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giovedì 4 febbraio 2016

Tarde, un teorico dei media Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka - Traduzione di Alessandro Cattini - Revisione/editing di Obsolete Capitalism


Tarde, un teorico dei media


Intervista a Tony D. Sampson, a cura di Jussi Parikka


Traduzione di Alessandro Cattini

Revisione/editing di Obsolete Capitalism

Free download, Click Here

Questa intervista si concentra su una monografia recentemente pubblicata da Tony D. Sampson, ​Virality: la Teoria del Contagio nell’Era dei Network​, descritta da Brian Rotman come “capace di offrire una nuova teoria del virale quale evento sociologico.” In questa conversazione, Parikka e Sampson discutono di Gabriel Tarde e della teoria dell’assemblaggio, e del perché Tarde dovrebbe essere interpretato come un teorico dei media interessato ad una concezione sonnambulistica del sociale. L’interesse di Sampson al non­cognitivo – e al capitalismo non­cognitivo –suscita risonanze dai recenti dibattiti sulle affezioni, ma con un’attenzione speciale agli sviluppi nel campo dell’​interaction design e della ricerca.

Jussi Parikka: Mi piacerebbe cominciare con il chiederti perché ti sei avvicinato al tuo argomento – l’odierna cultura dei network – attraverso Gabriel Tarde, un teorico sociale del XIX secolo? Che cos’è che permette di considerare Tarde come un’adeguata risorsa teoretica per un’analisi della cultura della rete digitale, dove l’azione non risiede soltanto nel contagio umano, ma passa anche per agenti non umani?

Tony Sampson: ​È stata Tiziana Terranova che, per prima, mi suggerì Tarde, ormai un bel po’ di
tempo fa. Stavo cercando di analizzare a fondo queste idee che avevo sui contagi della cultura della rete. Fino a quel momento avevo provato a sviluppare un approccio alle reti simile a quello della teoria dell’assemblaggio, facendo riferimento al materiale fornito dagli studi sulle reti e dalle scienze informatiche. Volevo tenermi ben lontano da un’interpretazione metaforica del contagio digitale, che mi sembrava essere il peggior punto di partenza possibile. Questo approccio ha funzionato bene fino a un certo punto, ma poi la tesi dell’imitazione di Tarde mi ha aperto una vasta gamma di nuove possibilità. È interessante notare che ho potuto volgere di nuovo lo sguardo su Deleuze attraverso il lavoro di Tarde. E’ stato come arrivare nuovamente a lui, intraprendendo un percorso del tutto nuovo. Sebbene Deleuze non abbia scritto un libro su Tarde – e vorrei l’avesse fatto – penso che sia stato influenzato da lui almeno tanto quanto lo fu da Spinoza, Bergson o Nietzsche. È questo il punto che Francois Dosse evidenzia in ​Intersecting Lives​. La cosa più importante è che Tarde mi ha permesso di rileggere la teoria dell’assemblaggio come una teoria sociale o, più precisamente, una teoria della soggettivazione sociale. Mi sento di dire che Tarde è forse il primo teorico dell’assemblaggio, nella misura in cui è davvero preoccupato solamente del desiderio e della relazionalità sociale.
Un’altra cosa importante riguardo al ruolo che Tarde svolge in ​Virality è che non fa distinzioni tra natura e società o, similmente, tra biologia e cultura. In questo modo mi ha aiutato a demolire l’artificio del contagio metaforico, che fa sembrare che il biologico stia sempre invadendo il sociale, almeno nei punti in cui il linguaggio e la retorica della biologia sembrano imporsi sui fenomeni
sociali. Una volta che l’artificio è stato rimosso, tuttavia, vediamo che è il contrario: ciò che è biologico è sempre sociale, ed è ciò che è sociale ad essere contagioso. Perciò, quello che in ​Virality io chiamo la risurrezione di Tarde, lo colloca come teorico dei media all’interno di una zona indistinta tra natura e società. E non è stato difficile da fare. Dopotutto, quando scrive di propagazione imitativa o della suggestionabilità dell’imitazione, Tarde vuole davvero indicare una mediazione monadologica che non fa distinzioni tra umani e non umani, esattamente come non cerca di separare gli stati inconsci da quelli consci o le abitudini meccaniche da un senso di volizione. Secondo lui tutti i fenomeni sono fenomeni sociali, tutte le cose sono società. Quindi come Whitehead, in un certo senso, pone gli atomi, le cellule e le persone sullo stesso piano: una società di cose. Questo è anche il motivo per cui ritengo importante evidenziare che ci sono reti nelle masse e masse nelle reti.

Jussi Parikka: “Virality" avanza un’idea intrigante riguardo la teoria dei media del sonnambulo – potresti dirci qualcosa in più riguardo a questo concetto e alla sua relazione con la non­volizione?

Tony Sampson: Il concetto di “sonnambulo” proviene, ovviamente, ancora una volta da Tarde, e ciò che cerco di fare nel libro è cogliere in che modo questo concetto risuoni con la cultura della rete. Mi sembra che la tendenza al contagio nelle reti sia legata alle implicite funzioni cerebrali che Tarde descrive come associazioni inconsce – attraverso le quali egli afferma che il sociale assembla sé stesso. Questa relazione tra la viralità e l’associazione inconscia potrebbe essere interpretata, se vogliamo, come la diffusione di un capriccioso stato di falsa coscienza, in cui, da un lato, il sociale è infettato dalla suggestionabilità dell’imitazione al livello della funzione cerebrale e, dall’altro lato, ci rendiamo conto che ciascuno è tenuto così impegnato e così distratto da non comprendere realmente che i suoi sentimenti/sensazioni vengono manovrate in direzione di questo o quel fine.
L’idea dei media sonnambuli, o dell’ipnosi dei media, in molti sensi è simile al lavoro di Jonathan Crary sulle tecnologie dell’attenzione. Infatti Crary fornisce un sorprendente riposizionamento della tesi relativa all’economia dell’attenzione. A differenza dell’apporto dato dai guru delle scuole di business, che considerano l’attenzione una preziosa risorsa per cui lottare, egli comprende la natura controllante e disciplinare dell’attenzione. Fuller e Goffeys si sono similmente riferiti a questo come l’economia della disattenzione, che come Crary non fa distinzioni tra attenzione e disattenzione. Non sono poli opposti.

