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domenica 11 ottobre 2015

2.2. Il crepuscolo del Nietzsche impolitico - Parte X - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Il crepuscolo del Nietzsche impolitico


2.2. - Parte X

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)
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Com’è noto, Deleuze ha pubblicato due monografie su Nietzsche: la prima, nel 1962, intitolata Nietzsche e la filosofia, la seconda, nel 1965, dal semplice titolo Nietzsche. La prima opera su Nietzsche (1962) inaugura il decennio d’oro del «ritorno a Nietzsche», culminato appunto con l’Anti-Edipo (1972) e il convegno di Cerisy-la-Salle del luglio 1972 «Nietzsche aujourd’hui?». In Nietzsche e la filosofia, l’opera più sistematica messa in cantiere da Deleuze riguardante la filosofia di Nietzsche, il filosofo parigino adotta la prospettiva dell’ultima fase del pensiero di Nietzsche, dalla rivelazione dell’«eterno ritorno» fino all’abisso della follia; ma già nel 1962 diviene decisiva nel «corpo centrale» del libro l’analisi del testo «incriminato», La volontà di potenza, e dei testi suoi coevi, Al di là del bene e del male e Genealogia della morale: si tratta dei capitoli II, III e IV intitolati rispettivamente Attivo e reattivo, La critica e Dal risentimento alla cattiva coscienza. Nel libro del 1962 non appare però nessun riferimento al celebre frammento accelerazionista di Nietzsche, nonostante la ricchezza d’analisi incentrata su La volontà di potenza, testo nel quale appare con il n. 898, numerazione attribuita proditoriamente dalla sorella di Nietzsche e Peter Gast. Deleuze utilizza per la propria monografia del 1962 l’edizione di La Volonté de Puissance edita nel 1947-1948 da Gallimard in quattro volumi e curata da Geneviève Bianquis. Dalle note del curatore dell’edizione italiana (NF, IX-X), Fabio Polidori, si evince che “si tratta di un’opera in cui i testi postumi di Nietzsche sono stati raccolti tematicamente e ordinati in quattro libri sulla base del volume curato da Friedrich Würzbach, Das Vermächtnis Friedrich Nietzsches (Salzburg-Leipzig, 1940). La Volonté de Puissance citata da Deleuze ripropone quindi un ordine completamente diverso, oltre che una maggiore quantità di testi, rispetto alla seconda e più completa edizione del famoso Der Wille zur Macht apparso nel 1906 a cura della sorella di Nietzsche, Elisabeth” (NF, IX-X). Nel testo del 1965, Nietzsche, nonostante la pletora di testi provenienti dal periodo post-Zarathustra, Deleuze non tematizza di nuovo né «accelerazioni», né forze del futuro, nonostante il frammento accelerazionista del 1887, «I forti dell’avvenire», fosse già presente nell’antologia di Würzbach. Il «tema accelerazionista» presente nell’Anti-Edipo rimane dunque assente, come fosse un corpo non rintracciabile dalle onde radar dei testi deleuziani ante 1972; tale irrintracciabilità permane anche nei testi, o parti d’opera, che riguardano l’asse Deleuze-Klossowski-Nietzsche, in particolare Differenza e ripetizione del 1968 e Logica del senso del 1969. Il frammento accelerazionista diventa però centrale nell’analisi di Pierre Klossowski del 1969, nel suo Nietzsche e il circolo vizioso, testo fondamentale della «Nietzsche Renaissance», dedicato in esergo a Gilles Deleuze e che fonda un risolutivo asse Deleuze-Klossowski sull’occupazione sediziosa del campo d’esteriorità Nietzsche. Dobbiamo soffermarci sul testo klossowskiano perché è qui che nasce il motivo della mancata citazione del frammento nelle note dell’Anti-Edipo. Gilles