giovedì 29 ottobre 2015

3.8. Ritratto d’autore del rivoluzionario: lo schizofrenico guattariano - Parte XXVIII - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Ritratto d’autore del rivoluzionario: lo schizofrenico guattariano


3.8. - Parte XXVIII -

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)
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Lo scenario rivoluzionario tratteggiato da Deleuze e Guattari esclude qualsiasi classe di riferimento, qualsiasi organizzazione già sul terreno di lotta, qualsiasi macchina da guerra già esistente. Chi è allora il rivoluzionario dell’Anti-Edipo? A chi è rivolta l’opera? Le fisionomie dell’agente sovversivo sono tracciate a più riprese, sia da Guattari che da Deleuze, ma appartengono a due piani differenti, forse inconciliabili; e comunque l’intera opera anedipica è un sostanziale laboratorio sperimentale nel quale gli autori cercano di accordare le due tipologie di sediziosi che appartengono in realtà alle due dimensioni differenti dei loro universi concettuali. Nell’intervista rilasciata dal solo Guattari a Arno Munster per la «Neue Zeitung» nel 1972 - Colloquio a proposito di «L’anti-Edipo» - sul tema dell’«identificazione tra analista, malato e militante», lo psicanalista parigino risponde: “Prima di tutto non si è mai detto: identificazione dell’analista con lo schizofrenico. Si dice che l’analista, come il militante e lo scrittore, come chiunque, sono più o meno impegnati in un processo schizo e si distingue sempre il processo schizo dalla schizofrenico da manicomio, il cui processo schizo, appunto, è bloccato o gira a vuoto. Noi non diciamo che il rivoluzionario deve identificarsi con i pazzi che girano a vuoto, ma che essi devono far andare avanti le proprie azioni nel modo del processo schizo” (MD, 59). Secondo Guattari i «processi schizo» investono più figure già determinate e formalizzate prima del processo che le vedono coinvolte: il rivoluzionario, il capitalista, il militante, il borghese, lo scrittore, l’analista, lo schizofrenico internato etc. La preminenza è dunque data alla gradualità e alla progressione della costruzione del piano che tutto ammanta e travolge: per Guattari è il «piano dell’organizzazione». Un piano che “concerne contemporaneamente lo sviluppo delle forme e la formazione dei soggetti. Esso è quindi, quanto si vuole, strutturale e genetico” (C, 93-94). Seguiamo dunque il piano genetico-strutturale di Guattari, privilegiando sempre il punto di vista dei «processi da accelerare» e delle «vie rivoluzionarie» da intraprendere: “Lo schizofrenico è un tipo che per una ragione o per l’altra è entrato in connessione con un flusso del desiderio che minaccia l’ordine sociale. Subito questo interviene per far finire tutto ciò. Si tratta dell’energia libidinale, nel suo processo di deterritorializzazione, non dell’arresto di questo processo” (MD, 60). Lo schizofrenico guattariano è dunque un soggetto lontano dalla dimensione sociale del malato e del pazzo; esso si forma solamente al momento