Jussi Parikka: Relativamente a queste idee, insisti con il parlare di capitalismo non­cognitivo e delle sue tecniche. Perché questa enfasi, che ti porta in una direzione leggermente diversa rispetto ai tuoi primi anni di studio sulla teoria culturale e politica del capitalismo cognitivo? Che cos’è che rende diverso questo approccio?

Tony Sampson: ​Dunque, sì, il capitalismo non­cognitivo non si discosta troppo dal famigliare flusso di lavoro taylorista e post­taylorista. In termini di lavoro uomo­computer possiamo pensare a questo come a un mutamento di relazioni ergonomiche: il dal migliore adattamento fisico possibile stabilito tra uomo e macchina durante processo di produzione, a un modello cognitivo focalizzato sul lavoro mentale. Vediamo questo mutamento di paradigmi ovunque nella letteratura e nelle pratiche relative alla ​Human Computer Interaction ​(HCI), anche se ora qualcosa sta cambiando. L’enfasi è posta sempre di più sul lavoro delle emozioni, degli affetti e delle esperienze, che vengono misurati usando la biometria e le neurotecnologie insieme a strumenti cognitivi più tradizionali che indagano la memoria e l’attenzione. Questo è solo un aspetto della neurocultura in cui ci troviamo oggi, dove non
è la persona, ma il neurone o forse persino la neurotrasmissione stessa che viene messa all’opera in ogni modo per produrre un nuovo tipo di soggettività molecolare.
Fino alla seconda fase di scrittura del libro non avevo cominciato a leggere il lavoro dello psicologo sociale Robert Zajonc, sulle preferenze che non richiedono inferenze; vale a dire la sua idea che le sensazioni potrebbero avere pensieri propri. Infatti, se i commercianti, i politici e i designer possono farci sentire in un certo modo, allora possono anche avere influenza sul nostro modo di pensare. Questo rispecchia la tendenza del design commerciale oggi, a cogliere l’importanza della relazione tra emozioni e conoscenza. Ma Zajonc va persino oltre dicendo che i sistemi affettivi sono sia indipendenti da, e forse persino più forti dei sistemi cognitivi. Potenzialmente i gli uomini del marketing, i politici e i designer non hanno nemmeno la seccatura di doversi appellare al pensiero. Penso che questa sia la traiettoria seguita dal capitalismo non­cognitivo.
In aggiunta al lavoro delle neurotrasmissioni c’è anche questo ben pubblicizzato mutamento nella tecnologia dei media verso il cosiddetto ​ubicomp ​(computazione ubiqua). Anche questo è importante. Qui vediamo interazioni sconosciute al soggetto (​nontask interactions​) verificarsi anche al di sotto del livello di attenzione. Il calcolo pervasivo funziona anche mediante la produzione di interazioni che lavorano sull’utente, semplicemente grazie al fatto che l’utente viene in contatto con una zona “calda” o diventa parte di una rete fra dispositivi, scatenando così un evento di cui non avrà mai bisogno di essere a conoscenza.

Jussi Parikka: Le tue idee sembrano essere strettamente in relazione con “Evil Media”, un recente libro di MatthewFuller e Andrew Goffey. C’è un più vasto interesse per gli aspetti non comunicativi e non rappresentazionali della cultura dei media?

Tony Sampson: ​Assolutamente sì, il che costituisce anche il motivo per cui sono stato così felice di parlare di ​Virality per la prima volta insieme a Matt e Andy presso il Goldsmiths. Penso che ci sia una bella sincronia tra il mio libro e ciò che loro chiamano il ​grigiore non intrusivo di alcune pratiche mediatiche. Non si tratta soltanto dell’uso strategico dei media per scopi specifici, o della rivelazione di una qualche ideologia incorporata o nascosta; al contrario, [la sincronia riscontrata nelle due opere] indica le conseguenze derivanti dalla non intenzionalità e dalla riappropriazione di incidenti devianti. Ho scritto dello stratagemma immunologico come un certo tipo di allarmismo ingannevole originato da incidenti della computer science negli anni settanta e ottanta del Novecento. Questo è il modo in cui vedo la cultura virale. Non è come piacerebbe al marketing virale, cioè una procedura che conduce passo dopo passo ad un costo di marketing pari a zero. Al contrario vediamo che un imprenditore digitale deve mettere in moto la viralità ottimizzando marchi così che essi siano più efficaci dei loro rivali e il loro potenziale si diffonda il più possibile. Nel marketing in rete nulla è dato per certo. Tutto ciò che puoi realmente fare è ammazzare il tempo mentre aspetti di gestire il prossimo incidente casuale.
Un’altra connessione che ho recentemente instaurato con ​Evil Media è con il gruppo di artisti YoHa. Mi hanno chiesto un contributo per il loro progetto ​Evil Media, Curiosity Cabinet che sarà esposto a Berlino nell’anno nuovo. Ho optato per ​Modafinil​. Questo neurofarmaco viene usato principalmente per trattare i disturbi del sonno, alcuni dei quali sono direttamente connessi al malfunzionamento dei processi di lavoro, come i disordini derivanti da un cambio di lavoro. Questo sarebbe già abbastanza
orribile, ma il ​grigiore di ​Modafinil diviene chiaro nell’abuso che ne fanno gli studenti e i soldati che hanno bisogno di rimanere attenti durante gli esami universitari o sul campo di battaglia.

Jussi Parikka: Nonostante le differenze da Evil Media, sembra che anche tu parli d’amore nel tuo libro – puoi approfondire questo aspetto, in relazione alle affetti?

