIG@NET invite you to the event titled: «Autonomy, Labour, and the Political Economy of Social Media». Presentations by:

Tiziana Terranova - Becoming autonomous? Labour and the political economy of digital social media Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media_Tiziana Terranova_ part 2

mercoledì 9 ottobre 2013

Hartmut Rosa - Social Acceleration: A New Theory of Modernity (New Directions in Critical Theory): New Theory of Modernity - Columbia University Press; 1 edition (9 July 2013)


Hartmut Rosa advances an account of the temporal structure of society from the perspective of critical theory. He identifies three categories of change in the tempo of modern social life: technological acceleration, evident in transportation, communication, and production; the acceleration of social change, reflected in cultural knowledge, social institutions, and personal relationships; and acceleration in the pace of life, which happens despite the expectation that technological change should increase an individual's free time. According to Rosa, both the structural and cultural aspects of our institutions and practices are marked by the "shrinking of the present," a decreasing time period during which expectations based on past experience reliably match the future. When this phenomenon combines with technological acceleration and the increasing pace of life, time seems to flow ever faster, making our relationships to each other and the world fluid and problematic. It is as if we are standing on "slipping slopes," a steep social terrain that is itself in motion and in turn demands faster lives and technology. As Rosa deftly shows, this self-reinforcing feedback loop fundamentally determines the character of modern life.

Contents: In Place of a Preface

Introduction

Part 1 The Categorial Framework of a Systematic Theory of Social Acceleration

1. From the Love of Movement to the Law of Acceleration: Observations of Modernity

2. What Is Social Acceleration?

Part 2 Mechanisms and Manifestations: A Phenomenology of Social Acceleration

3. Technical Acceleration and the Revolutionizing of the Space-Time Regime

4. Slipping Slopes: The Acceleration of Social Change and the Increase of Contingency

5. The Acceleration of the “Pace of Life” and Paradoxes in the Experience of Time

Part 3 Causes

6. The Speeding Up of Society as a Self-Propelling Process: The Circle of Acceleration

7. Acceleration and Growth: External Drivers of Social Acceleration

8. Power

Part 4 Consequences

9. Acceleration

10. Situational Identity: Of Drifters and Players

11. Situational Politics: Paradoxical Time Horizons Between Desynchronization and Disintegration

12. Acceleration and Rigidity: Attempt at a Redefinition of Modernity

Conclusion: Frenetic Standstill? The End of History


Hartmut Rosa is a professor of sociology and political science at the Friedrich-Schiller-Universitat Jena and a visiting professor of sociology at the New School. He has also taught at Harvard University. He is the author of Alienation and Acceleration: Towards a Critical Theory of Late-Modern Temporality and coeditor, with William E. Scheuerman, of High-Speed Society: Social Acceleration, Power, and Modernity

Jonathan Trejo-Mathys (book translator)  is an assistant professor of philosophy at Boston College. His work has been published in such journals as Ratio Juris, Philosophy and Social Criticism, and Constellations. He is currently writing a book on the structural transformation of political authority and obligation in the emerging world society.