di una «connessione», cioè di un contatto, un urto, una collisione-investimento con un «processo desiderante», individuale o collettivo, nel cui centro propulsore insiste una «energia libidinale»; il soggetto schizofrenico nel suo sganciarsi dai territori di sicurezza e fondazione nel quale è ancorato come soggetto formato, si trasforma e intraprende un percorso di metamorfosi, di de-soggettivazione e allo stesso tempo di neo-soggettivazione, che lo porta ad essere un «tipo» particolare di soggetto: un soggetto open code, nel quale sussistono brandelli precedenti di soggettività - il medico, il borghese, il proletario, il maschio, l’eterosessuale, il bianco, il sano, l’umano - a cui si vanno ad aggiungere - come arricchimento - nuovi estratti di soggettività - l’omosessuale, il femminile, il trans-genere, il malato, il pazzo, l’analista, il sedizioso. Un Oberdada ermafrodito con una coscienza politica. E’ questo soggetto «open code» che deve accelerare il processo di decodificazione della propria forma, della propria comunità e, per finire, della società a cui appartiene come vivente per aprire una nuova via rivoluzionaria che non potrà essere una copia delle rivoluzione del passato, già fallite. Seguiamo ancora Guattari in ciò che afferma nella stessa intervista: “L’analista, come il militante, deve muoversi con il processo e non mettersi al servizio della repressione sociale edipicizzante, dicendo per esempio: «Tutto ciò avviene perché hai una tendenza omosessuale anormale» (così si pretende d’interpretare il delirio del Presidente Schreber). O: «E’ perché in te la pulsione di morte non è fusa con l’Eros». La schizo-analisi si congiunge alla lotta rivoluzionaria in quanto si sforza al contrario di liberare i flussi, di far saltare i catenacci, le assiomatiche del capitalismo, le sovracodificazioni del Super-io, le territorialità primitive ricostruite artificialmente, ecc. Il lavoro dell’analista, del rivoluzionario, dell’artista, si uniscono per il fatto che hanno sempre da far saltare i sistemi che reificano il desiderio, che alienano il soggetto nella gerarchia famigliare e sociale ( sono un uomo, sono una donna, sono figlio, sono fratello ecc.)... Appena si dice «sono qualcosa» il desiderio è già strangolato” (MD, 60). Ecco chi è, secondo Guattari, il soggetto desiderante, lo schizofrenico inteso come agente sovversivo: un’entità accelerata allineata ai processi rivoluzionari ai quali aderisce nello stato metastabile di «deformazione permanente». Non esiste quindi un rivoluzionario ideal-tipico, lo «schizo», ma sempre e solo connessioni individuali e di gruppo in processi schizorivoluzionari. Servono processi rivoluzionari sperimentali, non soggetti rivoluzionari confezionati dall’ideologia. Coerentemente a queste assunzioni, Guattari, si esprime a favore di un “riformismo permanente dell’organizzazione rivoluzionaria. Servono più dei fallimenti ripetuti o dei risultati insignificanti che una passività ebete davanti ai meccanismi di recupero” (MD, 61).
( SEGUE QUI )