Tony Sampson: ​Dunque, c’è questa cosa davvero intrigante e machiavellica in ​Evil Media​, giusto? È che la paura è preferibile all’amore. Il mio lavoro semplicemente gira quell’idea su sé stessa. Tarde scrive riguardo all’amore in diverse occasioni, nel suo romanzo ​Underground Man e nella parte extra­logica di ​The Laws of Imitation​. Egli pensa che l’amore sia, sebbene spesso transitorio, molto più contagioso della paura. Egli lo considera come una relazione di potere asimmetrica nella quale è principalmente chi ama a copiare il suo amato. Mi sono ispirato a questo e a un paio di altri autori. Teresa Brennan, per esempio, scrive che l’amore, a differenza della paura, non ha bisogno di un medium a cui appigliarsi. L’amore per Brennan è contemporaneamente affezione e medium, il che in qualche modo incrementa il suo contagio affettivo. L’amore di Michael Hardt come concetto politico è ugualmente interessante, secondo me. La sua concezione che l’amore per la famiglia, per la razza, per dio e per la nazione tenda a unificare i popoli in modi che sono “dannosi” diventa significativa, penso, per comprendere l’amore come un Trojan molto più efficace e sinistro della paura. Infatti, solo perché un’esperienza ti fa sentire bene non significa che sarà buona per te. Guardo all’Obama Love sotto questa luce – come un tipo di pratica mediatica grigia e virale dell’amore. Al di là degli ovvi modi di servirsi dell’amore nella sua campagna, come i siti, le magliette e le spille di ​I Love Obama,​ ci sono anche quelle immagini aptiche del presidente con la sua famiglia alla vigilia della suo primo trionfo elettorale. Sentiamo come questo ragazzo molto cool voglia instaurare una nuova collaborazione con il Medio Oriente e chiudere Guantanamo, ma tutto quello che otteniamo sono le impennate nei numeri delle truppe, il suo iniziale supporto al regime di Mubarack, e l’inarrestabile ascesa dei droni. I suoi sostenitori affermano che vuole vedere Guantanamo chiusa, quindi deve essere o disonesto o del tutto incapace. Questo è il ​grigiore​ dell’amore verso Obama.

Jussi Parikka: Una delle parti più intriganti del libro è quella in cui analizzi le tecnologie concrete che stanno emergendo, come quelle tecniche di progettazione di interfacce di design che rientrano nella sfera dell’involontario. Si tratta di un’altra specie di livello di modulazione delle affetti, per esempio per ciò che riguarda il design di interfacce basate sugli affetti? E ciò come sta in relazione con il recente più ampio dibattito riguardante gli affetti nelle “teoria della cultura”?

Tony Sampson: ​Ritengo che la teoria del sonnambulismo dei media sia un utile strumento per comprendere il cosiddetto terzo paradigma di HCI, l’interazione uomo­computer. È questa la mossa che permette di sfruttare i già menzionati emozioni e affetti, il contesto sociale e l’elaborazione dell’esperienza. Infatti, in quanto parte di questo movimento, i consulenti di design dell’esperienza e i neuromarketer stanno velocemente diventando il prossimo grande fenomeno nel business della persuasione. I loro più grandi clienti a quanto pare sono le banche e altri istituti finanziari. Non sorprende che queste imprese abbiano un problema d’immagine al momento. Quindi sono desiderose di guadagnare la possibilità di mettere in contatto l’utente finale con il loro brand attraverso il livello viscerale della elaborazione dell’esperienza, facendo leva direttamente sugli appetiti. Questo è ciò che il ​design​ emotivo promette di fare.
Ecco che cosa sta accadendo: ho partecipato a un certo numero di eventi relativi all’industria del design recentemente, dove tecniche biometriche sono messe in pratica da ​designer di ​app​, giochi pubblicitari, ​e­Commerce​. Si stanno entusiasticamente collegando gli affetti generati dall’utente a strumenti di rilevazioni di galvanizzazione della pelle ed elettroencefalogramma,assieme a software di riconoscimento facciale e posturale con tecnologie del tracciamento oculare ​per esplorare come certi stati emotivi di valenza affettiva rilevabili possano corrispondere a cose come l’identificazione di un brand e l’intenzione all’acquisto. C’è qui il desiderio di comprendere che cosa accada all’utente a livello ​non conscio della elaborazione dell’esperienza, cosicché i ​brand ​possano essere innestati e gli utenti manovrati e condotti verso certe finestre di opportunità.
Di nuovo, queste pratiche concrete sono immerse nel ​grigiore. Queste tecnologie e questi metodi erano indirizzati, in origine, al trattamento neurologico di condizioni come i deficit di attenzione e la demenza. Ma, ora, non vi sono secondi fini nascosti nella loro riproposizione. Non vi è nessuno sforzo di mascherare l’invadenza di queste tecniche di marketing. La pratica della persuasione, che era divenuta una specie di taboo nelle vecchie arene mediatiche, è ritornata, sembrerebbe, per vendicarsi.

L’intervista è stata pubblicata online, in lingua inglese, il 25 gennaio 2013 sulla rivista ​Theory, Culture and Society​, che qui pubblicamente ringraziamo per il permesso alla traduzione e pubblicazione. L’originale dell’intervista è rintracciabile al seguente indirizzo: http://www.theoryculturesociety.org/tarde­as­media­theorist­an­interview­with­tony­d­sampson­by­ju ssi­parikka/

Biografie:
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Tony D. Sampson
Inglese, insegna ​Digital Culture and Communication ​presso la School of Arts and Digital Industries dell'University of East London (UEL, UK). Ama lavorare ad eventi artistici sperimentali che coinvolgono musica, video e filosofia. La sua ricerca analizza il ‘lato oscuro’ che si sta realizzando tra sociologia, marketing, cultura digitale e neuroscienze, in particolare la deriva contagiosa e virale che si dipana nelle micro­relazioni di massa circolanti nei ​New Media​. É co­editore (con Jussi Parikka) del libro ​Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture (Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). Il suo ultimo libro ​Virality: Contagion Theory in the Age of Networks ​incrocia la micro­sociologia di Gabriel Tarde con la filosofia dell'evento di Gilles Deleuze; è stato pubblicato nel Giugno del 2012 dalla University of Minnesota Press. Ha un blog personale, Virality. Il prossimo libro uscirà nella primavera del 2017 con il titolo ​The Assemblage Brain: Sense Making in Times of Neurocapitalism ​per la Minnesota University Press.

