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giovedì 5 novembre 2015

4.5. I modi d’espressione delle forze impulsionali - Parte XXXV - Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)


I modi d’espressione delle forze impulsionali 

4.5. - Parte XXXV - 

Tratto da «Moneta, rivoluzione e filosofia dell'avvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski» (Rizosfera/OCFP, 2016)
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Non sono che poche pagine, ma dense ed enigmatiche come quasi nessun libro pubblicato: La moneta vivente è il testo d’addio di Klossowski alla scrittura - d’ora in poi, 1970, s’occuperà d’altro, traduzioni di testi, esposizioni d’arte: pittura, cinema - e allo stesso tempo è un’introduzione potente all’Anti-Edipo, un incipit anedipico con un differente autore. La moneta vivente crea uno spazio filosofico tutto da decifrare, grazie alla costruzione di un ponte sotterraneo tra le diverse opere e le stazioni di pensiero che costituiscono la Rizosfera rivoluzionaria francese: i frammenti postumi 1887-1888 di Nietzsche (1976), Nietzsche e il circolo vizioso (1969), L’anti-Edipo (1972), Pensiero Nomade (1972), Circulus Vitiosus (1972), Nietzsche, la genealogia, la storia (1971), Lezioni sulla volontà di sapere (1970-1971), Economia libidinale (1974). Il testo klossowskiano rompe, sbreccia, dilaga, distribuisce con poche feconde frasi, ampi squarci di pensiero e possibili direzioni d’indagine che Deleuze, Guattari, Foucault, Lyotard percorreranno poi in modo selvaggio, rapido e produttivo, come «giovani lupi delle rivoluzioni future». Il contesto in cui il paradosso della moneta vivente si articola è quello in cui la «civilizzazione industriale» - termine klossowskiano che ci pare più corretto rispetto al ben più utilizzato «capitalismo» - ha propagato i suoi dannosi effetti a tutta la società contagiandola tramite gli istituti di rettitudine e conformità, il che presuppone di attribuire ai mezzi di produzione una potente capacità d’infezione e quindi d’incisione affettiva nei singoli e nella collettività. Si tratta della stessa società omogenea, livellata, economizzata, scambista e nichilista descritta da Nietzsche nel frammento I forti dell’avvenire. L’asse Nietzsche-Klossowski, dunque, attribuisce alla civiltà industriale livellata una pericolosa capacità produttiva affettiva-infettiva. Foucault, sulla stessa lunghezza d’onda, spiegherà la positività del potere con questa forza argomentativa: “Quel che fa sì che il potere regga, che lo si accetti, ebbene, è semplicemente che non pesa solo come una potenza che dice no, ma che nei fatti attraversa i corpi, produce delle cose, induce del piacere, forma del sapere, produce discorsi; bisogna considerarlo come una rete produttiva, che passa attraverso tutto il corpo sociale, molto più che come un’istanza negativa che avrebbe per funzione solo reprimere” (MP, 13). Deleuze e Guattari sono sulle stesse posizioni e innalzano il livello d’analisi mentre oltrepassano i «tagli» ideologici e psicanalitici: “La distinzione non è qui [tra soggettivo e oggettivo]: la distinzione da fare passa tra l’infrastruttura economica stessa e i suoi investimenti. L’economia libidinale non è meno oggettiva dell’economia politica; e quest’ultima non è meno soggettiva di quella libidinale, benché entrambe corrispondano a due modi di investimento diverso della stessa realtà come realtà sociale“ (AE, 395-396). Se per Marx la struttura è lo scheletro economico della società e la sovrastruttura tutto ciò che ne deriva, Klossowski ne rovescia lo schema e pone, come «infrastruttura ultima», il “comportamento degli affetti e delle pulsioni” (MV, 53). Ne discende, conseguentemente, che “le norme economiche non formano che una substruttura degli affetti e non la finale infrastruttura” e che, ancora più profondamente, “le norme economiche sono, allo stesso titolo delle arti e delle istituzioni morali o religiose, allo