mercoledì 28 ottobre 2015

3.7. L’unità nomadica che rifiuta il dispotismo interno - Parte XXVII - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

L’unità nomadica che rifiuta il dispotismo interno

3.7. - Parte XXVII -

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism, 2016)
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Risolti i primi quattro enigmi molecolari, rivolgiamo la nostra analisi al quinto e ultimo quesito molecolare. Formuliamolo in modo diretto: qual’è, in ultima istanza, il problema filosofico e politico urgente che si cela dietro al passaggio «accelerazionista» dell’Anti-Edipo? La prima risposta, la più lineare e pertinente al clima politico dei primi anni ‘70, la troviamo esposta a più riprese nelle opere e negli interventi di Deleuze e Guattari del biennio 1972-1973. Citiamo, in ordine di importanza e per i risvolti interni alla «comunità nietzscheana rivoluzionaria», dall’intervento di Deleuze a Cerisy-la-Salle, Pensiero nomade, nel luglio 1972 (PN-NF, 322): “Il problema rivoluzionario è attualmente quello di trovare un’unità tra le diverse lotte locali senza ricadere nell’organizzazione dispotica e burocratica del partito o dell’apparato di Stato: è il problema di una macchina da guerra che non faccia più riferimento a un apparato di Stato, o di un’unità nomadica in relazione col fuori che non si possa ricondurre all’unità dispotica interna“. Oppure, nell’intervista concessa da Deleuze e Guattari a Vittorio Marchetti per «Tempi moderni» (ID, 300), intitolata Capitalismo e schizofrenia (1972) in cui Deleuze articola il problema nel modo seguente: “Il problema è di sapere in che modo si raggrupperà un certo numero di «macchine» dotate di una possibilità rivoluzionaria. Per esempio, la macchina letteraria, la macchina psicoanalitica, le macchine politiche. O troveranno un punto di congiungimento, come hanno già fatto finora in un certo sistema di adattamento ai regimi capitalistici, o troveranno una unità fracassante in un uso rivoluzionario. Non bisogna porre il problema in termini di primato ma in termini di uso, di utilizzazione “. Lo stesso tema viene argomentato da Guattari nell’intervista a Michel-Antoine Burnier per «Actuel», pubblicata nel 1973 (ID, 339): “Ciò che conta non è l’unificazione autoritaria, ma piuttosto una sorta di dispersione all’infinito: i desideri nelle scuole, nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole materne, nelle prigioni, ecc. Non si tratta di conglobare, di totalizzare, ma di innestare su uno stesso piano basculante. Fino a quando restiamo nell’alternativa tra lo spontaneismo impotente dell’anarchia e la codificazione burocratica e gerarchica di un’organizzazione di partito, non c’è liberazione del desiderio”. Sempre nella stessa intervista, Guattari, esplicita il tema reale dei contrasti riguardanti l’organizzazione rivoluzionaria: “Troviamo ovunque lo stesso trucco: grande dibattito ideologico in assemblea generale, mentre le questioni di organizzazione vengono riservate alle commissioni specializzate. Queste sembrano secondarie, determinate dalle scelte politiche. Mentre invece i problemi reali sono quelli dell’organizzazione, mai esplicitati né razionalizzati, ma che vengono poi proiettati in termini ideologici. E’ qui che sorgono le vere scissioni: il modo di trattare il desiderio e il potere, gli investimenti, gli Edipo di gruppo, i fenomeni di perversione… Poi emergono le opposizioni politiche: l’individuo fa una scelta contro un’altra, perché sul piano dell’organizzazione e del potere ha già deciso l’avversario che odia” (ID, 335). Miserie della politica e non del Politico, si dirà. Non così Deleuze e Guattari, convinti fino in fondo che solo un nuovo tipo di organizzazione può dar vita a un nuovo tipo di politica: “L’organizzazione rivoluzionaria dev’essere quella di una macchina da guerra e non quella di un apparato di stato, quella di un analizzatore di desiderio e non di una sintesi esterna” (ID, 342). Fin qui siamo alle dichiarazioni d'intenti; ma nel caso in cui il lodevole tentativo non riuscisse, oppure la costituzione della macchina da guerra e dell'analizzatore di desiderio assorbisse troppo tempo ed energia, quali sarebbero gli scenari che si proporrebbero? Guattari non ha esitazione: "Da qui un dilemma molto semplice: o si arriva a un nuovo tipo di strutture che conducono finalmente alla fusione tra il desiderio collettivo e l'organizzazione rivoluzionaria; o si continua sulla strada attuale e, di repressione in repressione, si andrà verso un fascismo in confronto al quale Hitler e Mussolini sembreranno dei buffoni" (ID, 342). Di qui l’elezione del fascismo a nemico primo, l’«avversario strategico», dell’opzione etico-politica deleuziano-guattariana, così com’è evidenziato anche da Foucault nella celebre introduzione all’edizione americana dell’Anti-Edipo (1977): “Rendendo un modesto omaggio a San Francesco di Sales, si potrebbe dire che «L’Anti-Edipo» è un’ Introduzione alla vita non-fascista” (IVNF, 9). Per il filosofo di Poitiers, l’opera anedipica di Deleuze e Guattari ha il pregio di “dare la caccia a tutte le forme di fascismo, da quelle colossali, che ci circondano e ci schiacciano, fino alle minute forme che fanno l’amara tirannia delle nostre vite quotidiane”. Le parole di Foucault sono il prodromo dell’analisi delle formazioni nero-brune in versione di fascismo molare e fascismo molecolare che comparirà nel secondo volume di Capitalismo e schizofrenia, Mille piani, nel piano intitolato 1933 Micropolitica e segmentarietà.


martedì 27 ottobre 2015

3.6. Pulsioni e affetti a favore di un’erotica insurrezionale - Parte XXVI - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Pulsioni e affetti a favore di un’erotica insurrezionale

