Visualizzazione post con etichetta Obama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Obama. Mostra tutti i post

giovedì 10 ottobre 2013

THE PRESIDENT AND THE PIPELINE (Illustration by Paul Rogers) @ The New Yorker


After meeting with Obama, one activist felt challenged to make the case “why this pipeline is not in our country’s best interest.” Illustration by Paul Rogers. Read more

lunedì 30 settembre 2013

FOOD-O-BAMA @ THE GUARDIAN


This portrait of President Obama is made out of breakfast cereal. The artists, Hank Willis Thomas and Ryan Alexiev, say this mosaic represents what a healthy, balanced democracy should consist of.

martedì 18 giugno 2013

Stefano Rodotà - Le porte aperte al Grande Fratello @ Repubblica, 13 giugno 2013 (# Yes We Scan series)


Stefano Rodotà - Le porte aperte al Grande Fratello 
@ Repubblica, 13 giugno 2013 (Read more)

Si può e si deve essere indignati e scandalizzati dalla notizia di una rete elettronica di sorveglianza con la quale gli Stati Uniti hanno avvolto il mondo. Ma non ci si può dire sorpresi. Da anni, infatti, si assiste ad una convergenza tra sottovalutazione della privacy, crescita degli strumenti elettronici di controllo, enfasi posta sulla lotta al terrorismo ed alla criminalità. E non sono mancate le informazioni che mostravano come soggetti pubblici e privati avessero adottato, con diversi gradi di intensità, la logica secondo la quale la semplice esistenza di tecnologie sempre più penetranti e pervasive legittimava il ricorso ad esse in qualsiasi situazione.

Si stava abbattendo sull'intero pianeta quello che, già nel 2008, un gruppo di ricerca dell'Unione europea definiva un "digital tsunami", destinato a travolgere gli strumenti giuridici che garantiscono non solo l'identità, ma la stessa libertà delle persone, aprendo la strada a una radicale trasformazione delle nostre organizzazioni sociali, che vuol far diventare la sicurezza l'unico criterio di riferimento. Soggetti pubblici e privati si sono impadroniti di questa nuova opportunità, mentre rimanevano deboli o inesistenti le reazioni politiche.

E venivano dileggiati o trascurati gli allarmi delle associazioni dei diritti civili e del "popolo della rete". Sempre nel 2008, il rapporto di una di queste associazioni, Statewatch, criticava duramente l'abbandono del principio secondo il quale le raccolte private di informazioni sulle persone devono essere garantite contro l'accesso generalizzato da parte dello Stato a favore dell'opposto principio, che legittima l'accesso a qualsiasi dato personale con l'argomento, appunto, della sicurezza.

Questo scivolamento verso forme di democrazia "protetta" è ormai davanti ai nostri occhi, ed è stato descritto con i dettagli che ormai conosciamo bene e che mettono in evidenza come i tabulati telefonici, gli accessi a Internet, l'uso delle carte di credito, il passaggio quotidiano davanti a telecamere di sorveglianza, e via elencando, compongano un paesaggio all'interno del quale si muove una persona che lascia continue tracce, implacabilmente seguite, che consentono un ininterrotto "data mining", una possibilità di sottoporre ogni individuo ad una sorveglianza continua attingendo all'universo sterminato delle banche dati come ad una miniera a cielo aperto. Non più la "folla solitaria" delle metropoli, dove la persona poteva scomparire, ma persone "nude", spogliate d'intimità e di diritti.

Questo è il mondo nuovo che descrive il "Datagate". Un mondo pazientemente costruito anche con iniziative costituzionali, che negli Stati Uniti sono state definite con nomi come Patriot Act e, oggi, Prism. Iniziative che hanno una lunga storia e che, in altri momenti, si è cercato di contrastare. Vorrei ricordare che, proprio all'indomani dell'11 settembre, il Gruppo dei garanti europei per la privacy, per iniziativa dell'Italia, sollevò con molta forza il problema e ingaggiò un vero braccio di ferro con l'amministrazione americana che, per la prima volta nella sua storia, si dotava di un ministero dell'Interno, il Department of Homeland Security. I termini del conflitto furono subito chiarissimi. Si partiva dai dati dei passeggeri delle linee aeree, di cui si voleva conoscere ogni minuto dettaglio, dal modo in cui era stato acquistato il biglietto alla eventuale dichiarazione di abitudini alimentari. 