Jussi Parikka
Finlandese, insegna ​ ​Technological Culture & Aesthetics at University of Southampton (UK) ed é docente in ​Digital Culture Theory ​alla University of Turku in Finlandia. Parikka è un noto teorico dei New Media ​a livello internazionale. Tra le pubblicazioni, da segnalare: ​What is Media Archaeology? (Polity: Cambridge, 2012); ​Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology ​(University of Minnesota Press: Minneapolis, 2010) ​Posthumanities­series; Digital Contagions. A Media Archaeology of Computer Viruses ​(Peter Lang: New York, 2007); e, con Erkki Huhtamo, ​Media Archæology: Approaches, Applications, and Implications ​(University of California Press, Los Angeles, 2011). ​É co­editore (Tony D. Sampson) del libro ​Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture ​(Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). Le più recenti uscite sono:​ il testo ​The Anthrobscene ​(University of Minnesota Press, 2014) e l’opera ​A Geology of Media ​(University of Minnesota Press, 2015)​. ​Sta attualmente lavorando alla pubblicazione (2016) per la seconda edizione di ​Digital Contagions​. Ha un blog personale, Machinology. 

martedì 24 febbraio 2015

Affect and Social Media: International research seminar, hosted by the EmotionUX lab in the School of Arts and Digital Industries, University of East London.


Affect and Social Media: International research seminar, including book launch for Ellis and Tucker’s Social Psychology of Emotion published by Sage in March.
Hosted by the EmotionUX lab in the School of Arts and Digital Industries, University of East London.
Friday 27th Feb, 2015 at UEL’s Docklands Campus.
Programme
Meet 12.30 at Docklands Campus reception 1pm start!
In Room NB 2.05
Introduction Tony D. Sampson
Session 1 – 1.15-2.25
Sara Marino (University of Westminster): Performances, belongings, and displacements. How Italians use new media to narrate their diasporic experience.
Evgenia Theodotou (AMC, Greece): Social network in higher education: a case study investigating creativity in the Greek context.
Darren Ellis (University of East London): Social Media, Affect and Process
Jacob Johanssen (University of East London): Alienation and Affect on Facebook
Break for late lunch 2.25-3pm
Session 2 – 3-4.10pm
Greg Singh (University of Stirling): Social Media as a False-Self System
Tamara Shepherd (London School of Economics) Mobility, Sociality, and Affect: The Commodification of Intimacy through Branded Mobile Apps
Ian Tucker (University of East London) and Lewis Goodings (Roehampton): Digitally mediated distress: Bodies, affect and digital care.
Break for refreshments 4.10-4.40pm
Session 3 4.40-6.00pm John Carter McKnight and Adam Fish (Lancaster University): “Sensible” Borrowers: Class Narratives and the Manipulation of Affect in the Marketing of Alternative Finance
Anne Vermeulen (University of Antwerp)Feeling happy: adolescents’ emotion sharing on social media
Closing discussion chaired by Tony D. Sampson
Book Launch and Social Event 6.30-8pm To celebrate the imminent (Sage, March 2015) publication of Social Psychology of Emotion by Darren Ellis and Ian Tucker – we will have some chat, drinks and nibbles… Book info: http://www.uk.sagepub.com/books/Book239116?subject=K00&sortBy=defaultPubDate%20desc&fs=1
Presenter Biogs
Sara Marino, University of Westminster Dr. Sara Marino is Research Fellow at CREAM-Centre for Research and Education in Arts and Media, University of Westminster. Her main research interests include the digitalization of contemporary Italian Diaspora in UK, and more generally the impact of digital media (online communities, social networks, discussion forums and blogs) in the processes of integration/communication between migrant communities and receiving countries. She also writes on transnational cinema and diasporic audiences, with a specific focus on von Trier’s cinema and the representation of Otherness.
Anne Vermeulen, University of Antwerp Anne Vermeulen is master in Social-Economic Sciences (University of Antwerp, 2010) and master in Communication Studies: Strategic Communication (University of Antwerp, 2011). Since October 2011, she works as a PhD student and research and teaching assistant at the Department of Communication Studies at the University of Antwerp. She is a member of the research group MIOS. Anne’s main field of interest concerns the link between youngsters and ICT. For her PhD, she studies how youngsters share their (positive and negative) emotions with others; when and how do they use different communication modes (face-to-face and specific types of mediated communication) to share their emotions with strangers, friends and family?
Tamara Shepherd, London School of Economics and Political Science Tamara Shepherd is an LSE Fellow in the Department of Media and Communications at the London School of Economics and Political Science. Her work looks at the feminist political economy of digital culture, especially in relation to social media, mobile technologies, and digital games. For more, please see http://tshepski.com/
John Carter McKnight, Lancaster University John Carter McKnight is a postdoctoral Research Associate in the Department of Sociology Lancaster University. His work, funded under a grant from the Research Councils UK Digital Economy Theme, examines how peer to peer digital lending and payment services present themselves as alternatives to mainstream banking practices through infrastructure, user experience, and marketing design, with a particular focus on the role of affective design and marketing in speaking to regional and class issues in promoting alternatives to high street banking.
Adam Fish, Lancaster University I am a social anthropologist of digital culture, business, and politics. I investigate the interface of economic and political power, cultural discourses and practices, and networked communication technologies. These interests coalesce into critical and ethnographic investigations into media industries and media activism. Based on my ethnographic research into media companies in Hollywood and Silicon Valley, I am presently writing a book about the corporate myths of media “democratization” and internet and television convergence. In my present project I am investigating the politics of information infrastructures through ethnographic fieldwork with cloud computing companies, peer-to-peer banks, and “internet freedom” activists.
Jacob Johanssen, University of East London Jacob Johanssen is a third year PhD student in psychosocial studies at the UEL. His research interests include psychoanalysis and media audience research, Freudian affect theory, as well as critical theory. Publications include the anthology ‘Cyborg Subjects: Discourses on Digital Culture’ (edited with Rambatan, 2013) and ‘Alienation and Digital Labour’ (with Krüger, 2014). His PhD thesis explores a psychoanalytic conception of the subject that is both theoretical and epistemological. The research involves interviews with viewers of ‘Embarrassing Bodies’ and explores their viewing practices and affective responses to the programme.
Greg Singh, University of Stirling Dr Greg Singh is Lecturer in Media and Communications at the University of Stirling, and is Programme Director of the Digital Media undergraduate programme. He has published widely on a number of subjects ranging from popular cinema, film theory and film-philosophy, and depth psychology, to representations of technology in television drama. He has published two monographs for Routledge (Film After Jung, 2009; Feeling Film: Authenticity, Affect and Popular Cinema, 2014). He is currently working on a book-length study for Routledge discussing psychosocial aspects of digital literacy and Web 2.0.
Ian Tucker, UEL Dr. Ian Tucker is Reader in Social Psychology at the University of East London. He has a long standing interest in the social psychological aspects of emotion and affect, which has theoretically informed empirical work in the areas of mental distress, social media and surveillance. He has conducted research for the Mental Health Foundation and EPSRC Communities and Culture Network+, and is currently working on a project exploring the impact of social media on psychological support in mental health communities. Ian has published numerous articles in the areas of mental health, space and place, embodiment, surveillance and social media.
Lewis Goodings, Roehampton Lewis Goodings has several years experience researching social media, which began with his PhD work on MySpace and its effects on identity, embodiment and space. He has worked on a number of projects looking at the intersections between technology and experience, for example, a  (Roehampton-funded) piece of research entitled ‘Transformative Publics: Social media and the production of bodies online’ which looked at the experience of ‘unwanted’ body-technical assemblages in social media. His interests focus on identifying the role of digital media in the production of communities defined by the way users feel connected, and how such feelings are dependent on the specific aspects of the online environment. More recently, he has been working on a EPSRC funded project with Dr Ian Tucker that is looking at how people use the social media site ‘Elefriends’.
Evgenia Theodotou, AMC in collaboration with University of East London Evgenia Theodotou is Programme Leader in Education Department in Metropolitan College (AMC), which in collaboration with University of East London offers Bachelors and Masters Degrees. She is a PhD candidate in the National and Kapodistrian University of Athens in School of Early Childhood Education in the research area of “Literacy skills in the early years settings”. Her research activity involves technology enhanced learning, creativity, arts and literacy skills. She has participated in several research projects and published her research in international conferences, journals, edited books and monographs. She is the author of “When I play I learn… and I better understand” from Delta publications and of “Creativity in the contemporary era of ICT” from Kritiki publications. She is also the author of a series of children’s books which will be shortly available to public. She has a permanent column at “Anna Drouza boro.gr” under the action of “The academic answers your queries”.
Darren Ellis, UEL Darren Ellis is Senior Lecturer and Programme Leader in Psychosocial Studies at the University of East London. Darren has been interested in the ways that emotion, affect and feeling are experienced, expressed and constructed. These interests have influenced his writings on psychotherapy, the emotional disclosure paradigm, theorising police stop and search activity, surveillance studies, conspiracy theory studies, and understandings of social media interactivity. His forthcoming book (March 2015) is entitled ‘Social Psychology of Emotion’
pic above: Greg Dunn's neural painting
pic below: largest living organism in the world (a rizoma!!)


