mercoledì 11 novembre 2015

4.11. Come sfuggire all’assiomatica e far impazzire la macchina moderna immanente? - Parte XLI - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)


Come sfuggire all’assiomatica e far impazzire la macchina moderna immanente?




4.11. - Parte XLI

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

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Ecco, dunque, ritornare, sotto il segno del contrasto a Edipo, l’intreccio di moneta e rivoluzione. Se, nell’empirico odierno, le nostre società sono dominate dall’ottimismo economico figlio del positivismo ottocentesco così riccamente analizzato a livello sociologico produttivo da Marx e a livello pulsionale energetico da Nietzsche, e dall’evoluzione processuale cibernetica dei circuiti monetari e creditizi descritta in modo lungimirante da Deleuze e Guattari, quali strategie adottare per sfuggire all’assiomatica mercantile e far impazzire la macchina moderna immanente? Quale rapporto tra moneta e rivoluzione? Passare ancora dal piano organizzativo minuzioso e burocratico figlio della teoria totalizzante “chiavi in mano” che tutto spiega e prevede, secondo rapporti fissi con le forme della Terra e dell’insiemistica umana, oppure scegliere il piano di consistenza pulsionale corrispondente all’energetica oscillante del desiderio, sempre produttiva del reale e dello squilibrio? Tra organizzazione-amministrazione, e caos-creazione, quali livelli di sintesi e innovazione per «cercare e distruggere» e poi ricostruire? Costruire soggetti e identità rivoluzionarie nelle determinazioni di classe o economiche, oppure de-costruire la forma, trovando «vuoto» il soggetto e aumentando la velocità di attivazione del «processo» rivoluzionario dell’irregolare inoperoso, del gruppo non scambiabile e della comunità di singolarità? Eppure, in tutt’altra guisa, come è sembrato paventare Ewald, se un «fatto» ci è stato consegnato dallo sviluppo storico degli anni ‘70 del Novecento in tutta la sua tragica evidenza, questo è stato la «sparizione» della rivoluzione dall’orizzonte sociale, cioè l’inabissarsi dell’insurrezione quale magnete dell’agire politico dall’Illuminismo in poi. Siamo alla Morte della Rivoluzione come evento palingenetico e qualificata rottura creatrice, madre della modernità politica - come sembra paventare il Foucault post-1978 e post-rizosferico, o siamo al divenire rivoluzionario perpetuo come condizione umana ai tempi della post-rivoluzione e delle neo-società di controllo post-capitaliste - come pensano Deleuze e Guattari nel deserto multistrato di Mille Piani? Qualcosa dopo il 1978 è cambiato, i rivoluzionari spettralizzano come beautiful losers, come se la sedizione e il rovescio del desiderio sul tappeto del Reale fossero speculari al declino dell’industria e alla corrosione del capitale storicamente fissato. La prassi produttiva dell’industria e il concetto di rivoluzione-catarsi decadono insieme nell’Occidente, in un mesto e lento crepuscolo. A noi estensori del saggio, l’intreccio «moneta e rivoluzione» posto da Klossowski e Deleuze e da tutta la rizomatica anedipica appare ancora d’estrema attualità, non più nella vulgata ponentina, ma viceversa su scala globale, l’unica oggi possibile. Nella più feroce contemporaneità non si smette di generare moneta e liquidità quanto non si desiste dal divenire rivoluzionari e patologicamente sediziosi, in ogni singolo scenario planetario. Gli avvenimenti quotidiani non mostrano altro. Come ha lucidamente scritto Foucault, il triangolo di «desiderio, valore, simulacro» ci domina ancora, e non riusciamo a scalfirlo né a comprenderlo nella sua terribile efficacia geometrica. Come sfuggire all’assiomatica e far impazzire la macchina moderna immanente: la domanda dell’Anti-Edipo è ancora nostra contemporanea, oggi come ieri. Un parte della risposta, nel quadro dell’evoluzione del rapporto tra tecnologia e liberazione, può certamente nascere e crescere dal confluire di tre specifiche aree della nostra contemporaneità: il cypherpunk, la tecnologia blockchain, e il movimento eterarchico P2P. La nuova alleanza del peer to peer, una evoluzione digitale della logica reticolare anarchica e auto-organizzata della filosofia autonomista della disintermediazione esistenzialista punk, il DIY, il do-it-yourself già post-capitalista nella sua quintessenza. Il quarto pilastro che dovrà accompagnare le tre aree precedentemente indicate, potrà essere la filosofia della rizosfera, o dell’avvenire. La «filosofia dell’avvenire», per ritornare gioiosa e pericolosa, deve abbandonare il ruolo di complicità che si è ritagliata nell’industria del sapere e dell’episteme, e ritornare ad essere viandante, peripatetica, informale - una «gypsy scholarship». Deve sperimentare, fallire, creare: studiare, smontare e rimontare con estrema lucidità, anche se stessa. La gypsy scholarship intesa come pedagogia della libertà e della rivolta, non può però diventare scienza, ingoiata dalle istituzioni: è come la raffica di vento dell’Uomo di Kiev, oppure il bagliore di un momento lungo quasi cent’anni.