Non si dava nessuna vera garanzia sul modo in cui quei dati sarebbero stati utilizzati e sulle concrete possibilità di ricorso a un giudice nel caso di violazioni. Compariva con chiarezza la cancellazione tra dati raccolti da soggetti pubblici o da soggetti privati, e si creava un gigantesco conglomerato all'interno del quale le varie agenzie per la sicurezza avrebbero potuto muoversi liberamente. La questione assumeva una rilevantissima importanza politica, perché implicava la capacità dell'Unione europea di difendere efficacemente il diritto d'ogni persona alla protezione dei dati personali, la cui rilevanza e autonomia erano state appena riconosciute dalla Carta dei diritti fondamentali del 2000. 

Emerse allora una sorta di schizofrenia istituzionale, con un'alleanza tra Parlamento europeo e Gruppo dei garanti, mentre la Commissione finiva troppo spesso per comportarsi più come portavoce che come controparte delle pretese degli Stati Uniti. Ci accorgiamo oggi del fatto che, in quel conflitto, erano presenti tutti gli elementi che oggi ritroviamo nel Prism. Mancanza di tutele effettive (la corte di garanzia agisce in segreto), accesso all'enorme serbatoio offerto da soggetti privati come Google o Facebook, nessun rispetto dei diritti dei cittadini degli altri paesi, ai quali si negano i diritti esercitabili da quelli americani. Allora si riuscì ad ottenere qualche risultato non trascurabile. Ma oggi? Che cosa si intende fare di fronte a una situazione assai più grave di quelle del passato?

La Commissione europea, dopo essere stata reticente di fronte alle interrogazioni dei parlamentari che chiedevano informazioni perché già circolavano notizie sulla rete americana di sorveglianza, non ha reagito con l'immediatezza e la decisione che sarebbero state necessarie, confermando una sorta di subalternità di fronte agli Stati Uniti, evidente in molti casi degli anni passati in cui assai debole è stata la sua difesa della privacy. Dal Parlamento si dovrebbe attendere una reazione non ispirata alle reticenze con le quali, all'inizio del 2000, venne affrontato il caso allarmante della rete di sorveglianza più nota all'epoca, Echelon. E gli Stati europei? Un segnale sembra venire solo dalla Germania. Inquieta la passività degli altri, prigionieri tutti della logica di una sicurezza insofferente d'ogni limite, tanto che più d'un paese europeo si esercita anch'esso in spericolate iniziative di sorveglianza. Il Governo italiano rimarrà parte di questo coro silenzioso?

Bisogna ripetere che, di fronte a vicende come questa, la parola privacy è inadeguata o, meglio, deve essere sempre più intesa come un riferimento che dà fondamento concreto a questioni ineludibili di libertà e democrazia. L'erosione della privacy, la sua negazione come diritto e come regola sociale, non avviene soltanto all'insegna della sicurezza, ma anche di una pressione economica di tutte quelle imprese che vogliono considerare i dati personali come proprietà loro, come una tra le tante risorse liberamente disponibili. Espropriata dei suoi dati, la persona si fa merce tra le altre. Libertà e democrazia, dunque, rischiano d'essere schiacciate nella tenaglia di sicurezza e mercato.

Terra di diritti, regione del mondo dove più alta è la tutela comune della privacy, proprio in questo momento l'Europa deve essere consapevole di avere la responsabilità di poter essere un attore decisivo in questa grande partita politica. Nel momento drammatico del conflitto seguito all'11 settembre, nel febbraio del 2002, la più grande organizzazione americana per la tutela dei diritti civili, l'American Civil Liberties Union, pubblicò un documento con il quale invitava l'amministrazione americana ad abbandonare la pretesa di imporre all'Europa le proprie regole, facendo propri, invece, i principi di libertà che in quel momento gli europei difendevano. Oggi dovremmo avere memoria di quelle parole, creando le condizioni perché possano ancora essere pronunciate.

