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domenica 19 ottobre 2014

Nascita del populismo digitale. Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo


 Nascita del populismo digitale è leggibile e scaricabile in formato PDF per lettori di ISSUU, iBook o e.book.

Il non-partito M5S guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ha ottenuto alle elezioni nazionali del 24—25 Febbraio 2013 un clamoroso successo elettorale: il panorama della politica italiana ne è uscito profondamente sconvolto. Questo libro cerca di indagare le novità che caratterizzano la nascita di un nuovo fenomeno politico: il populismo digitale. Siamo all’inizio di un cambio epocale della politica governamentale e della democrazia rappresentativa come l’abbiamo conosciuta fino da oggi? Lontano dall’essere un’anomalia italiana, il populismo è un fenomeno saldamente occidentale, sia nella sua versione analogica, sia nella sua versione digitale, con una english version, l’UKIP, estremamente seducente e, per questo motivo, non meno pericolosa di altre formazioni anti-establishment di destra. Abbiamo formulato a intellettuali italiani e anglosassoni - di varia estrazione politica e differenti competenze disciplinari - sei domande riguardanti alcuni punti fondanti della nascita del populismo digitale e delle relazioni esistenti tra masse, potere e post-democrazia agli albori del XXI secolo. Ciò che leggerete in questo libro è il risultato delle nove interviste rilasciate tra maggio 2013 e febbraio 2014 da Luciana Parisi, Tiziana Terranova, Lapo Berti, Simon Choat, Paolo Godani, Saul Newman, Jussi Parikka, Tony D. Sampson e Alberto Toscano.

A cura di Obsolete Capitalism.

mercoledì 23 ottobre 2013

Simon Choat: Politics, power and the state: a Marxist response to postanarchism @ Journal of Political Ideologies, Volume 18, Issue 3, 2013 - Published 14.Oct.2013


Simon Choat: Politics, power and the state: a Marxist response to postanarchism @ Journal of Political Ideologies, Volume 18, Issue 3, 2013 - Published 14.Oct.2013

Recent years have seen the development of a new form of anarchism. Under the label ‘postanarchism’, writers such as Todd May, Saul Newman and Lewis Call have sought to combine the insights of anarchism with those of recent Continental philosophy, in particular post-structuralism. A central but neglected element of postanarchist thought is its critique of Marxism. The main aim of this article is to counter the postanarchist dismissal of Marxism. It will: introduce the key ideas and arguments of postanarchism; locate its critique of Marxism, demonstrating its importance to the postanarchist project; and highlight weaknesses in the postanarchist critique of Marxism. It argues that the postanarchist portrayal of Marxism is reductive and misleading. Contrary to postanarchist claims, many post-structuralists have drawn inspiration from Marxism rather than rejecting it: as such, Marxism anticipates many of the post-structuralist-inflected ideas of postanarchism, in particular their approach to the state, power, subjectivity and politics. In addition, some Marxist criticisms of classical anarchism apply equally to postanarchism, thus raising questions to which postanarchists should respond.

Read more @ JPI

Read Simon Choat interview on Crowd, Power and Postdemocracy

sabato 19 ottobre 2013

Saul Newman - Intervista su Masse, Potere e Postdemocrazia nel XXI secolo


Intervista a Saul Newman su "Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo" a cura dei blog Obsolete Capitalism e Rizomatika. Intervista raccolta il 5 giugno 2013.


EDIT: E' disponibile online e scaricabile gratuitamente QUI il libro "Nascita del populismo digitale. Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo" che raccoglie tutte le interviste (in italiano) sul tema del populismo digitale. L'intervista di Saul Newman è disponibile in questo PDF.

Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo


'Fascismo di banda, di gang, di setta, di famiglia, di villaggio, di quartiere, d’automobile, un Fascismo che non risparmia nessuno. Soltanto il micro-Fascismo può fornire una risposta alla domanda globale: “Perchè il desiderio desidera la propria repressione? Come può desiderare la propria repressione?'
—Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Mille Piani, pg. 271

