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mercoledì 17 giugno 2015

Archeologia, neo materialismo e teoria delle minoranze - Parte XVII di «Per una teoria delle minoranze» - (tratto da Archeologia delle minoranze: Intervista con Franco Motta - uscita prevista Settembre 2015)

Archeologia, neo materialismo e teoria delle minoranze


di Obsolete Capitalism

Elogio delle minoranze non è la cronistoria delle sconfitte degli italiani 'minoritari', e nemmeno un triste elenco delle occasioni mancate dalle minoranze attive, bensì una riflessione politica, storica e sociologica sul ruolo, lo scopo e l'eredità delle minoranze lungo un arco temporale di quattro secoli. Cerchiamo, allora, di cogliere i caratteri specifici del testo di Motta e Panarari, come chiusa finale della presente introduzione, secondo le indicazioni emerse nelle pagine precedenti.
 Il primo aspetto caratterizzante è la denuncia diretta rivolta alla classe dirigente dominante: essa è essenzialmente il principale ostacolo verso quella omologazione qualitativa occidentale che molti frutti positivi - e qualcuno negativo, certamente - ha fornito alle nazioni europee nel corso dell'ultimo secolo. 
Il secondo aspetto è la polemica rivolta ad una specifica gerarchia stratificata del nostro paese, gli operatori della conoscenza e della informazione, per sfidarli a prendere coscienza dell'inamovibilità e dell'inadeguatezza delle gerarchie italiane contemporanee, filiazione diretta della struttura seriale delle élite dominanti. 
Il terzo aspetto è il limite epistemologico che il "reticolo archeologico" utilizzato dagli autori implica, ovvero l'impossibilità di una ricostruzione storica 'progressiva' del passato, causata dalle discontinuità e dalle faglie irregolari che si riscontrano nei periodi storici presi in esame. 
Il quarto aspetto è l'esplorazione qualitativa storica messa in campo da Motta e Panarari - e qui sta, forse, il lascito migliore dell'opera - nella difficoltosa azione di drenaggio e riemersione delle culture 'sommerse' delle minoranze. Il loro sforzo è stato diretto a rendere di nuovo accessibile quel reticolo archeologico prima richiamato, sepolto a grandi profondità da 'gerarchie' del tutto consapevoli di chi, come e perché seppellire nelle fosse limacciose del tempo.
Ultimo aspetto positivo di Elogio delle minoranze - il più interessante ai nostri fini di una nuova teoria delle minoranze - è l'escavazione quale atto intellettuale consapevole, a cui poter assegnare il termine di archeologia storica. Una proto-scienza ancora tutta da pensare nei suoi tratti fondativi, ma per la quale è indispensabile, come prosa iniziale, trattenere e mettere a frutto alcune intuizioni presenti in questo libro. 
Canguilhem (Morte dell'uomo o estinzione del cogito, 1967) definisce l'archeologia come la condizione di una storia differente "entro la quale viene mantenuto il concetto di evento, ma ove gli eventi colpiscono i concetti e non gli uomini". Grazie all'archeologia si verrebbe a delineare una nuova episteme, attenta a soglie, rotture, discontinuità e complessità, da ricercare non solo nell'ambito 'testuale', ancora troppo legato alla sola cultura, ma parimenti in altre discipline, come le scienze naturali e le scienze cibernetiche. Per essere efficace, tale archeologia deve partecipare alla sperimentazione speculativa del nuovo materialismo di Deleuze, Guattari e De Landa; materialismo rifondato su basi affatto divergenti rispetto al materialismo lineare e 'industrialista' del XIX secolo. Tolto dal luogo del 'conflitto' per eccellenza, l'impresa e l'ambiente di produzione, il neo-materialismo può proiettarsi in dimensioni non-antropocentriche e in tempi non-lineari, diventando una punta avanzata di creazione del nuovo.

E' giunto il momento, per la nuova generazione di intellettuali a cui appartengono Franco Motta e Massimiliano Panarari, di acquisire quell'originalità obiettiva e quell'abilità soggettiva necessarie per applicare nuovi linguaggi alle scienze sociali e rendere, ancora una volta, la storia, una sfida grintosa, e il pensiero, un atto rischioso. 