Deleuze, nell’intervista concessa a Jean-Noël Vuarnet nel febbraio del 1968, afferma che il proprio ruolo nell’edizione francese delle Opere complete di Nietzsche è “molto piccolo”. Prosegue dichiarando che “l’interesse di questa edizione consiste nel pubblicare in ordine cronologico la massa dei frammenti postumi, molti dei quali sono inediti, suddividendoli secondo i libri che Nietzsche stesso ha pubblicato. Così La gaia scienza, tradotta da Klossowski, comprende i frammenti postumi del 1881-1882. Gli autori di questa edizione sono, da una parte Colli e Montinari, che hanno stabilito i testi, e dall’altra i traduttori (lo stile e le tecniche di Nietzsche pongono infatti grossi problemi di traduzione). Il nostro ruolo [riferendosi al secondo «responsabile» dell’edizione, Foucault] è stato solo di mettere insieme queste due parti” (ID, 167).
Il primo volume delle Opere di Nietzsche, pubblicato nel 1967, è dunque tradotto da Pierre Klossowski. Deleuze e Foucault assegnano a Klossowski «traduttore» un altro volume delle Opere complete di Nietzsche, i Fragments posthumes - Autumn 1887 - mars 1888. Tale volume uscirà solo nel 1976, quattro anni più tardi rispetto all’Anti-Edipo. Eppure il frammento «accelerazionista» I forti dell’avvenire è presente già nel testo del 1969, Nietzsche e il circolo vizioso, cosi come nel testo del 1976, i Fragments posthumes. La soluzione è molto semplice: dato che Klossowski era il traduttore francese del testo comparso nell’edizione italiana del 1971, Frammenti postumi 1887-1888, Colli e Montinari fornirono a Klossowski i materiali grezzi, ancor prima della progressiva numerazione che contraddistinse le edizioni da loro curate; per cui Klossowski già dal 1967/1968 era in possesso del materiale postumo di Nietzsche a lui assegnato. Da questo materiale grezzo ricavò i testi che compongono il suo Nietzsche e il circolo vizioso, rifiutandosi in tal modo di utilizzare i materiali postumi nietzscheani appartenenti a edizioni precedenti, con numerazioni fuorvianti e indicazioni superate dagli eventi. Troviamo traccia di quanto affermiamo nella nuova edizione Adelphi (2013) dell’opera di Klossowski: “Nietzsche et le cercle vicieux, apparso nel 1969, non forniva indicazioni sulla datazione e sulla collocazione delle citazioni nietzscheane (per lo più dai frammenti postumi). Klossowski, in qualità di collaboratore dell’edizione francese delle Œuvres philosophiques complètes di Nietzsche (Gallimard, Paris, 1967-) aveva potuto disporre, in parte, del testo dei frammenti stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari” (NCV [ II ], 353). Come abbiamo dimostrato nel saggio precedente, Deleuze e Guattari hanno utilizzato la frase «accelerare il processo», e tratto il senso del passo finale che qui indaghiamo, dal frammento 9 [153] di Nietzsche, desumendolo correttamente dal libro di Klossowski. Trattandosi di una citazione da un testo nietzscheano privo di indicazioni sulla datazione e sulla collocazione, i due autori hanno preferito lasciare senza indicazioni il passo, non potendo sapere quale numerazione il frammento avrebbe avuto e in quale preciso volume delle edizioni Gallimard sarebbe apparso. Teniamo presente il fatto che Deleuze stesso era coinvolto in prima persona, in quanto collaboratore iniziale dell’edizione francese di Gallimard delle Opere complete di Nietzsche e, nello specifico, responsabile con Maurice de Gandillac del volume dei frammenti postumi 1887-1888 (Gallimard, 1976); sarebbe stato controproducente per lui indicare edizioni e numerazioni arbitrarie.