    Sul micro-fascismo
    OC Partiamo dall’analisi di Wu Ming, esposta nel breve saggio per la London Review of Books intitolato 'Yet another right-wing cult coming from Italy', che legge il M5S e il fenomeno Grillo come un nuovo movimento autoritario di destra.  Come è possibile che il desiderio di cambiamento di buona parte del corpo elettorale (nelle elezioni italiane del febbraio 2013) sia stato vanificato e le masse abbiano di nuovo anelato –ancora una volta– la propria repressione ? Siamo fermi nuovamente all’affermazione di Wilhelm Reich: sì, le masse hanno desiderato, in un determinato momento storico, il fascismo. Le masse non sono state ingannate, hanno capito molto bene il pericolo autoritario, ma l’hanno votato lo stesso. E il pensiero doppiamente preoccupante è il seguente: i due movimenti populisti autoritari, M5S e PdL, sommati insieme hanno più del 50% dell’elettorato italiano. Una situazione molto simile si è venuta a creare in UK, nel Maggio 2013, con il successo della formazione populista di destra dello UKIPLe tossine dell’autoritarismo e del micro-fascismo perché e quanto sono presenti nella società europea contemporanea?(1)
Saul Newman Non sono sicuro di essere completamente d'accordo con l'analisi di Wu Ming riguardante Grillo e il M5S. Non direi che è necessariamente una forma di fascismo, neofascismo o persino di autoritarismo di destra. Il M5S è sicuramente populista, e dietro il populismo e la figura del Popolo si trova sempre lo spettro oscuro di un potenziale fascismo. Grillo e il M5S, almeno nella sua forma attuale, mi colpiscono come un fenomeno enigmatico, più difficile da classificare secondo le categorie politiche e ideologiche tradizionali. Lo descriverei come populismo postmoderno; una forma di anti-politica che, prima, cerca di creare una sorta di interruzione del normale processo politico e, successivamente, cerca di destabilizzare le modalità consolidate di rappresentanza politica. La formazione politica di Grillo tenta di generare uno spazio simbolicamente vuoto nel processo politico, per mostrare - o almeno così sostiene - la corruzione e il degrado della classe politica. Tutto ciò non è esattamente uguale al tipico progetto autoritario o fascista di conquista del potere - un vero e proprio movimento fascista avrebbe colto la possibilità di formare il governo, situazione alla quale Grillo e M5S hanno opposto resistenza. Inoltre, il M5S è uno strano, e a volte incoerente, groviglio di politiche e programmi, sia progressivi che regressivi, sia di sinistra che di destra, sia libertari che populisti. Molti dei loro temi - per quanto le loro dichiarazioni possano essere prese sul serio - sono, in realtà, molto interessanti: la democrazia partecipativa, la giustizia sociale, la tutela ecologica. Il M5S è la politica o meglio l'anti-politica come Spettacolo o, meglio ancora, l'anti-Spettacolo come Spettacolo. Funge da significante vuoto o da schermo bianco su cui le persone proiettano la loro frustrazione e la loro rabbia per l'establishment politico. Il M5S è tanto simile ad Occupy Wall Street quanto lo è all'UKIP - un movimento strano, paradossale, eretico, a volte confuso. C'è un aspetto carnevalesco connaturato al Movimento 5 Stelle e la figura di Grillo, nel contesto, è più vicina al Papa dei Folli (1a) che al dittatore fascista. Naturalmente, questo non significa che non dobbiamo diffidare di tutti i populismi - in loro c'è sempre latente un divenire fascista. Deleuze e Guattari, dopotutto, parlano di micro-fascismi immanenti sia alla sinistra che alla destra. Stiamo assistendo, inoltre, all'emersione di veri e propri populismi di destra che prendono le sembianze della politica di protesta anti-establishment. Con l'aggravarsi della crisi economica, e la situazione della disoccupazione in Europa in peggioramento, c'è poco da sorprendersi che i "veri" fascismi e i "veri" razzismi anti-immigrati siano in aumento. Basta solo guardare alla Grecia e ad Alba Dorata, così come alla rinascita di forze di estrema destra in Francia. Questo è il terreno di coltura ideale per i nuovi fascismi. Temo una barbarie a venire... L'analisi di Reich, qui, non ha perso nulla della sua validità. Il Popolo, in certi momenti e a certe condizioni, desidera il fascismo. Non è una questione di falsa coscienza ma, all'ombra del Popolo, c'è sempre una macchina desiderante fascista al lavoro.

1a) Riferimento a Quasimodo, il personaggio noto come il gobbo di Notre Dame, descritto nel romanzo di Victor Hugo "Notre Dame de Paris" (1831). Quasimodo viene eletto  il 6 gennaio 1482 "le Pape des fous" (The Pope of Fools), il Papa dei Folli, dai cittadini di Parigi durante la festa popolare nota come La fête des fous.