(13 giugno 2013)

martedì 5 febbraio 2013

Obama denuncia Standard & Poor's La Casa Bianca fa causa all'agenzia di rating Sotto accusa per i mutui subprime:«Sopravvalutati» @ Corriere della Sera, 5 febbraio 2013



Obama denuncia Standard & Poor's

La Casa Bianca fa causa all'agenzia di rating
Sotto accusa per i mutui subprime:«Sopravvalutati»

@ Corriere della Sera, 5 febbraio 2013 (Redazionale)


Potrebbe costare cara, almeno 5 miliardi di dollari, la causa che l'amministrazione Obama sta per presentare contro Standard & Poor's. Il colosso del rating è accusato di aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, contribuendo in maniera determinante a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008.
LA COMMISSIONE - Negli Stati Uniti l'esplosione della crisi ha provocato reazioni molto polemiche e persino un'inchiesta federale. È stata istituita una commissione d'inchiesta, la Financial Crisis Inquiry Commission. Le responsabilità delle agenzie di rating, non solo S&P ma anche Moody's e Fitch, sono state individuate subito. Ma per il momento la Casa Bianca ha deciso di agire civilmente soltanto contro Standard&Poor's. Un'iniziativa senza precedenti.
IL DOSSIER - La denuncia è contenuta in un corposo dossier che a giorni verrà presentato in tribunale. Obama, che ha parlato con i giornalisti alla Casa Bianca, non ha fatto cenno a Standard&Poor's. Ma si è soffermato su un'altra delle sfide enormi che la Casa Bianca si trova ad affrontare: la riduzione del deficit evitando tagli indiscriminati alla spesa pubblica. Tagli che finirebbero inevitabilmente per penalizzare molti servizi e per rallentare la già timida ripresa dell'economia. La prossima scadenza è il primo marzo, quando senza un piano del Congresso scatteranno automaticamente 85 miliardi di tagli alla spesa. Insomma, torna l'incubo 'fiscal cliff', anche se il clima in Congresso appare cambiato.
LA REPLICA DI S&P - Non si fa attendere la risposta dell'agenzia di rating. «Sostenere che noi abbiamo deliberatamente tenuto alti i rating quando sapevamo che dovevano essere più bassi è semplicemente falso», si legge in una nota. S&P rivendica di aver «sempre guardato all'interesse degli investitori e di tutti i partecipanti al mercato fornendo indicazioni indipendenti basate sulle informazioni disponibili». In ogni circostanza, «i nostri rating hanno riflettuto il nostro migliore giudizio possibile» sui titoli in questione». L'agenzia, quindi, fa riferimento all'improvvisa accelerazione della crisi finanziaria: «Sfortunatamente S&P, come tutti gli altri, non ha previsto la velocità e la forza della crisi in arrivo e come e quanto la qualità dei crediti ne sarebbe stata colpita».

David McLaughlin: S&P Analyst Joked of ‘Bringing Down the House’ Ahead of Collapse @ Bloomberg, 5 February 2013


S&P Analyst Joked of ‘Bringing Down the House’ Ahead of Collapse

@ Bloomberg website, 5 february 2013
by David McLaughlin


Standard & Poor’s employees joked about the company’s willingness to rate deals “structured by cows” and sang and danced to a mock song inspired by “Burning Down the House” (Talking Heads) before the 2008 global financial collapse, according to a U.S. government lawsuit.
Two S&P analysts in April 2007 discussed the company’s model for collateralized debt obligations, with one messaging that a deal was “ridiculous” and that S&P “should not be rating it,” according to the complaint filed yesterday in federal court in Los Angeles.
“We rate every deal,” the other analyst said in an instant message, according to the government filing. “It could be structured by cows and we would rate it.”
The analysts’ messages are among internal communications cited in the Justice Department’s complaint against S&P and its parent, New York-based McGraw-Hill Cos. (MHP) The U.S. claims S&P defrauded investors by issuing ratings on billions of dollars in mortgage products while ignoring market risks, driven by a desire to increase revenue and market share.
In 2004, S&P discussed changing its rating criteria as executives internally raised concerns about losing deals to competitors.
One analyst in May 2004 wrote that the company was losing a “huge” deal to a competitor because S&P was more conservative than others, the government said.
“This is so significant that it could have an impact on future deals,” the analyst wrote, according to the complaint. “There’s no way we can get back on this one, but we need to address this now in preparation for future deals.”

Volume, Standards

In 2007, one CDO analyst wrote to a former co-worker: “Does the company care about deal volume or sound credit standards?”
That same year, CDO analysts met to discuss what one called “the blow up” of the housing market, the government said. Afterward, one wrote to another that the “market will crash.”
In March 2007, an analyst set new lyrics to the tune of “Burning Down the House” by the rock group Talking Heads.
According to the complaint, it began:
“Watch out / Housing market went softer / Cooling down / Strong market is now much weaker / Subprime is boi-ling o-ver / Bringing down the house.”
The government said the analyst later sent a video of himself singing and dancing the first verse “before an audience of laughing S&P co-workers.”
The case is U.S. v. McGraw-Hill, 13-00779, U.S. District Court, Central District of California(Los Angeles).

sabato 8 dicembre 2012

VoteEasy - Presidential Version: Which political candidate is most closely aligned with your views?