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martedì 10 novembre 2015

4.10. Riproduzione infinita della moneta e del credito - Parte XL - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

Riproduzione infinita della moneta e del credito

4.10. - Parte XL

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

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Se la moneta è riproduzione infinita di un processo di quantità astratte, possiamo allora pensarla come il software di un hardware, la crematistica digitale, che ha già introiettato nella nostra epoca la sua natura metamatica, e viaggia spedita all’interno di reti digitali, in una circuitazione superiore artificiale e  oltreumana. La moneta, già nell’Anti-Edipo ma ancor di più oggi, è un’astrazione decodificata che somma valore, ordine, numero, calcolo, distribuzione e velocità. Per una sinistra, e un movimento rivoluzionario che, ancora nel 1972, in modi convulsi e confusi, fanno riferimento all’area dell’«umanesimo marxista», lo spostamento dell’asse della teoria critica dal mondo della produzione e dell’industria al mondo del processo e della moneta-credito è stato a lungo contrastato, se non apertamente rifiutato. Il cambio di paradigma, però, ha già sprigionato effetti e raggiunto una sua massa critica non più interrompibile. La riproduzione infinita di moneta liquida nel circuito mondiale è pervenuta al suo attuale picco accelerato grazie al ruolo di immissione costante e insufflamento coordinato e puntuale da parte della rete mondiale delle Banche Centrali. La moneta infinita, dunque, ha i suoi circuiti di riproducibilità perpetua mercantile, che chiameremo «relativi», e i suoi circuiti di riproducibilità perpetua finanziaria, che chiameremo «assoluti», gestiti da reti istituzionali globali sovra-nazionali. Sarà necessario ripartire da qui, da questo asse Nietzsche-Klossowski-Deleuze e, in generale, dalla rizosfera rivoluzionaria francese, per affinare strumenti e analisi capaci di incidere nel reale delle formazioni di sovranità gregarie. Certamente il lavoro aggressivo e polemico di Deleuze e Guattari nel periodo dell’Anti-Edipo ha avuto il grande merito di individuare sul nascere la faglia sistemica in fase di slittamento, incrinamento, e poi di rottura - la grande asimmetria storica tra moneta-infinito, credito-mobile e capitale-fisso - che ha portato le economie di mercato, non senza grandi e brusche crisi di transizione, dal mondo industriale quantitativo pianificato al mondo cibernetico-creditizio-finanziario post-produttivo. Non solo, ma uno dei meriti maggiori dell’Anti-Edipo è di aver teorizzato, a partire dalle prospettive di Nietzsche e Foucault, l’infinito monetario e creditizio. Se il «creditore infinito» è da ricondurre alla «nuova memoria collettiva» formulata da Nietzsche nella Genealogia della morale, e riguardante il “debito (...) questo straordinario composto della voce parlante, del corpo marcato e dell’occhio che gode”, la «moneta infinita» è da mettere in relazione alle Lezioni sulla volontà di sapere di Foucault del febbraio 1971. Il «creditore infinito» è certamente, per Nietzsche, il Dio dei cristiani e il debito, nelle società arcaiche come nelle mercantili, svolge la funzione di “drizzare l’uomo, (...) formarlo nella relazione creditore-debitore che, da ambo le parti, viene ad essere un affare di memoria (una