    1919, 1933, 2013. Sulla crisi
    OC Slavoj Zizek ha affermato, già nel 2009,  che quando il corso normale delle cose è traumaticamente interrotto, si apre nella società una competizione ideologica “discorsiva” esattamente come capitò nella Germania dei primi anni ’30 del Novecento quando Hitler indicò nella cospirazione ebraica e nella corruzione del sistema dei partiti i motivi della crisi della repubblica di Weimar. Zizek termina la riflessione affermando che ogni aspettativa della sinistra radicale di ottenere maggiori spazi di azione e quindi consenso risulterà fallace in quanto saranno vittoriose le formazioni populiste e razziste, come abbiamo poi potuto constatare in Grecia con Alba Dorata, in Ungheria con il Fidesz di Orban, in Francia con il Front National di Marine LePen e in Inghilterra con le recentissime vittorie di Ukip. In Italia abbiamo avuto imbarazzanti “misti” come la Lega Nord e ora il M5S, bizzarro rassemblement che pare combinare il Tempio del Popolo del Reverendo Jones e Syriza, “boyscoutismo rivoluzionario” e disciplinarismo delle società del controllo. Come si esce dalla crisi e con quali narrazioni discorsive “competitive e possibilmente vincenti”? Con le politiche neo-keynesiane tipiche del mondo anglosassone e della terza via socialdemocratica nord-europea o all’opposto con i neo populismi autoritari e razzisti ? Pare che tertium non datur... (2)
SN Come ho segnalato in ciò che ho detto sopra, sono in gran parte d'accordo con il punto di Zizek qui. Il campo ideologico è spalancato, e stiamo vedendo tutti i tipi di strane combinazioni e configurazioni che cercano di articolare la rabbia, l’ansia e la paranoia del Popolo. Non sono sicuro che il neo-keynesismo sia in grado di fornire una risposta - e in ogni caso, le politiche economiche perseguite dal Regno Unito (anche se non negli Stati Uniti), non sono keynesiane o neo-keynesiane in alcun modo. No, quello che vediamo con i tagli dell’austerità è semplicemente l' ultimo pretesto del neoliberismo, per cui la maggior parte dei governi, sia di destra e che di sinistra, non riesce a immaginare nessuna alternativa. E chiaramente questo sta rendendo la situazione peggiore. Non credo che dovremmo vedere la situazione come una scelta netta tra uno dei due, o il neo-keynesismo o il populismo autoritario. Queste non sono le uniche possibilità. L’affrontare il problema di un fascismo emergente richiede chiaramente nuove forme collettive di politica e di lotta; abbiamo visto qualcosa di simile nelle occupazioni di piazza e nei movimenti in Europa. Stiamo assistendo in questo momento ad interessanti mobilitazioni di popolo in Turchia. E' difficile sapere che cosa può uscire da questi vari movimenti e occupazioni, ma mi pare essere l'unico modo per fornire una figura alternativa o lo spazio per formazioni politiche collettive. Forse il Popolo può essere confrontato solo con la Moltitudine. 
    Sul popolo che manca
    OC Mario Tronti afferma che “c’è populismo perché non c’è popolo”. Tema eterno, quello del popolo, che Tronti declina in modalità tutte italiane in quanto “le grandi forze politiche erano saldamente poggiate su componenti popolari presenti nella storia sociale: il popolarismo cattolico, la tradizione socialista, la diversità comunista. Siccome c’era popolo, non c’era populismo.” Pure in ambiti di avanguardie artistiche storiche, Paul Klee si lamentava spesso che era “il popolo a mancare”. Ma la critica radicale al populismo - è sempre Tronti che riflette - ha portato a importanti risultati: il primo, in America, alla nascita dell’età matura della democrazia; il secondo, nell’impero zarista, la nascita della teoria e della pratica della rivoluzione in un paese afflitto dalle contraddizioni tipiche dello sviluppo del capitalismo in un paese arretrato (Lenin e il bolscevismo). Ma nell’analisi della situazione italiana ed europea è tranchant: “Nel populismo di oggi, non c’è il popolo e non c’è il principe. E’ necessario battere il populismo perché nasconde il rapporto di potere”. L’abilità del neo-populismo, attraverso l'utilizzo spregiudicato di apparati economici-mediatici-spettacolari-giudiziari, è nel costruire costantemente  "macchine di popoli fidelizzati” più simili al “portafoglio-clienti” del mondo brandizzato dell’economia neo-liberale. Il "popolo" berlusconiano è da vent’anni che segue blindato le gesta del sultano di Arcore; il "popolo" grillino, in costruzione precipitosa, sta seguendo gli stessi processi identificativi totalizzanti del “popolus berlusconiano”, dando forma e topos alle pulsioni più deteriori e confuse degli strati sociali italiani. Con le fragilità istituzionali, le sovranità altalenanti, gli universali della sinistra in soffitta (classe, conflitto, solidarietà, uguaglianza) come si fa popolo oggi? E’ possibile reinventare un popolo anti-autoritario? E’ solo il popolo o la politica stessa a mancare? (3)