Read more @ CUN
Read book review @ Critical Theory

Read excerpts from Social Acceleration







venerdì 4 ottobre 2013

Lapo Berti - Per uscire dalla crisi: un’altra economia @ Lib21


Lib21 con NeXt e la Consulta Professione Junior dell’Ordine degli architetti di Roma organizza presso la Casa dell’Architettura, Piazza Manfredo Fanti 47, Roma, un ciclo di tre incontri sul tema “VOGLIA DI FUTURO – Qualità della vita è…”. Da ottobre a dicembre 2013, tre appuntamenti per presentare, discutere e condividere prospettive e alternative per una vita di qualità. Si comincia lunedì 28 ottobre, alle ore 17.00 con il tema FARE CON POCO, una proposta o, se si preferisce, una provocazione per cominciare a disacutere di un nuovo modello di sviluppo possibile e praticabile.
FARE CON POCO è uno slogan che ha un sapore antico, che ci riporta ad altre stagioni della nostra storia, al dopoguerra, agli anni cinquanta, quando tutto doveva essere ricostruito e reinventato, quando c’era una gran voglia di fare e di crescere, ma le risorse erano poche e i soldi ancora meno. E bisognava allora fare appello all’ingegno, all’inventiva, per “fare con poco” quello che altrove si faceva con ben altri mezzi.
Riproporre oggi lo slogan, la “parola d’ordine”, FARE CON POCO non è un ritorno al passato, il recupero, in chiave nostalgica, di un mondo che ancora oggi ci colpisce e ci sorprende per l’energia che fu capace di scatenare, convogliandola in realizzazioni di ogni tipo, dalle grandi imprese industriali, alle grandi infrastrutture, alle geniali intuizioni che dettero vita al “Made in Italy”. Non è uno slogan pauperistico, non è un elogio dell’austerità. È, piuttosto, un invito alla sobrietà, al senso dell’equilibrio, alla consapevolezza del limite.
FARE CON POCO è una sfida rivolta al futuro. Noi vogliamo che sia l’annuncio di una svolta verso un futuro possibile, ma anche necessario. Un futuro in cui l’ossessione della quantità, che è stata la cifra del ciclo di sviluppo che abbiamo alle spalle, ceda il passo al gusto per la qualità e la qualità della vita diventi l’obiettivo principale di chi produce, di chi fa e pensa l’economia. Vorremmo, più in generale, che FARE CON POCO diventasse uno stile di vita, il fulcro di una nuova cultura del vivere in società.
FARE CON POCO è l’appello che nasce dalla consapevolezza, maturata in questi anni di crisi, che dobbiamo operare un cambiamento profondo nei modi in cui funziona il sistema economico che alimenta le nostre società e che questo cambiamento non può venire dall’alto. Nessun governo, per quanto benevolo, ce lo può regalare. Può solo nascere da una trasformazione radicale dei nostri stili di vita e, dunque, da una mutazione profonda del nostro orizzonte culturale. Non è vero che l’economia determina tutto, anche se la forza d’inerzia delle scelte economiche compiute dal manipolo di persone che costituiscono l’oligarchia economica e finanziaria del capitalismo globale è poderosa e appare potenzialmente capace di travolgere tutto. Alla fine, tuttavia, sono le scelte disperse di miliardi di persone che giorno dopo giorno forniscono la convalida di quel modello, ma possono anche cominciare a decretarne la fine. C’è un’opera immane di educazione da fare, un lavoro di riorientamento delle coscienze, ma gli strumenti di comunicazione che la tecnologia ci mette a disposizione sono uno strumento formidabile per imboccare questa strada e portare avanti i cambiamenti di cui c’è bisogno. Non è la prima volta che l’umanità si trova di fronte a svolte di sistema, imposte dalla mera ricerca della propria sopravvivenza e del proprio benessere.
FARE CON POCO significa, in primo luogo, incorporare nella dimensione economica il senso del limite, la consapevolezza che il nostro mondo finito non può più accogliere una crescita infinita. Significa, dunque, ripensare un modello di sviluppo incentrato sulla crescita quantitativa delle merci prodotte, sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse, sull’indifferenza per i destini del pianeta. Sappiamo dove quel modello ci ha portato, inseguendo il miraggio del paradiso in terra che ha segnato il destino della prima modernità, seppellendola alla fine sotto un ammasso informe e senza senso di merci spesso inutili, brutte, dannose, inquinanti. Abbiamo creduto che la crescita senza fine delle merci e del reddito che ci consentiva di acquistarle fosse la sostanza del nostro benessere, il segreto della felicità. Oggi ci accorgiamo, talora con stupore, con incredulità, che non è così, che la felicità abita altrove, al di fuori delle cose, in quell’interiorità dell’uomo cui occorrerebbe tornare. FARE CON POCO può essere la soluzione, perché ci aiuta a riportare il mondo delle merci nella dimensione che gli è proprio, di ausilio funzionale della vita dell’uomo in società, scalzandolo dalla posizione di moloch che tutto domina e tutto divora.
FARE CON POCO significa fare appello all’innovazione perché ci fornisca gli strumenti per perseguire una vita di qualità senza devastare il pianeta. Occorre riorientare la ricerca perché si concentri sulla necessità di soddisfare i bisogni degli uomini nella maniera più efficiente in una prospettiva non effimera, non dettata dall’esigenza di mantenere in moto il ciclo produttivo. Ciò significa: con un uso accorto delle risorse, con un’attenzione all’affidabilità, alla funzionalità e alla durata dei prodotti, con l’obiettivo di un loro possibile riciclo al termine del loro ciclo di vita in modo da non sovraccaricare l’ambiente di quella massa di rifiuti da cui oggi è sommerso il pianeta.
FARE CON POCO significa chiedere alla cultura del progetto di farsi carico di questa nuova responsabilità, ponendo al primo posto la qualità della vita e il rapporto con gli utenti/consumatori, non le esigenze di un produttivismo che non conosce il senso del limite.
FARE CON POCO significa chiedere alle imprese di ripensare i loro moduli produttivi, il loro rapporto con il mercato e con i consumatori, intesi non come limoni da spremere, ma come cittadini di cui interpretare e rispettare le esigenze e i bisogni.
FARE CON POCO richiede, inoltre, cittadini consapevoli capaci di essere consumatori responsabili che usano il mercato per affermare le loro esigenze e non si lasciano travolgere da una comunicazione pubblicitaria che è più uno strumento di prevaricazione che d’informazione, come dovrebbe essere.
FARE CON POCO significa, insomma, ritrovare il gusto della sobrietà, dell’eleganza essenziale che è nelle cose semplici forgiate dall’intelligenza. Significa, dunque, opporsi alla società dell’ostentazione, all’aumento mostruoso delle disuguaglianze economiche che sta creando una “razza” di superricchi, dotati di mezzi economici e finanziari spropositati, senza alcun rapporto razionale con i fini che possono essere ragionevolmente perseguiti su questa terra.
FARE CON POCO, infine, dovrebbe anche diventare il motto che regola la vita politica, per tagliare finalmente il legamo incestuoso fra denaro e politica che ha finito per stravolgere tutti i meccanismi della democrazia rappresentativa, consegnando gli eletti al richiamo fattosi irresistibile della ricchezza e del potere e lasciando gli elettori privi di qualsiasi potere di scelta e di controllo. Una democrazia funzionante può vivere solo se la politica impara a FARE CON POCO.
Con l’incontro del 28 ottobre vogliamo dare spazio a chi già tenta di FARE CON POCO e cercare di capire insieme se FARE CON POCO può essere davvero la strategia che ci apre le porte del mondo post-crisi.  Read more