domenica 27 aprile 2014

AFFECTIVE CAPITALISM SYMPOSIUM @ University of Turku, Finland, 5–6 June 2014


AFFECTIVE CAPITALISM SYMPOSIUM
5–6 June 2014
University of Turku, Finland
Keynote speakers: Melissa Gregg (Intel Labs/ISTC for Social Computing), Tony D. Sampson (University of East London)
This symposium aims at describing and understanding a regime we call affective capitalism. In cultural theory, affect is considered to be a fruitful concept in analysing how something evokes our body and mind. Affect makes us act. Affect exceeds or precedes rationality.  In our daily lives we are constantly affected by a plethora of things; our work, our friends, our surroundings, our technologies (Gregg & Seigworth 2010).
Unsurprisingly perhaps, we are seeing attempts to capture affect in different fields of contemporary culture from labour to social networks and politics. In these contexts, affect and affection are in an extensive manner organised, produced, and maintained for the needs of capitalism. Affective capitalism is lucrative, tempting and even sneaky. It merges with established therapeutic discourses and blurs the limits of intimacy at work(Ross 2003Illouz 2007Gregg 2011). It is both cognitive and non-cognitive (Sampson 2012); we are being evoked to act in order for companies to make profits in a market economy. Affective capitalism transforms us into assets, goods and services by appealing to our desires, needs and social relationships, or by making us act on a mere gut-feeling.
The idea of this two-day symposium is to bring together researchers and thinkers to discuss different areas of affective capitalism. We want to challenge affective capitalism on its own ground. To do this we will analyse specific examples of affective capitalism at work and map its defining factors. We are seeking new ways to understand affective capitalism through its ambivalences and complexities. At the same time, we ask how we could resist it and develop alternatives for it.
Thus, we invite papers that discuss the theme of ‘affective capitalism’ from various perspectives. The potential topics for discussion include (but are not limited to):
Labour , Art & Media, Finance & Economy, Gender & Sexuality, Class, Politics, Technology 
We invite proposals for individual papers including abstracts (250 words) and a short bio (100 words).  Proposals should be sent to affcap[a]utu.fi by 17 March 2014.
Notifications of acceptance will be sent out by 1 April 2014. We are planning to publish a peer-reviewed journal issue based on the presented papers. The symposium is free of charge.
The symposium is organised by two interconnected research groups (Capitalism and Affective labour) at the School of History, Culture and Arts Studies at the University of Turku.
Organising committee:
Tero Karppi, Anu Laukkanen, Mona Mannevuo, Mari Pajala, Tanja Sihvonen

venerdì 10 maggio 2013

14 May 2013: Contagion Workshop on social media, reality mining and new species of contagion @ University of Exeter, Institute of Arabic and Islamic Studies