stesso titolo delle forme di conoscenza, un modo d’espressione e di rappresentazione delle forze impulsionali” (MV, 53). Come già intuito da Foucault, nella lettera a Klossowski, il triangolo desiderio, valore, simulacro che ci domina, e che ci costituisce da millenni, è già attivo fin dalla nascita della moneta nell’Asia Minore anatolica dell’VIII secolo a.c.; il triangolo è quindi da pensare come forgiatosi nell’abisso dei millenni, poiché il tempo storico in cui la realtà diviene monetata è sicuramente il frutto di un lento processo di trasformazione avvenuto nei secoli, prima di trovare una propria forma nel «globetto di metallo» che si è tramandato sino ad oggi. Nella Frigia, luogo dove la mitologia greca pone il fondamentale passaggio da premoneta a moneta vera e propria, il conio della nomisma ha l’effigie della Dea Moneta, la moglie di Re Mida, Demodice o Ermodice; per Eraclide Lembo, nelle monete cumee emesse dalla regine Ermodice, è il Genio della Moneta a tenere bilancia e cornucopia in mano. Fin dall’inizio, ci suggerisce la mitologia greca, la moneta della giustizia popolare è una concatenazione di sovranità, sacralità, fertilità, equità; e già nell’Antichità c’era chi si levava contro l’«uso indebito» della circolazione dei «globetti di metallo»: Polluce, all’«apogeo dell’ellenismo sotto l’impero romano», critica gli obolastates, i prestatori o pesatori di oboli, e la obolastatein, la pratica di prestare oboli. L’intrecciatura perversa di simulacro, valore e desiderio indicata da Foucault quale geometria esplicativa dell’economia universale è quindi del tutto pertinente all’analisi rizosferica della moneta. Il Klossowski di La moneta vivente suggerisce che economia monetaria e teologia non sono che «travestimenti vicendevoli»: la moneta, fin dall’inizio della civiltà occidentale, è pensata come uno strumento universale rappresentativo di un’economia generalizzata che ha già dentro di sé la «stoffa» astratta del sacro e del sovrano, e quindi del desiderio-volontà di potenza al suo più alto grado. La moneta per Klossowski è il simulacro universale; nella civiltà industriale il mondo della moneta, dopo secoli di giustapposizione, ha sostituito interamente il mondo reale e ne rappresenta in modo distorto il fantasma dominato. Klossowski era già arrivato al concetto di economia universale tramite il Nietzsche scrutatore del Caos dei «passi sull’energia in rapporto alla struttura del mondo»: “In un determinato momento della forza accumulata dalle emozioni si crea anche la condizione assoluta di una nuova distribuzione: dunque una rottura d’equilibrio. Nietzsche concepisce una economia universale che agisce anche nei suoi umori” (NCV [II], 152). Il tratto che unisce Nietzsche e il circolo vizioso (1969) e La moneta vivente (1970) è dunque l’indagine sui simulacri pulsionali che agiscono nell’economia «generalizzata» e universale. Siamo già dentro all’Anti-Edipo, dentro al Nietzsche degli anni ‘80 del XIX secolo, dentro al Foucault degli anni ‘70. Questo è il cuore del nietzscheanesimo rivoluzionario che ha impattato «la strada e la lotta» del ‘68 e del post-1968, energia pura e pronta dinamite per le lotte future: Klossowski sviluppa con grande lucidità il nucleo tematico composto da pulsione, corpo, simulacro, valore, produzione, consumo affermando che “La maniera in cui esse [le forze impulsionali] si esprimono nell’economia e, in ultimo, nel nostro mondo industriale, risponde al modo in cui sono state trattate dall’economia delle istituzioni dominanti. Che questa infrastruttura primaria e ultima si trovi continuamente determinata dalle sue reazioni alle substrutture anteriormente esistenti, ciò è innegabile; le forze in presenza sono quelle che alimentano la stessa lotta tra infrastrutture e substrutture. Dunque, se queste forze si esprimono specificatamente dapprincipio, secondo le norme economiche, generano esse stesse la loro repressione; ma anche, nel contempo, i