memoria tesa verso il futuro)” (AE, 214). La «moneta infinita», per il Foucault del 1971, nasce invece dalla crematistica artificiale, innaturale “che mira solamente all’acquisizione di moneta per se stessa, e di conseguenza in quantità infinite. Essa si poggia sullo scambio” (LVS, 160). Deleuze e Guattari riprendono il tema dell’infinito nell’Anti-Edipo, facendo proprie le tesi del filosofo di Poitiers: “L’abolizione dei debiti, quando ha luogo - si riferiscono a Solone, legislatore di Atene (LVS, 143) - è un mezzo per mantenere la ripartizione delle terre, e per impedire l’entrata in scena d’una nuova macchina territoriale, eventualmente rivoluzionaria e in grado di porre in tutta la sua ampiezza il problema agrario” (AE, 221). Subito dopo, il riferimento va a Cìpselo, tiranno di Corinto: “In altri casi ove avviene una ridistribuzione nella nuova forma instaurata dallo Stato, la moneta, il ciclo dei crediti viene mantenuto” (AE, 221). Ma, in modo più profondo, Deleuze e Guattari, rifacendosi agli studi foucaultiani sulle tirannidi greche, possono affermare che “il danaro, la circolazione del danaro, è il modo per rendere il debito infinito. (...) Il creditore infinito, il credito infinito ha sostituito i blocchi di debito mobili e finiti. C’è sempre un monoteismo all’orizzonte del dispotismo: il debito diventa debito d’esistenza, debito dell’esistenza dei soggetti stessi” (AE, 222). La moneta nell’Anti-Edipo diviene così IL «dispositivo sistemico» del potere per mantenere interminabile il ciclo del credito, così come ci ha tramandato la tirannide corinzia; ma, in modo ancora più pertinente, la moneta contemporanea creata ex nihilo dall’azione congiunta di banche centrali e commerciali, e perciò infinita, è il pre-requisito e la struttura portante di altri infiniti soggettivanti che, sotto l’ombrello double-face del credito/debito, risultano essere il rimborso/esistenza, il dovere/colpa, la crisi/risorsa, la catastrofe/biforcazione. E’ dunque la moneta a essere il fulcro e il perno sul quale il sistema di potere contemporaneo fa aggio per tutte le sue politiche: la moneta ne è l’arma principale, dato il suo rapporto sintetico con il credito-debito che ne diventa la “cinghia di trasmissione” nel mondo creditizio commerciale e istituzionale. Questo paradigma monetario del potere che Foucault fa risalire già al VII secolo a.c. greco, è sfuggito purtroppo ai marxisti, ma non ai rizosferici. A tutt’oggi il lavoro demistificatorio ed esplosivo degli autori anedipici e rizomatici non ha raggiunto quella dimensione di classicità nella nostra cultura occidentale che meriterebbe, essendo ancora operose quelle forze oscure, gregarie - i poteri frenanti - che vogliono mantenere il campo sociale sotto la pressione livellante e omogenea della schiavitù perenne, gregarietà che Nietzsche aveva descritto in modo così appropriato nel frammento accelerazionista dei forti dell’avvenire. L’anti-Edipo, lungi dall’essersi appoggiato a innocui irenismi, continua a generare processi ibridi di energia affermativa e trasformatrice grazie proprio alla sua profonda capacità analitica. Tutto è palese nell’opera a due: “Qui non abbiamo più segreti, non abbiamo più niente da nascondere. Siamo noi ad essere diventati un segreto, siamo noi che siamo nascosti, anche se tutto quel che facciamo avviene in pieno giorno e sotto una cruda luce”  (CO, 51).