Contagion

Workshop 2: Social media, reality mining and new species of contagion
A Research and Knowledge Transfer research event
Date14 May 2013
Time10:45 to 16:00
PlaceInstitute of Arabic and Islamic Studies
The Contagion project is hosting three workshops, organised through the Society, Technology and Culture Theme of the HASS Strategy. In the last decades there have been heightened attempts to theorise, model and manage the risks of social, financial and biological contagion (Peckham 2013). While the metaphor is widely used, the rules for defining contagions are no longer clear. If contagion emerged as a concern with intimate sexual contact in the 16th Century, and was translated into fear of urban crowds in the 19th Century, and to unease with globalisation in the 20th Century, the 21st Century is coming to terms with the changing coordinates of those contacts, new proximities and distances, new kinds of mediation, aggregation and link-breaking, new vocabularies for affective politics, and a concern with the movement of movement itself (Thrift 2011). As a result, there’s a need to develop resources for understanding how contemporary contagions work and a need to critically evaluate the limits and consequences of analogizing biological, financial and communication processes under the rubric of contagion. In Workshop 2 we will explore the questions: How are social media and ubiquitous computing changing the coordinates and spaces of contagion? What methods can be used to mine reality and to understand the new responses of social networks to information?

AGENDA

11.30   Arrival, coffee and tea
11.45   From virality to neuroculture
Dr Tony D. Sampson (Arts and Digital Industries, University of East London)
12.15   An empirical approach for modelling dynamic contact networks
Dr Eiko Yoneki (Computer Laboratory, University of Cambridge)
13.00   Lunch
14.00   The pharmacology of attentive media
Dr Sam Kinsley (Geography, University of Exeter) 
14.30   Social media, community-based organisations, and attention work
Dr Matthew Wilson (Geography, University of Kentucky)
15.00   Introducing the DOLLY project: spatialising social media
Dr Matthew Zook (Geography, University of Kentucky)
15.30   Discussion
16.30   Close of workshop

martedì 7 maggio 2013

Tony D. Sampson - Virality: Contagion Theory in the Age of Networks @ Visuals: Geoff Kim & Jaimy Quadekker, Directing and editing: Bozhan Chipev



Dr. Tony D. Sampson is a London-based academic and writer. He has a background in music and computing. He received his PhD from the Department of Sociology at the University of Essex and has published internationally on a range of subjects relating to digital technology and culture. He is the co-editor (with Jussi Parikka) of Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture (Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). His latest book, Virality: Contagion Theory in the Age of Networks (University of Minnesota Press) was published in June 2012.
This video was made as a part of a student project for the MA New Media and Digital Culture programme at the University of Amsterdam. Visuals: Geoff Kim & Jaimy Quadekker Naration: Geoff Kim Directing and editing: Bozhan Chipev Script: Jaimy Quadekker, Bozhan Chipev, Ferdy Looijen

domenica 5 maggio 2013

BERNARD STIEGLER : ON GENERAL ORGANOLOGY, DIGITAL STUDIES AND THE NEUROSCIENCES @ Warwick University, Uk, 29 January 2013

Professor Stiegler is the director of the department of cultural development at the Georges Pompidou Center in Paris, also a professor at the University of Technology of Compiègne where he teaches philosophy. Before taking up the post at the Pompidou Center, he was program director at the International College of Philosophy, Deputy Director General of the Institut National de l’Audiovisuel, then Director General at the Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique (IRCAM). Professor Stiegler has published numerous books and articles on philosophy, technology, digitization, capitalism, consumer culture, etc. Among his writings, his three volumes of La technique et le temps(English Translation: Technics and Time), two volumes of  De la misère symbolique, three volumes of Mécréance et Discrédit and two volumes Constituer l’Europe are particularly well known.

Professor Stiegler has a long term engagement with the relation between technology and philosophy, not only in a theoretical sense, but also situating them in industry and society as practices. He is one of the founders of the political group Ars Industrialis based in Paris, which calls for an industrial politics of spirit, by exploring the possibilities of the technology of spirit, to bring forth a new “life of the mind”. He published extensively on the problem of individuation in consumer capitalism, and he is working on the new possibility of an economy of contribution.” [http://www.gold.ac.uk/cultural-studies/staff/b-stiegler/] 

 The above lecture, “General Organology, Digital Studies and the Neurosciences”, was hosted at the University of Warwick’s Centre for Research in Philosophy, Literature and The Arts on 29 January 2013.(Read more @ Figure/Ground Communication website)

giovedì 2 maggio 2013

Maurizio Lazzarato - Puissances de l'invention. La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l'économie politique @ Empecheurs De Penser En Rond, Fr, 6 aprile 2002


La pensée de Gabriel Tarde (1843-1904) a connu, en France, un long cheminement, le plus souvent minoritaire, dont l'aboutissement le plus récent est l'oeuvre de Deleuze et Guattari. Ce livre montre l'actualité de la psychologie économique tardienne qui pourrait bien constituer la meilleure boîte à outils pour interroger les transformations du capitalisme contemporain. La renaissance de la philosophie de la différence, dont Tarde est l'un des principaux précurseurs, s'est affirmée autour de 1968. Mais elle s'est alors confrontée à l'économie politique avec beaucoup de prudence : le terrain était occupé par le marxisme dont le dépassement posait de redoutables problèmes politiques et théoriques. Maintenant que la question du socialisme a traversé une crise aiguë, l'heure de Tarde pourrait bien enfin sonner. Au moment où tout le monde parle de l'importance de la psychologie en économie, encore faut-il disposer d'outils théoriques qui permettent de sortir de la banalité. 

Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. In italiano sono disponibili: La politica dell’evento (Rubbettino 2004),     Lavoro immateriale. Forme di vita e produzione di soggettività (ombre corte, 1997) e Videofilosofia (manifestolibri, 1997). È anche autore dei seguenti libri in lingua francese: Puissances de l’invention, La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l’économie politique (2002) e Expérimentations politiques(2009).