mezzi per spezzare la repressione che esse subiscono a differenti livelli. Tutto questo avviene fino a quando dura la lotta delle pulsioni che, in un organismo dato, combattono pro e contro la formazione del «supporto», pro e contro la sua unità psichica e corporale. Qui iniziano a formarsi i primi schemi della «produzione» e del «consumo», i primi segni dell’acquistare e del mercanteggiare” (MV, 53-54). Questo è il passaggio chiave dell’intero universo rizomatico: Klossowski mostra in questo nucleo tematico il ruolo «celato» del mondo pulsionale. Data la sua «invisibilità», o la sua interiorità «occultata» in quanto senza sbocchi esterni riconoscibili, il mondo pulsionale si «economizza» all’interno del mondo industriale. Ciò che il mondo industriale consuma è la pulsione alla procreazione, che è una produzione della voluttà del corpo istintuale, etichettandola come merce ma, allo stesso tempo, e in senso contrario, il corpo produce emozioni occulte eccedenti, materia astratta per un «fantasma» - l’entità spettrale che ricorre ossessiva nel pensiero di Klossowski - sul quale agiscono di nuovo come retro-azione le pulsioni. “Non esiste nulla all’infuori degli impulsi essenzialmente generatori di fantasmi. Il simulacro [ il Trugbild nietzscheano ] non è il prodotto del fantasma, bensì la sua ingegnosa riproduzione, ed è in esso che l’uomo trova la capacità di prodursi da sé, nelle forze dell’impulso esorcizzate e dominate” (NCV, 181). E’ a questo livello che, creato il «fantasma», gli istinti e le passioni non sono più disponibili a consumare e cedere il fantasma stesso - vale a dire il produttore di desiderio che si riproduce - ed è attorno a questo punto cruciale che si forma il valore emotivo o altrimenti detto valore libidinale - come afferma Nietzsche, “in luogo dei valori morali solo valori naturalistici(O, fr. 9 [8] vol. VIII, tomo 2, pg. 6). La traduzione delle forze impulsionali, gli istinti, in “rappresentazioni economiche” del valore emotivo - “l’unico essere che conosciamo è l’essere che ha rappresentazioni” Nietzsche (O, fr.11 [330] vol. V, tomo 2, pg. 454-455) - sarà dunque un simulacro: e quale migliore simulacro l’intreccio di moneta, simulacro essa stessa del valore oggettivo, e di un corpo vivente, simulacro che incarna il fantasma riproduttore? La sintesi del doppio simulacro nell’economia della civiltà industriale è la moneta vivente, un simulacro potenziato dall’emozione che suscita. La «moneta vivente» è dunque l’espressione del valore libidinale iscritto nei corpi. Ciò che la civiltà industriale consuma serializzando  - i vari simulacri del «fantasma»: prostituzione, schiavismo sessuale, erotismo, industrie assortite del godimento - dal corpo viene prodotto economizzando. Merce consumata contro valore libidinale. Vale a dire che il corpo si «esterna» valorizzando gli istinti ma, a difesa del suo «fantasma impulsionale» che è il desiderio, si oppone alla meccanizzazione simulacrale dell’economia industriale. Il corpo è il luogo di uno scontro durissimo di forze opposte: produzione sociale contro produzione desiderante. Si possono ottenere due risultati contrapposti da tale scontro: il primo - e purtroppo preponderante sia nella civiltà industrializzata che nella nascente società digitale - è la super-gregarietà dell’individuo, ridotto a mero «supporto» di passioni domate e desideri catturati dalla serializzazione sociale il cui obiettivo è l’unità replicabile nella catena di serie; il secondo, se gli istinti e gli affetti hanno la meglio sulla repressione delle pulsioni, il «supporto» si sovranizza degregarizzandosi. In una fase successiva alla ritrovata sovranità, attraverso la palese auto-organizzazione dei comportamenti, la stessa singolarità si de-soggettivizza rovesciando la propria costituzione di soggetto stabile, aprendosi alla metamorfosi operosa dei desideri e quindi al cambiamento perpetuo e all’inoperosità estrema dei nomadi dell’avvenire.