3.6. - Parte XXVI
Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)
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Proseguiamo ora verso il superamento, da parte degli estensori dell’Anti-Edipo, del conformismo marxista e freudiano imperante verso la fine degli anni ‘60 in Francia, e della loro proposizione di una deflagrante opzione erotica insurrezionale. Dal commento di Klossowski a Nietzsche del frammento 10 [145], Deleuze e Guattari traggono interessanti riflessioni, cioè che le pulsioni gregarie sono talmente introiettate a causa delle diverse ondate di regolarizzazione, da essere diventate inconsce, represse dal conformismo imperante, annichilendo in questo modo qualsiasi traccia preesistente di resistenza e diversità. Se si dovessero palesare tali pulsioni anti-gregarie, esse verrebbero respinte dalla società - il gruppo umano, la specie, nel suo complesso - e dall’individuo, inteso come esemplare all’interno della specie. Queste pulsioni antagoniste, qualora si affermassero nonostante la repressione subita dal sociale, significherebbero un nuovo «sì alla vita»; la poderosa azione di risveglio implica un’uscita immediata dalla catatonia indotta dalla legge economica di omogeneizzazione. E’ dunque lo stato pulsionale a determinare nel singolo, per Nietzsche riletto da Klossowski, la riscoperta anacronistica di una condizione esistenziale primordiale. Questa rottura tra realtà differenziate, lo stato pulsionale come eccezione del singolo e la dimensione gregaria della forma sociale della civiltà europea delle economie di mercato, si riverbera a livello istituzionale, cioè sull’organizzazione relazionale che funge da snodo e interfaccia tra potere e singolarità. E’ l’emozione che risulta dal cozzare tra questi due disallineamenti di realtà discordanti, la realtà disattualizzata del singolo rispetto alla realtà gregaria, che influenza la condotta, costringe all’azione e provoca gli avvenimenti e il loro corso deviato. Ed è questo il punto in cui Klossowski e Nietzsche s’intersecano nuovamente con Deleuze e Guattari, alla ricerca di un grimaldello per rompere il concetto di «fantasma edipico di gruppo» elaborato dallo psicanalista viennese per riverberare sull’intero corpo sociale il «fantasma edipico famigliare», altrimenti detto «individuale». Scrivono infatti i due autori: “Klossowski ha ben mostrato a questo proposito il rapporto inverso che rompe il fantasma in due direzioni, a seconda che la legge economica stabilisca la perversione negli «scambi psichici» - le pulsioni di Nietzsche e Klossowski - o che gli scambi psichici al contrario promuovano una sovversione della legge: «Anacronistico, in relazione al livello istituzionale della gregarietà, lo stato singolare può secondo la sua intensità più o meno forte effettuare una disattualizzazione dell’istituzione stessa e denunciarla a sua volta come anacronistica»” (AE, 68). Come si vede, Deleuze e Guattari citano direttamente il passo di Klossowski dal suo libro del 1969, Nietzsche e il circolo vizioso, definendo il senso della cardinalità tra istanze rivoluzionarie, istituzioni, società gregaria, legge economica e pulsioni erotiche delle singolarità: o le pulsioni-intensità provocano la sovversione della legge economica, o all’inverso è la legge economica che perverte le pulsioni e le intensità. Facciamo tesoro di questa divaricazione e impieghiamo il dualismo contrastato nel passaggio accelerazionista dell’Anti-Edipo: o il capitalismo dei flussi perverte il singolo salariato e cattura il capitalista - “gli economisti capitalistici non hanno torto nel presentare l’economia come se dovesse perennemente venir «monetizzata», come se bisognasse insufflarvi sempre dall’esterno della moneta secondo un’offerta e una domanda. Proprio così il sistema regge e funziona, e attua perpetuamente la propria immanenza. Proprio così è l’oggetto globale d’un investimento di desiderio. Desiderio del salariato, desiderio del capitalista, tutto pulsa dello stesso desiderio” (AE, 271) - e ciò avviene attraverso lo strumento della moneta come fiotto di liquidità-desiderio a getto continuo, rendendo entrambi gregari, il capitalista e il salariato, dalla connessione alla produzione, e alla sua rappresentazione affettiva, promossa dalla società di mercato - ormai il profitto scorrerà a fianco del salario, tutti e due fianco a fianco” (AE, 271); oppure lo stato pulsionale prodotto dai soggetti rivoluzionari - la comunità di molteplicità non regolarizzate - sovvertirà i codici della società dominata dall’istanza operosa della moneta livellatrice inserita nel cuore dell’economia universale governata dal desiderio.

lunedì 26 ottobre 2015

3.5. Il simulacro che rovescia contemporaneamente sia la copia che il modello - Parte XXV - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Il simulacro che rovescia contemporaneamente sia la copia che il modello