Maurizio Lazzarato - La molteplicità nella dinamica economica @ Multitudes, Fr, 1 giugno 2004


La molteplicità nella dinamica economica 

di Maurizio Lazzarato

                               @ Multitudes, 1 giugno 2004 
                               (Read more/Leggi l'articolo completo)

"Chi" crea e come si produce la ricchezza al giorno d’oggi ? Quali sono le fonti e le forze coinvolte nella creazione dei nuovi valori ? Su quali basi organizzare e legittimare la redistribuzione della ricchezza ? Ecco le questioni che devono essere poste di nuovo oggi, come all’inizio dell’economia politica. Adam Smith può a giusto titolo essere definito come il fondatore dell’economia politica, poiché operò abilmente un passaggio straordinario che sconvolse il mondo, Marx compreso, e che sembra funzionare al punto che nessuno osa più metterlo in questione : la produzione della ricchezza e la valorizzazione della ricchezza coincidono… Sulla base di questo primo colpo di forza, Smith ne introduce un secondo che avrà, questa volta, conseguenze politiche molto importanti per quasi due secoli : i soggetti della valorizzazione capitalista coincidono con i soggetti della produzione della ricchezza. C’è sì una produzione della ricchezza esteriore alla relazione capitalista, ma si tratta della semplice produzione di valori d’uso in vista dello scambio o della soddisfazione di bisogni la quale non porta in sé l’"auto-movimento", la dinamica innovatrice e autovalorizzante della produzione capitalista. Qui il riferimento è ai residui dei vecchi modi di produzione, destinati ad essere "subordinati", prima o poi, al modo di produzione capitalista. La critica più importante indirizzata all’economia politica (Marx e il marxismo), non ha mai messo in questione questa evidenza, essa si è limitata a distinguere tra lavoro e forza-lavoro per smascherare ciò che l’economia politica nasconde : lo sfruttamento interno alla relazione capitalista.
All’origine del valore, la differenza e la ripetizione Gabriel Tarde (1843-1904) è un outsider che tentò di far saltare questo accordo di fondo tra economisti e socialisti facendo leva su ciò che Smith aveva subordinato al lavoro diviso : l’invenzione e la cooperazione. Bisogna cercare l’origine della ricchezza nell’invenzione (forma sociale della Differenza Universale) e la costituzione di valori deve essere cercata nell’imitazione (forma sociale della Ripetizione Universale). L’invenzione e l’imitazione hanno, in primo luogo, la particolarità di non essere soprattutto forze economiche e, in secondo luogo, di essere la sorgente principale della "distruzione creatrice" per la quale Schumpeter definì la specificità della produzione di valore nelle condizioni capitaliste : la potenza immanente di cambiamento e di valorizzazione. La concezione di produzione della ricchezza di Tarde non prevede né un ritorno impossibile alla produzione di valori d’uso, né un ritorno alle nostalgie antropologiche dell’"economia del dono". Essa accetta la novità radicale della dinamica di forze sociali quali quelle che si esprimono nella modernità, ma essa rifiuta di descriverla attraverso la logica del "Capitale". La produzione della ricchezza di Tarde è innanzitutto una teoria della valorizzazione immanente delle forze animate dalla logica della Differenza e della Ripetizione.
Il non economico nella costituzione dei valori L’invenzione non è la sola forza non-economica che l’economia politica è obbligata ad escludere dal suo paradigma. Questa è costretta a separare radicalmente l’origine e la costituzione di valori "morali", estetici , politici dall’origine dalla costituzione di valori economici. O a vedere, come nel marxismo, in questi ultimi l’origine dei primi. Ciò che rappresenta per gli economisti una garanzia di "scientificità", è invece per Tarde un limite fondamentale, al punto che per quest’ultimo, già alla fine del XIX secolo la questione è stato quella di concepire una "scienza generale del valore". L’economia classica e l’economia neoclassica hanno sempre avuto le più grandi difficoltà ad integrare l’invenzione e la costituzione di valori non economici nel circuito del valore. Esse hanno da lungo tempo risolto il problema a priori, come una realtà che dovrebbe riguardare altre discipline, la sociologia, la scienza politica o il diritto. Si comprende bene questo passaggio : l’economia è una scienza della valorizzazione capitalista ed ha tutta la legittimità e le ragioni del mondo per procedere in tal senso. Tuttavia col suo sviluppo essa è obbligata ad introdurre ciò che aveva escluso all’inizio. Si pensi alla teoria del cambiamento e dell’innovazione tecnologica, la teoria dei costi di transazione, la teoria delle esternalità, la teoria dei beni pubblici, la teoria delle convenzioni, etc. tutto ciò è interpretabile a mio modo di vedere come una ritrattazione dell’atto fondatore di Smith. Non è vero che produzione della ricchezza e valorizzazione capitalista coincidono. Per spiegare la produzione del valore economico bisogna introdurre, sempre più, forze e dinamiche non immediatamente economiche. Affinché l’invenzione e l’imitazione giochino un ruolo nella spiegazione del fenomeno economico occorrerà attendere l’avvento del nostro secolo con Schumpeter e, più vicino a noi, l’ambiente degli anni ’80, con la teoria evoluzionista del cambiamento tecnologico, quando diviene chiaro che esse sono le forze motrici delle nuove forme di accumulazione e di un nuovo regime di proprietà fondato sul brevetto (diritto di proprietà sull’invenzione) e il copyright (diritto di proprietà sull’imitazione). Ma queste sono sempre e comunque considerate come forze economiche, come facoltà dell’imprenditore o più di recente dell’impresa.