( SEGUE QUI )



martedì 14 aprile 2015

Gli Hackers e il futuro della moneta: Intervista con Brett Scott di Obsolete Capitalism (traduzione Ettore Lancellotti)

Gli Hackers e il futuro della moneta. 

Intervista con Brett Scott


di Obsolete Capitalism


Traduzione di Ettore Lancellotti


OC: Cominciamo dal concetto di ‘democrazia integrale”. In campo economico possiamo definire la filosofia dell’hacker come un tentativo di ‘democrazia totale’? Considerando che oggi i soldi non appartengono più alle persone ma alle banche nazionali, ossia al potere politico, le incursioni dell’hacker nei sistemi finanziari possono rappresentare un nuovo trasferimento di potere in favore degli attivisti ovvero della gente?

BS: La filosofia dell’hacker è soprattutto uno sguardo su una complessa rete di strutture di potere connesse tra loro. E’ uno sguardo che si prende la libertà di esplorare questi sistemi, di scombinare i loro collegamenti e poi tentare di ripristinarli. Tende ad avere uno sguardo che conferisce potere perché, primo, cerca di smembrare questa rete in parti più piccole e comprensibili e, secondo, di promuovere un atteggiamento ribelle e creativo pronto a giocare con quelle parti. In tal senso può diventare qualcosa di democratico, anche se non credo che da solo abbia il potere di cambiare l’intero sistema finanziario. Per quanto riguarda i soldi, le banche sono le maggiori creatrici di valuta, però sì, lo spirito dell’hacker incoraggia la gente a sporcarsi le mani e sperimentare con nuove forme di valuta.

OC: ‘Hacking the future of money’ è il sottotitolo del tuo libro. Cominciando da cosa sta già succedendo, quale sarà il futuro della moneta, e quali saranno i principali obbiettivi o azioni del mondo degli hacker?

BS: Alcune persone credono che il sottotitolo si riferisca solo alle nuove forme di moneta, ma ‘il futuro della moneta’ si riferisce anche ai mutamenti negli strumenti finanziari, e nei modi in cui utilizziamo la normale valuta. Non pretendo di offrire una singola visione di cosa ne sarà del futuro, però vedo che le persone stanno diventando meno diffidenti verso la sperimentazione di nuove alternative. Però non penso ad un obiettivo conclusivo, come se lo scopo fosse raggiungere un sistema finanziario definitivo che sostituisca quello attuale. Il punto è essere capaci di adattarsi, cambiare e costruire qualcosa di diverso e al contempo preservare la giustizia sociale e la stabilità ecologica. 

OC: Crede davvero che l’alterazione nella moneta sia possibile nella filosofia dell’hacker? E se si, come potremmo definire il concetto di ‘alterazione della moneta’?

BS: Sì, credo che la tecnologia abbia aperto nuove frontiere per forme di decentralizzazione che prima non esistevano, e questo presenta opportunità interessanti. Tuttavia, solo perché qualcosa è aperto e decentralizzato, non vuole dire che sia migliore e libero da interessi politici (qui è dove l’illusione utopico-libertaria sbaglia), quindi ogni sviluppo tecnologico va accompagnato da un’analisi politica su chi ne beneficia e chi ne rimane svantaggiato, e dal come affrontare questa questione.

OC: Tanto è stato detto su Bitcoin (il tema del giorno). Alcuni interventi sono stati molto criticati, come quello di Beat Weber, il quale sosteneva che Bitcoin sia la moneta perfetta del turbo-capitalismo poiché rappresenta la moneta globale di un ipotetico mondo libero dal concetto di nazione, come prescrive il neo-liberismo. Cosa ne pensa di Bitcoin? E la sua valutazione è parzialmente cambiata dopo aver ascoltato gli svantaggi e vantaggi discussi dai partecipanti al dibattito di MoneyLab?