sabato 11 maggio 2013

Robert Peckham - Economies of contagion: financial crisis and pandemic @ Economy and Society Volume 42, Issue 2, 2013




Robert Peckham 

Economies of contagion: financial crisis and pandemic 

@ Economy and Society  Volume 42, Issue 2, 2013

Abstract

The outbreak of an influenza A (H1N1) pandemic in 2009 coincided with a severe global financial downturn (2007–8). This paper examines the use of ‘contagion’ as a model for assessing the dynamics of both episodes: the spread of infection and the diffusion of shock through an intrafinancial system. The argument is put that a discourse of globally ‘emerging’ and ‘re-emerging’ infection helped to shape a theory of financial contagion, which developed, particularly from 1997, in relation to financial crises in ‘emerging markets’ in Southeast Asia. Conversely, concerns about the economic impact of a global pandemic have been influential in shaping public health responses to communicable diseases from the early 1990s. The paper argues that tracing the conceptual entanglement of financial and biological ‘contagions’ is important for understanding the interconnected global environment within which risk is increasingly being evaluated. The paper also considers the consequences of this analogizing for how financial crises are understood and, ultimately, how responses to them are formulated.
Robert Peckham is co-Director of the Centre for the Humanities and Medicine at the University of Hong Kong, where he teaches in the Department of History. He has held research fellowships at the university of Cambridge and University of Oxford, and has been a visiting fellow at the London School of Economics and Political Science. Forthcoming publications include the co-edited volume Imperial contagions: Medicine, hygiene, and cultures of planning in Asia, and the edited volume Disease and crime: A history of social pathologies and the new politics of health. He is currently completing a monograph, Infective economies, supported by a major award from the Research Grants Council of Hong Kong.

Jörg Spieker - Defending the open society: Foucault, Hayek, and the problem of biopolitical order @ Economy and Society Volume 42, Issue 2, 2013


Jörg Spieker 
Defending the open society: Foucault, Hayek, and the problem of biopolitical order 
 @ Economy and Society Volume 42, Issue 2, 2013 

Abstract 
The aim of this paper is to throw new light on a previously neglected aspect of Hayek's political theory. In order to show the significance of Hayek's evolutionary argument, the paper draws on Foucault's thesis about the relationship between political order, life and war. Focusing on Hayek's conception of the open society and, in particular, on the evolutionary ontology that grounds it, the paper shows how his liberalism reflects the problematic that Foucault began to elucidate in his 1976 lecture course Society must be defended. The paper concludes by showing how the biopolitical dimension of Hayek's liberalism might affect our understanding of his political project. 

Jörg Spieker is currently Lecturer in Political Theory at Birkbeck College, University of London. His research focuses on how the relationship between order and struggle has been conceptualized in modern political discourse.

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