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lunedì 9 novembre 2015

4.9. La macchina moderna immanente - Parte XXXIX - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)

La macchina moderna immanente



4.9. - Parte XXXIX

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/Obsolete Capitalism Free Press, 2016)



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La macchina moderna immanente, che decodifica i flussi sul corpo pieno del capitale-denaro (...) ha realizzato l’immanenza, ha reso concreto l’astratto come tale, naturalizzato l’artificiale, sostituendo ai codici territoriali e alla surcodificazione dispotica un’assiomatica dei flussi decodificati e una regolazione di questi flussi; essa opera il (...) grande movimento di deterritorializzazione, ma questa volta non lasciando sussistere nulla dei codici e dei surcodici” (AE, 298).
Se, ai tempi dell’Anti-Edipo, i due movimenti di Fuga dal territorio e Ritorno al territorio potevano esprimere potenze conformi o al massimo dotate di un equilibrio precario, il lasso di tempo che ci divide dagli anni ‘70 ha visto la ultra-performatività del denaro e della sua Fuga dal territorio, creando un forte squilibrio nei confronti del Ritorno alla terraferma, che si è espresso in un progressivo, e ormai avanzato, indebolimento delle nazioni, delle identità popolari, delle istituzioni locali, del campo sociale che s’innerva sul corpo della Terra. L’astrazione monetaria, in simbiosi con matematica, cibernetica, informatica e logistica, si è talmente avvalorata nel suo approssimarsi a estensioni illimitate e velocità cronoscopiche elastiche che il dominio rapido raggiunto in questi anni di addomesticamento non ha eguali nella storia, accelerando quel nichilismo radicale che Nietzsche ha paventato nel corso del secondo Ottocento. I confini dell’astrazione monetaria sono ancora tutti da pensare, soprattutto in questi tempi di circolazione forzata determinata dagli interessi negativi, indice di un approssimarsi del nummus al grado zero dell’infinita circuitazione monetica. E’ probabile che le formazioni di sovranità siano entrate in una fase di costrizione metamatica dello strumento monetario per saggiare la conservazione della forza di squilibrio dell’intero sistema. La crisi del capitalismo industriale e la nascita di un capitalismo post-industriale istigato dal credito e dal monetarismo ha il suo momento di emersione e rottura - come prima abbiamo ricordato - nel celebre «Nixon shock» dell’agosto 1971, quando il dollaro statunitense viene sganciato dal cambio fisso con l’oro, rovesciando il principio di sovranità bimillenario insito nella moneta «aurea» - nomisma Caesaris in auro est. Questo passaggio epocale dalla moneta «geologica» sovrana - il dollaro Usa - alla moneta «headless» astratta e illimitata perché sganciata da qualsiasi indice o valore tangibile, è certamente frutto di dinamiche congiunturali e processi parossistici risalenti già a Bretton Woods e alla competizione tra nazioni e opposte forze geopolitiche, ma segna anche il momento di autenticità dell’affermazione dell’economista de Brunhoff quando scrive che non c’è contemporaneità tra capitale e credito: “Nel capitalismo, anche il credito, costituito come sistema, riunisce elementi compositi, pre-capitalistici (la moneta, il commercio di denaro), e post-capitalistici (il circuito del credito essendo una circolazione superiore …). Adattato ai bisogni del capitalismo, il credito non è mai veramente contemporaneo al capitale. Il sistema di finanziamento nato dal modo di produzione capitalistico rimane bastardo” (AE, 296-297, rif. de Brunhoff, La moneta in Marx, pg. 101, Editori Riuniti, 1973). E’ del tutto certo che il sistema di finanziamento creditizio sopravviva all’agonia dell’industria e alla sparizione del lavoro, dato che storicamente preesisteva al capitalismo, e già ne anticipava, in alcune componenti, il futuro superamento. L’auto-organizzazione in piattaforme planetarie e l’autonomia raggiunta dall’ordine politico istituzionale, ha reso il credito - moneta accumulata, distribuita, rapida, liquida e astratta - e la finanza - moneta flussione, cibernetica, reticolare, dromologica, metamatica -  circolazioni a sé stanti, in massima parte aliene rispetto alla circolazione dei capitali dell’economia reale. Nella sua lezione del 19.12.1971 a Vincennes, Deleuze va ancora oltre l’elaborazione che presenterà di lì a poco nell’Anti-Edipo (febbraio 1972) introducendo una definizione della moneta  - riproduzione infinita di un processo di quantità astratte - quanto mai pertinente, oggi ancor più d’allora:

“Con il denaro che non può essere codificato in un quadro preciso, si comincia con il denaro e si finisce con il denaro. D-M-D [Denaro - Merce - Denaro]: non c’è più mezzo di codificare questa roba perché i flussi qualitativi sono rimpiazzati da un flusso di quantità astratta, la cui proprietà è la riproduzione infinita, il cui tipo è D-M-D. Non c’è codice che possa sopportare la riproduzione infinita. Ciò che è formidabile nelle società cosiddette primitive, è che il debito esiste, ma esiste sotto forma di blocco: il debito è finito” (Webdeleuze, acc. nov. 2015, lezione del 19.12.1971).

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domenica 8 novembre 2015

E.1.2. The plane of consistency and the unfulfilled questions - ( Pt. II ) - Excerpt from the essay «Money, Revolution and Acceleration in Deleuze and Guattari's Anti-Oedipus», Obsolete Capitalism Free Press/Rizosphere, 2016


The plane of consistency and the unfulfilled questions ( Pt. II )



(Excerpt from the essay «Money, Revolution and the 



Philosophy of the future»)


Through a hypertextual reading of the Anti-Oedipus we hereby unveil the deep meaning of the famous passage «The Civilized Capitalist Machine», locus classicus of the contemporary accelerationist movement.


by Obsolete Capitalism




The questions we can pose to the chapter
The Civilized Capitalist Machine may be divided in «molar» and «molecular». As Felix Guattari says, it is necessary to establish an appropriate «plane of consistency» where everything holds: the molar order and the molecular machines (AOE 287-291). Before listing the molecular questions it may be useful to clarify the concept of «philosophical problem» - which we derive from Bergson - in order to formulate our answers. The French theorist said that in philosophy, as anywhere else “it is matter of question of finding the problem and consequently of positioning it, even more that of solving it. For a speculative problem is solved as soon as it is properly stated.
By that I mean that its solution exists then, although it may remain hidden and so to speak covered up and the only thing left do is to uncover it. But stating the problem is not simply uncovering, it is inventing. Discovery, or uncovering, has to do with what already exists actually or virtually; it is therefore certain to happen sooner or later.” (CM, 51).
Molar question
The meaning of the «accelerationist» passage is overall difficult to comprehend and the various commentators have not submitted satisfactory answers until now (Kerslake, MMDG 61-63).
Molecular questions
1) The problem of the margin-notes in Deleuze and Guattari’s The Civilized Capitalist Machine with reference to the «accelerationist passage» by Nietzsche and the «good reasons» not to quote the «sinister» fragment (Pasquinelli, CSVAI).
2) The supposedly «misquoted» Nietzsche’s fragment, recalled by Deleuze and Guattari in their passage about the «revolutionary path» and «accelerating the process» (Pasquinelli, CSVAI).
3) The enigmatic meaning of the last sentence of the chapter The Civilized Capitalist Machine: «in this matter, the truth is that we haven't seen anything yet.» (AO, 239). This last sentence together with the last lines of the passage, undermines the whole logical meaning of the paragraph and creates the «enigmatic block» as shown by Kerslake’s analysis (Kerslake, MMDG 61-63).
4) The evident contradiction to combine the capitalist monetary flux (the «surplus value of code» for Pasquinelli and «Bernard Schmitt’s economic theory» for Kerslake) with the acceleration of decoded and deterritorialized flux conceived by the «capital» for revolutionary outcomes (as suggested by Pasquinelli and Kerslake) in the chapter The Civilized Capitalist Machine.
5) What is the political and philosophical issue that is concealed behind the “hidden” meaning of the «accelerationist» passage that Deleuze and Guattari try to clarify through the experimental theory of decoded and deterritorialized flows?
The above-mentioned molecular unknown questions gather in a homogeneous combination of micro and macro queries
which need to be accurately answered given the reliability of the proponents and the importance these questions raise in today’s political and social research fields as well as in speculative-philosophical ones.