VoteEasy.org is a voter education tool that was designed to allow the general public to quickly and easily see how closely political candidates align with their views on 12 key issues. It utilizes thousands of hours of research and a vast collection of data assembled by the nonpartisan group, Project Vote Smart. It is the most up-to-date resource for candidate political information, including voting records, interest groups ratings, campaign finances, and personal biography. The site allows visitors to interact with 3 levels of data, including exploring all candidates running in a particular state, those running in a specific district, and the individual details of each candidate. As visitors rank the importance of 12 key issues, the lawn signs respond by jumping forward and back to show the similarity of their candidates. The tool was recently updated to support Presidential candidates. 
 Explore: http://votesmart.org/voteeasy/

giovedì 6 dicembre 2012

Eva Alberti - A tu per tu con Mike Slaby, guru di Obama Le nuove frontiere delle elezioni Il futuro (solo digitale) dell’informazione @ La Sestina, 5 dicembre 2012



A tu per tu con Mike Slaby, guru di Obama
Le nuove frontiere delle elezioni
Il futuro (solo digitale) dell’informazione

di Eva Alberti
Si presenta sorridente, in un completo grigio con camicia rosa senza cravatta, e pone fine all’attesa nel piccolo set della Scuola di giornalismo Walter Tobagi, all’Università Statale nella sede di Sesto San Giovanni.  Michael Slaby, Chief Integration and Innovation Officer per la campagna elettorale di Obama, ossia colui che aveva in gestione i social network, è in Italia per incontrare gli studenti di diversi atenei. A Sesto ha affrontato la curiosità dei futuri giornalisti su comunicazione e tecnologia, così innovate dallo staff democratico durante la corsa alla Casa Bianca del 2008 e del 2012.
“Sii solo quello che sei”, senza annacquare i tuoi valori; “Capisci quali sono gli obiettivi“ e i modi per raggiungerli, così da motivare i tuoi collaboratori; “Fai solo quello che serve” e non sprecare energie: queste le chiavi del successo elettorale di Obama, spiegate da chi ha contribuito a produrlo.
È tutta questione di efficacia, che nel 2012 si è tradotta in un rapporto personalizzato con l’elettore. Secondo Slaby si è trattato di proporre un medesimo messaggio interloquendo però con le diverse esigenze delle persone. Di qui l’utilizzo dei Big Data, ovvero lo studio dei diversi profili di utenza nei New Media, e in particolare di Narwhal, una piattaforma capace di integrare le community online coi dati offline pensata dall’Obama-team 2012. L’idea dietro all’uso di Twitter, invece, è fondamentalmente un passaparola: motivare persone (i follower di Obama) che coinvolgono altre persone (i loro amici) per raggiungere lo scopo (il voto) fornendo loro strumenti digitali.
Come questo ha cambiato il contenuto politico è presto detto: si è passati dal “Tutta la politica è locale” del vecchio detto al nuovo “Tutta la politica è personale”. In altre parole al dialogo che spieghi la proposta a ciascun cittadino, recependone anche un feedback di bisogni da valutare da parte del politico. In qualche modo tale discussione, svolgendosi su una piattaforma digitale aperta a migliaia di persone, avrebbe anche reso la politica più trasparente, consentendo il fact checking e prese di posizione più nette.
Per approntare questa strategia lo studio dei media è stato fondamentale. Nel passaggio dal ‘90 ad oggi, Tv, giornali e digital community da canali sono diventati network, frammentati secondo tematiche e sempre più interconnessi. Un’evoluzione c’è stata anche rispetto alla campagna 2008, quando Facebook e Twitter erano ancora “giovani”. Nel 2012 la loro importanza è cresciuta esponenzialmente e l’uso scaltro dei social network ha permesso di fare la differenza negli “swing state” (gli Stati chiave) come l’Ohio.
Parlando di evoluzione mediatica, la domanda sul futuro del giornalismo cartaceo sorge spontanea. E Slaby non lascia spazio a romanticismi: “Uno dei maggiori costi per un giornale è comprare la carta”, dice. Ma che continuerà ad esserci necessità di notizie, contenuti qualitativi, indagini e storie raccontate è altrettanto certo. Quindi conclude: “A voi giornalisti del futuro dico: non abbiate paura delle tecnologie che cambiano”.