BS: Ho sempre pensato che Bitcoin fosse interessante per come ha aperto la mente delle persone sulla possibilità di creare valuta di scambio. Invece, se questa valuta di scambio sia una cosa positiva o negativa è una questione diversa. Trovo alcuni elementi dello spirito di Bitcoin abbastanza discutibili, ma allo stesso tempo non mi piace essere una di quelle persone che si chiudono di fronte ad un’innovazione solo perché attrae anche libertari di destra. Conservo un interesse attivo nel modo in cui si può prendere la logica di Bitcoin, modificarla, e crearne una versione nuova e più interessante.

OC: MoneyLab, il simposio organizzato dall’INC, è appena finito: quali novità, temi o interventi la hanno impressionata di più qui ad Amsterdam? Possiamo cominciare a sperare in un mondo o in un futuro senza moneta?

BS: Amo l’intreccio di arte, tecnologia, economia e filosofia, e MoneyLab è stato il primo simposio dove ho visto una miscela coerente di questi elementi. Per quanto riguarda un futuro senza moneta, non sono sicuro. Non assumo dogmaticamente che un mondo senza moneta sia in qualche modo migliore di uno con. Tutti i sistemi hanno al loro interno dei compromessi, dunque sono interessato a continuare ad esplorarli e studiarli meglio.

Ps+NB: From Brett's Suitpossum blog (Free Download - Go for it!)

My 2013 book - the Heretic's Guide to Global Finance: Hacking the Future of Money- has found its way onto Aaaaarg.org, and also onto a Belgian activist's dropbox, where it is easily downloadable (she was kind enough to send me an email saying that she was "sad to know that it is not being distributed under an open license, since it would benefit many people who cannot afford to buy it").

I'm not against pirating, provided it's going to help humanity, and I hope my book can do that in some small way. I can't speak for my publishers Pluto Press, but they are swashbucklers who publish the likes of Chomsky, so I'm sure they're not surprised. Besides, the book is about HACKING THE GLOBAL FINANCIAL SECTOR! so screw it, let's let it circulate globally! For those who don't know, it's endorsed by Cambridge economics professor Ha-Joon Chang and Bill McKibben of 350.org and has received some great reviews (check out GoodReads reviews here and Amazon reviews here). You can see details, endorsements and reviews on this page.




venerdì 28 marzo 2014

Brett Scott's Interview + Applying the Hacker Ethic to the Financial System @ Moneylab (21March2014)


MoneyLab - Brett Scott - Applying the Hacker Ethic to the Financial System from network cultures on Vimeo.

MoneyLab: Coining Alternatives Session 2: Dismantling Global Finance Brett Scott (UK): Applying the Hacker Ethic to the Financial System Conference Day 1 (21 March 2014) Our perception of high finance frequently bears a resemblance to our perception of high technology. We often view it as a black box that we interact with without really knowing how it works. This in turn disempowers ordinary people relative to financial professionals, disconnects us from the investment process, and contributes to a pervasive sense of alienation from the money we use every day. In this talk Brett Scott will sketch out why hacker philosophy can be a useful framework with which to approach the financial sector, and will share examples from his experience working both within the financial sector and with financial campaign groups.


>> Brett Scott (UK)

Brett Scott is the author of The Heretic’s Guide to Global Finance: Hacking the Future of Money. He has worked with groups like Move Your Money UK, ActionAid and the World Development Movement, and is setting up the London School of Financial Activism. He has written for publications such as The Guardian, The Ecologist, Wired Magazine and Aeon, and has appeared on the BBC, Arte TV and other media outlets. He is also a fellow of the Finance Innovation Lab.