3.5. - Parte XXV
Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)
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E’ a questo punto della discussione che interviene Deleuze, a chiudere e delimitare il campo analitico e speculativo legandolo alla più bruciante attualità: la giustizia popolare. Come è noto, il tema scottante dei «tribunali del popolo» era dibattuto all’interno del movimento rivoluzionario sin dal disastro minerario di Lens del 4 febbraio 1970: le posizioni erano quanto mai marcate. Sartre e i maoisti della Gauche Prolétarienne erano favorevoli ai tribunali rivoluzionari, il GIP di Foucault e Deleuze e tutta l’area della rizosfera nietzscheana auto-organizzata erano contrari a qualsiasi contro-potere che ricalcasse gli stilemi sovietici e cinesi. Deleuze riassume a Cerisy-la-Salle le posizioni in essere, ricollegandosi al concetto espresso da Derrida riguardo la «doppia parodia»: “Alcuni hanno detto a grandi linee: la giustizia popolare consiste nel fare bene ciò che la giustizia borghese fa male; si istituisce dunque un tribunale parallelo, si giudica la stessa faccenda; è un tipo di parodia che può essere definita come la copia di un’istituzione esistente, con giurati, accusatori, avvocati, testimoni, ma che pretende di essere migliore e più giusta, più rigorosa del modello. Altri invece hanno posto il problema in modo completamente diverso, dicendo che la giustizia popolare, posto che esista, non procederà certamente attraverso il tribunale, poiché non sarà una copia che pretende di essere migliore del modello; essa sarà una parodia differente, che pretenderà di rovesciare, allo stesso tempo, sia la copia sia il modello, dunque una giustizia che non ha più a che fare con il tribunale. La parodia efficace, in senso nietzscheano o nel senso di Klossowski, non pretende di essere la copia di un modello, ma nel suo atto parodistico rovescia allo stesso tempo sia il modello che la copia. (...) E’ questo, mi pare, il criterio della parodia efficace in senso nietzscheano” (CV, 70).

Questo esempio di pragmatismo a fronte di un problema contingente è paradigmatico della «prospettiva» nietzscheana espressa nel frammento I forti dell’avvenire, delle potenzialità rivoluzionarie ivi insite (una quarta via rivoluzionaria, di cui il GIP di Foucault è certamente il progetto antesignano, rispetto al socialismo ufficiale, al comunismo maoista extra parlamentare, all’anarchismo) e dell’innovazione offerta dalle posizioni politiche espresse dalla linea Deleuze, Foucault, Klossowski, Nietzsche. Come si vede, la contrapposizione tra le due posizioni rivoluzionarie francesi non è contraddistinta, da parte della rizosfera nietzscheana, da modalità ideologiche, settarie, antagoniste; viceversa, è il dialogo a venire offerto a più riprese, pur nella comune contrapposizione frontale all’ordine politico vigente. La decisione della rizosfera è di stare «dentro» al movimento rivoluzionario in modo «aperto», anche se si criticano le principali organizzazioni e le principali teorie totalizzanti. Uno degli obiettivi della rizosfera è quello di evitare la deriva violenta, militare, autoritaria del movimento che sfocerà a breve, e solo in parte, nella lotta armata. Vogliamo qui ricordare che la posizione politica della rizosfera è condivisa anche da Guattari, su posizioni più vicine a un comunismo libertario anziché nietzscheano, nonché acerrimo antagonista di Serge e della GP, come si evincerà dalle pagine postume di Anti-Oedipus Papers; la crisi della GP e del maoismo francese diventerà nell’anno successivo, il 1973, irreversibile e porterà allo scioglimento del partito maoista francese e allo sbandamento definitivo dell’opzione comunista pro-cinese, nata in terra francese in funzione anti-sovietica. E’ probabile che i nodi legati allo scioglimento della GP siano tutti interni all’organizzazione maoista, ma a noi piace pensare che un ruolo positivo, anti-ideologizzante, oppositore della violenza terrorista, sia stato effettivamente svolto dalla ristretta comunità filosofica militante guidata da Deleuze e Foucault: che questo ruolo benefico, pur nella sua «rara violenza» anti-sistema, sia stato marcato, innanzitutto, dall’Anti-Edipo e, in particolare, dal cuore rivoluzionario accelerazionista presente nel cruciale passaggio de La macchina capitalistica civilizzata.