( Fine dell'Introduzione «Per una teoria delle minoranze» )



(tratto dall'e.book Archeologia delle minoranze. Intervista con Franco Motta su "Elogio delle minoranze" - in uscita a Settembre 2015)


picblog: Ryoichi Kurokawa - Syn_2014 (fragment)

venerdì 13 febbraio 2015

La via di fuga. Storia di Renzo Fubini di Federico Fubini con l’autore dialoga Massimiliano Panarari @ I teatri / Reggio Emilia, 15 febbraio 2015


La via di fuga.
Storia di Renzo Fubini
di Federico Fubini
con l’autore dialoga Massimiliano Panarari

Chi sono i personaggi ritratti in quella foto di famiglia ingiallita che li immortala nella notte di fine anno del 1929, tutti in posa e gerarchicamente collocati intorno a una trisavola e al bisnonno Riccardo Fubini? Parte dalla curiosità suscitata da quell'immagine la lunga ricerca dell'autore sulle vicende che hanno coinvolto i suoi parenti e in particolare il prozio Renzo Fubini, allora venticinquenne, durante gli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Renzo, laureato "cum laude" in economia con Luigi Einaudi, grazie a una borsa di studio della Rockefeller Foundation è appena stato a Londra e a New York, dove si è ritrovato catapultato in pieno nel crash di Wall Street e nella grande depressione degli anni Trenta. Due eventi che Renzo guarda e commenta non solo da economista. Gli interessa scoprire come reagiscono le persone di fronte al crollo del loro mondo. Se lo chiede anche Federico Fubini, suo pronipote, davanti alla crisi attuale che ha gettato la Grecia nel caos risvegliando i germi di un fascismo latente, e che morde l'Occidente e l'Italia in particolare. Si reagisce con tre possibili scelte, sosterrà nel 1970 l'economista Albert Hirschman, ex allievo di Renzo all'università di Trieste: "exit", "voice", "loyalty", defezione, protesta o lealtà al sistema in declino.

F. Fubini, La via di fuga, Mondadori, 2014

Federico Fubini
(Firenze, 1966), inviato speciale di Repubblica, si occupa soprattutto di economia internazionale. Ha pubblicato il libro di reportage Destini di frontiera. Da Vladivostok a Khartoum, un viaggio in nove storie (Laterza 2010) e Noi siamo la rivoluzione (Mondadori 2012).

Massimiliano Panarari
Insegna Comunicazione politica e Linguaggi del giornalismo all'Università di Modena e Reggio Emilia e collabora con l'Università Luigi Bocconi di Milano e la School of Government dell'Università Luiss Guido Carli di Roma. Si occupa di mass media e popular culture ed è consulente di comunicazione politica e pubblica. È commentatore dei quotidiani La Stampa, Il Piccolo, Europa e Giornale di Brescia. È autore del libro L'egemonia sottoculturale (Einaudi, 2010) e coautore (con F. Motta) del libro Elogio delle minoranze. Le occasioni mancate dell'Italia (Marsilio, 2012).




  • Chi sono i personaggi ritratti in quella foto di famiglia ingiallita che li immortala nella notte di fine anno del 1929, tutti in posa e gerarchicamente collocati intorno a una trisavola e al bisnonno Riccardo Fubini? Parte dalla curiosità suscitata da quell'immagine la lunga ricerca dell'autore sulle vicende che hanno coinvolto i suoi parenti e in particolare il prozio Renzo Fubini, allora venticinquenne, durante gli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Renzo, laureato cum laude in economia con Luigi Einaudi, grazie a una borsa di studio della Rockefeller Foundation è appena stato a Londra e a New York, dove si è ritrovato catapultato in pieno nel crash di Wall Street e nella grande depressione degli anni Trenta. Due eventi che Renzo guarda e commenta non solo da economista. Gli interessa scoprire come reagiscono le persone di fronte al crollo del loro mondo. Se lo chiede anche Federico Fubini, suo pronipote, davanti alla crisi attuale che ha gettato la Grecia nel caos risvegliando i germi di un fascismo latente, e che morde l'Occidente e l'Italia in particolare. Si reagisce con tre possibili scelte, sosterrà nel 1970 l'economista Albert Hirschman, ex allievo di Renzo all'università di Trieste: exit, voice, loyalty, defezione, protesta o lealtà al sistema in declino. Come hanno dunque risposto i protagonisti di questa storia sfaccettata, che rimbalza di continuo fra gli anni bui delle persecuzioni razziali e della guerra, e quelli di oggi nella Grecia di Alba Dorata o la Catanzaro del mercato dei voti comprati? Renzo, rendendosi conto di rischiare la vita, cercherà di espatriare chiedendo l'appoggio di Einaudi per un incarico all'estero. Altri, in Grecia o a Catanzaro, faranno scelte simili o diverse. Ma sotto la lente di ingrandimento dell'autore un'altra opzione sembra farsi strada, a ben vedere molto più allarmante: «Oggi, certo, viviamo in un mondo fondamentalmente diverso. Eppure le persone che avevo visto in Grecia o a Catanzaro ... mi fecero sospettare che Hirschman si sbagliava. Non c'erano solo la defezione, la protesta o la lealtà. C'era anche una quarta strada aperta di fronte al declino del proprio paese o del proprio sistema: il rifiuto della realtà».