Non confondere invenzione e lavoro Tarde si rifiuta di accettare l’incipit di Smith per render conto della Ricchezza delle Nazioni : la divisione del lavoro e l’abilità dell’operaio. All’inizio della Psicologia Economica afferma che invece di partire dalla produzione di spilli, può essere più interessante partire dalla "produzione di libri", poiché, in questo caso, la divisione "scientifica" del lavoro si rivela un ostacolo alla "produzione" e l’abilità degli operai un lavoro di riproduzione (la produzione materiale di libri). Ciò che, al contrario, è al cuore di tale processo produttivo è una forza che l’economia politica della sua epoca nega assolutamente : la conoscenza, cioè l’affetto più importante della metafisica di Tarde. In questo modello produttivo le forze dell’invenzione e dell’imitazione hanno un’altra caratteristica che bisogna segnalare subito : esse non sono, come il lavoro e l’utilità, fondate sulla rarità e il sacrificio ma si esprimono attraverso quello che gli economisti chiamano "rendimenti crescenti". "Chi" inventa non priva gli altri di alcunché poiché egli non fa che aggiungere qualcosa al reale ; e chi imita si appropria di ciò che copia senza privarne gli altri. Al contrario i brevetti e i copyrights introducono un principio di "rarità" nella cooperazione produttiva, ed è per questa ragione che i padroni della new economy sono esattamente elementi di "anti-produzione" per dirla come Felix Guattari o "parassiti", per usare i termini di Toni Negri.1 Tarde si scaglia su asserzioni comuni all’economia politica ed al marxismo. Le fonti del valore e della dinamica economica non risiedono né nel lavoro, né nel capitale, né nell’utilità, ma nell’invenzione e nell’associazione… Secondo Tarde gli economisti, omettendo l’idea di invenzione ed associazione, "hanno decapitato la loro scienza". Essi sono caduti nell’ "errore increscioso" di far rientrare l’invenzione nel lavoro, di confondere il capitale-materiale con il capitale-intellettuale e nello stesso modo, hanno raccolto sotto lo stesso termine "prodotto", i "prodotti detti materiali con i prodotti detti immateriali, confondendo le scoperte e la loro propagazione".2
La cooperazione delle piccole invenzioni "L’impulso fondamentale", per usare il linguaggio di Schumpeter, che mette in movimento la macchina economica, è dato dall’invenzione e dalla cooperazione, che per Tarde sono sinonimi, poiché concatenando in modo nuovo delle "forze ipopsichiche" (ecco uno dei neologismi di cui Tarde va matto e che bisogna intendere come la credenza e il desiderio, la potenza d’agire e la potenza di pensare in quanto forze "intra-sociali", sub-personali) e di forze "iperpsichiche" (la combinazione di desideri e di credenze, della potenza d’agire e della potenza di pensare in quanto forze sociali, sovra-personali) esse scoprono nuove combinazioni, nuove utilità, nuovi impieghi dei prodotti, degli uomini e delle loro relazioni. Esse creano così un "surplus". Tarde pone "allo stesso livello" l’invenzione e la cooperazione perché non si avvale di una concezione esclusivamente "cognitivista" dell’invenzione. La creazione di qualcosa di nuovo è sempre contemporaneamente una potenza di "adattamento" e una "combinazione" di forze, ossia una potenza di co-produzione. "L’essenziale di un’invenzione è di far utilizzare reciprocamente dei mezzi d’azione che prima sembravano distanti ed opposti ; è una associazione di forze sostituita a una opposizione o a una sterile giustapposizione di forze".3 L’ingegnosa idea di coalizzare dei "tentativi separatamente impropri a raggiungere il loro scopo", è così "assimilabile ad una invenzione". La cooperazione è allora una delle "forme più importanti di combinazione". Per invenzione o scoperta Tarde intende "una innovazione qualsiasi o un perfezionamento, anche minimo, apportato ad una invenzione anteriore, in ogni fenomeno sociale, linguaggio, religione, politica, diritto, industria, arte".4 Bisogna sottolineare immediatamente la differenza metodologica tra Tarde e Schumpeter il quale, per primo, fa della "distruzione creatrice" dell’innovazione il motore dell’accumulazione capitalista. Schumpeter ci mostra il modo in cui opera la scienza economica quando integra l’innovazione nel circuito di valorizzazione. Distinguendo tra invenzione e innovazione, egli annuncia che l’economia deve occuparsi di quest’ultima, mentre l’invenzione concerne altre scienze sociali. Ma questa separazione mutila la comprensione del fenomeno economico, poiché nega precisamente le sue fonti - che non sono esclusivamente economiche, tutt’altro. Per Tarde, al contrario, l’invenzione e la cooperazione che mettono in movimento la macchina economica non sono esclusivamente industriali, esse non trovano le loro fonti esclusivamente nella relazione capitale-lavoro. Esse possono così essere etico-politiche, estetiche, scientifiche, militari, giudiziarie, etc. Possono prodursi grazie alla cooperazione e alla forza-invenzione dei consumatori, dei locutori, del "pubblico", dei "teorici, meccanici o politici". La "distruzione creatrice" è l’opera di forze che in nessun modo si possono ridurre alla dialettica capitale-lavoro. Occorre dunque partire dalle "innovazioni più semplici" senza tener conto della difficoltà o del merito dell’innovazione e senza tener conto del loro grado di coscienza ("poiché spesso l’individuo innova a sua insaputa".) La "tendenza innovatrice", come ogni forza in Tarde, non è una forza immensa ed unica, esteriore e superiore ma infinitamente moltiplicata, infinitesimale e interna. "L’invenzione", per fragile che sia, "è il primo oggetto che la scienza sociale deve studiare", poichè per Tarde si tratta di ogni "piccola invenzione" la cui fonte non si trova solo nel cervello di un grande inventore, ma in una moltitudine di cervelli eterogenei. Se da una parte questa concezione di forze-invenzioni è una critica ante litteram della concezione "eroica" dell’imprenditore schumpeteriano, costruita ancora su una forza "immensa e unica, esteriore e superiore", essa assume d’altra parte la discontinuità, la rottura per la quale Schumpeter definì l’azione dell’imprenditore. Se gli elementi differenziali infinitesimali (le"piccole invenzioni") sembrano essere dei "cambiamenti graduali", le loro azioni, in realtà, sono sempre "distinte e discontinue". E’ il concetto stesso di "produzione del nuovo" che qui è in gioco.