Hacking the Future of Money: An Interview with Brett Scott

  • Obsolete Capitalism: On integral democracy. With regard to the economy field can we define the hacker philosophy an attempt of "full democracy"? If we consider that today the issue of money no longer belongs to the people but to the power of central banks, that is to say the political power, does the action of the hackers in finance mean a new transfer of power to the activists and therefore to the people?

Brett Scott: Hacker philosophy is mostly just an outlook towards complex interconnected systems. It’s an outlook that takes pleasure in exploring such systems, messing around with their connections and attempting to rewire them. It tends to be an empowering outlook because it firstly seeks to break complex systems down into understandable parts, and secondly fosters a rebellious, creative attitude towards experimenting with those parts. In that sense it can have democratic implications, but I don’t claim that this alone would change the whole financial system. In terms of money, commercial banks are the major creators of money, but yes, the hacker ethic encourages people to engage in DIY experimentation with new forms of money.

  • OC: "Hacking the future of money" is the subtitle of your book. Starting from what is already happening, what will the future of money and the main topics or the main actions of hacking be?

BC: Some people think the subtitle just refers to new forms of money, but ‘the future of money’ can also refer to changes to financial instruments, and how we use normal money. I don’t claim to offer a single vision of what that future will be, but I know that people are getting more confident in experimenting with alternatives. I don’t really think in terms of end-states of being, as if the point was to create some final financial system to replace the current system - the point is to be able to adapt and change and build diversity whilst fostering social justice and ecological stability.

  • OC: Do you really believe that ”money alteration" will be possible through the hacker philosophy? And if so, what do you think “altering the currency” could mean ?

BC: As mentioned, hacker philosophy is just an outlook that lends itseld towards rebellious creativity. It’s not really a concrete methodology, so I don’t claim that one needs to adopt the mindset of a hacker to make interesting alterations to money. In terms of what alteration means, you can change the geographic  scale of money (e.g. local vs. global), the speed (e.g. fast vs. slow), the intended use (e.g. gift currencies), the way it is created (e.g. commodity money vs. credit money) and many other factors.

  • OC: The global monetary system is moving towards a greater openness and a clear decentralization, being now a closed system only focused on the hierarchical logic of the market and finance. Is this a positive signal or is it the usual "libertarian-utopian” dream that will break on reality?

BC: I do think technology has opened up possibilities for forms of decentralisation that previously didn’t exist, and that presents interesting opportunities. Just because something is open and decentralised though, doesn’t make it positive and free of politics (that’s where the libertarian-utopian dream always goes wrong), so any technological changes need to be accompanied by political analysis of who benefits and who loses, and how to deal with that process.

  • OC: Much has been talked about Bitcoin (the topic of the day). Some interventions have been very critical including that of Beat Weber, arguing that Bitcoin is the perfect currency of turbo-capitalism because it represents the global currency of a free-nation world as required by neoliberalism. What do you think of Bitcoin and has your judgment partially changed after having listened to the pros and cons of the participants in the debate @ Moneylab?

I’ve always found Bitcoin interesting for how it has opened up people’s awareness to the possibility of creating change. In terms of whether that change is positive or negative is a separate issue. I find elements of the philsophy behind Bitcoin pretty questionable, but I also don’t like to be one of those people that just closes myself down to an innovation because it also happens to attract right-wing libertarians. I retain an active interest in how one can take the Bitcoin concept, alter it and create new and more interesting versions of it.

  • OC: Moneylab, the symposium organised  by Institute of Network Cultures, has just finished: which news, themes or interventions have impressed you most in Amsterdam? Can we start hoping in a "non-monetary" world or future?

I love the intersection between art-technology-economy-philosophy, and MoneyLab was the first symposium where I’ve seen a really coherent mix of those. In terms of a non-monetary future, I’m not sure. I don’t dogmatically assume that a non-monetary world would somehow be better than a monetary one - all systems have tradeoffs built into them, so I’m just interested in continuing to explore those and to learn more about them.