sabato 10 ottobre 2015

2.1. Sulle note mancanti - 2* Capitolo - Parte IX - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Sulle note mancanti 


2.1. - Parte IX -

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski»
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Nell’unico testo scritto insieme nel corso della loro vita, Introduzione generale alle Opere filosofiche complete di F. Nietzsche del 1967, Deleuze e Foucault espongono in modo magistrale i motivi per cui l’edizione critica di Colli e Montinari delle Opere Complete di Nietzsche è decisiva. Il breve saggio di Deleuze e Foucault è un fuori testo introduttivo alla prima opera con cui l’editore Gallimard inaugura nel 1967 l’edizione critica stabilita da Colli e Montinari: si tratta della celebre traduzione di Pierre Klossowski della Gaia Scienza corroborata dai Frammenti postumi (1881-1882). Siamo nel pieno del «ritorno a Nietzsche» degli anni ‘60 ma, nonostante il rinnovato interesse, il problema di fondo degli studi su Nietzsche rimane il Nachlass da tempo identificato”, secondo Deleuze e Foucault, “con il progetto di un libro che si sarebbe chiamato La volontà di potenza. Fino al momento in cui non è stato possibile, da parte dei ricercatori più seri, accedere all’insieme dei manoscritti di Nietzsche, sapevamo solo vagamente che La volontà di potenza non esisteva in quanto tale, che non era un libro di Nietzsche, ma che era frutto di un taglio arbitrario operato nel lascito postumo in cui si mischiavano annotazioni di tempi e origini disparate” (NLM, 27-8). Se il libro «fittizio» si presentava come il problema più ingombrante da risolvere, rimaneva comunque da stabilire un criterio rigoroso e scientifico che permettesse di stabilire una volta per tutte come ordinare l’enorme mole degli scritti postumi, dato che “l’insieme dei quaderni manoscritti rappresenta almeno il triplo dell’opera pubblicata da Nietzsche in vita. I frammenti postumi già editi sono molto meno numerosi di quelli che attendono ancora la stampa” (NLM, 28). L’équipe di ricercatori capitanata da Montinari che aveva il compito di «setacciare» gli archivi di Weimar stabilì con Colli e l’editore italiano Adelphi di «pubblicare l’insieme dei quaderni in base all’ordine cronologico» con cui furono redatti da Nietzsche, e «in base ai periodi corrispondenti ai libri pubblicati da Nietzsche». Cosa comportava ciò agli occhi di Deleuze e Foucault fu subito chiaro: “Su tre punti essenziali la nostra lettura di Nietzsche ne è stata profondamente modificata. E’ possibile cogliere le deformazioni dovute a Elisabeth Nietzsche ed a Peter Gast, è possibile rilevare gli errori di data, gli sbagli di lettura del testo, le numerose omissioni che concernevano sino ad oggi le edizioni del Nachlass. Infine, e soprattutto, è possibile venire a conoscenza della massa degli inediti” (NLM, 30). L’attesa era dunque palpabile in quel periodo degli anni ‘60: era finalmente possibile acquisire un’idea più completa di come Nietzsche elaborasse nella propria «officina mentale» i concetti, trasformandoli, arricchendoli e deformandoli più volte. Ancora più preziosa, però, era la suggestione di poter scoprire i «molteplici significati» celati all’interno della massa degli inediti. Questa premessa riguardante la pubblicazione delle Opere complete di Nietzsche, con la «convocazione» dei curatori dell’edizione francese, Deleuze e Foucault, è necessaria per spiegare l’arcano minore riguardante la mancanza delle note a piè di pagine nel passaggio della Macchina capitalistica civilizzata che stiamo esaminando. Non si tratta assolutamente di una mancanza di attenzione da parte di Deleuze e Guattari, né di una negligenza dell’editore, né di una volontà di mantenere enigmatico tutto il senso del paragrafo, né di una questione di pudore citazionista in merito ad un autore «maledetto» e poco raccomandabile in quanto «reazionario». Come descritto nel nostro saggio precedente, I forti dell’avvenire. Il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell’Anti-Edipo di Guattari e Deleuze, il frammento citato nel passaggio finale de La macchina capitalistica civilizzata - il locus classicus dell’accelerazionismo - è numerato 9 [ 153 ] nell’edizione critica stabilita da Colli e Montinari. Da questo preciso punto parte si espande la nostra ricerca.

sabato 1 agosto 2015

Friedrich Nietzsche - Frammenti postumi 1887-1888 - Adelphi, 1971

Friedrich Nietzsche

Frammenti postumi 1887-1888


Traduzione di Sossio Giametta
Opere di Friedrich Nietzsche
1971, 3ª ediz., pp. XII-491  - Read more @ Adelphi

isbn: 9788845900242
Temi: FilosofiaAforismi e frammenti

Il presente volume delle «Opere» di Nietzsche offre una quantità di sorprese: innanzitutto vi si troveranno numerosi e preziosi frammenti assolutamente inediti; inoltre, qui viene presentato per la prima volta, nell’ordine in cui compare nei manoscritti di Nietzsche, tutto quel materiale di pensieri che finora conoscevamo manipolati, mutilati, smembrati nell’edizione, curata dalla sorella di Nietzsche, dell’opera postuma La volontà di potenza. Rinunciando all’indifendibile pretesa di sostituirsi a Nietzsche nell’ordinare un materiale ancora fluido, Colli e Montinari hanno scelto l’unica soluzione che poteva trarre dall’impasse in cui erano finiti tutti i precedenti editori di Nietzsche, prendendo il partito di pubblicare, nell’ordine in cui si presentano nei quaderni, e dopo un’accuratissima decifrazione, tutti gli appunti di Nietzsche dell’autunno-inverno 1887-1888, vasta massa di pensieri che comprende, fra l’altro, i 372 frammenti che Nietzsche stesso aveva raccolto sotto il titolo La volontà di potenza. È così finalmente possibile considerare in una prospettiva non distorta la penultima fase del pensiero di Nietzsche, quella dell’attacco frontale ai problemi della metafisica, che Nietzsche sembra voler scalzare dalla loro antica base, in uno sforzo estremo che si accompagna in lui a un violento ripiegamento su se stesso: «Non bado più ai lettori: come potrei scrivere per lettori?... Ma annoto me stesso, per me». Nel corso di questo appassionato annotarsi, Nietzsche raggiunge formulazioni decisive, così che in questi scritti troviamo forse il punto di massima tensione speculativa della sua opera. Mai come in questa fase, per esempio, è radicale la critica del soggetto e l’elaborata distruzione delle categorie fondamentali del pensiero occidentale. Qui, come mai prima e come mai dopo, sentiamo tremare l’intera gabbia di concetti che rinchiude da secoli la vita.