SN Dobbiamo radicalmente ripensare la figura del Popolo. Dobbiamo chiederci se esso continua ad avere forza d’emancipazione o se si tratta di quello che è sempre stato nel pensiero politico - la totalità da cui emerge il potere dello stato, il corpo politico che legittima il sovrano. E abbiamo già discusso la pericolosa, violenta, totalitaria e fascista potenzialità del Popolo. Esiste quindi un vero e proprio Popolo - un Popolo genuinamente democratico - al di là delle manipolazioni dei media e della politica? O abbiamo raggiunto il punto in cui questa idea si è completamente esaurita e dobbiamo pensare la collettività politica in nuovi modi? La mia opinione è che abbiamo effettivamente raggiunto questo limite, e che le energie democratiche e di emancipazione, una volta impregnate nelle persone, sono ora completamente dissipate. Ed è forse un sintomo di questa dissipazione che l’ombra del Popolo riappare nelle forme inquietanti, violente e reazionarie di oggi. Nonostante le difficoltà che ho con il concetto, l'idea della Moltitudine nel pensiero “autonomo” e post-autonomo - in cui differenza e singolarità sono pensate insieme alla collettività, in modo tale che una non sussuma l'altra - fissa un terreno alternativo per una radicalità politica. Laddove il Popolo - anche nella sua forma democratica - è associato a totalità, identità e sovranità, la Moltitudine invoca, invece, eterogeneità, singolarità e organizzazione rizomatica. Altre figure teoriche, però, ci permettono di pensare lo stesso termine, in modo simile. Per esempio, sono interessato alla nozione di Max Stirner, in gran parte trascurata (o ingiustamente derisa), dell'“unione degli ego” - in cui le singolarità individuali possono lavorare insieme su progetti collettivi senza essere sacrificate sull’altare degli ideali sacri, così come possono collaborare senza essere incorporate in un'unica struttura totalitaria e trascendente. Ciò ci permette di pensare l'apertura contingente del campo politico in  modo del tutto differente.
    Sul Controllo
    OC Gilles Deleuze nel Poscritto delle Società di Controllo, pubblicato nel maggio del 1990, afferma che, grazie alle illuminanti analisi di Michel Foucault, emerge una nuova diagnosi della società contemporanea occidentale. L’analisi deleuziana è la seguente: le società di controllo hanno sostituito le società disciplinari allo scollinare del XX secolo. Deleuze scrive che “il marketing è ora lo strumento del controllo sociale e forma la razza impudente dei nostri padroni”. Difficile dargli torto se valutiamo l’incontrovertibile fatto che, dietro a due avventure elettorali di strepitoso successo - Forza Italia e Movimento 5 Stelle - si stagliano due società di marketing: la Publitalia 80 di Marcello Dell’Utri e la Casaleggio Asssociati di Gianroberto Casaleggio. Meccanismi di controllo, eventi mediatici quali gli exit polls, sondaggi infiniti, banche dati in/penetrabili, data come commodities, spin-doctoring continuo, consensi in rete guidati da influencer, bot, social network opachi, digi-squadrismo, echo-chambering dominante, tracciabilità dei percorsi in rete tramite cookies: queste sono le determinazioni della società post-ideologica (post-democratica?) neoliberale. La miseria delle nuove tecniche di controllo rivaleggia solo con la miseria della “casa di vetro” della trasparenza grillina (il web- control, of course). Siamo nell’epoca della post-politica, afferma Jacques Ranciere: Come uscire dalla gabbia neo-liberale e liberarci dal consenso ideologico dei suoi prodotti elettorali? Quale sarà la riconfigurazione della politica - per un nuovo popolo liberato - dopo l’esaurimento dell’egemonia marxista nella sinistra? 

SN Non c'è dubbio che la politica democratica, così come è praticata sotto l'egemonia neoliberista, sia stata del tutto corrotta e degradata nei modi che descrivete. La trasparenza e la responsabilità che queste forme di democrazia mediata presumibilmente permettono, producono solo un’opacità diversa, la politica come spettacolo mediatico impenetrabile, un gigantesco ' reality ' show televisivo. E, naturalmente, vi è la proliferazione di queste modalità neoliberiste di controllo e di soggettivazione attraverso internet e i social media, in cui, nello specchio narcisistico del blog o della pagina Facebook, costruiamo noi stessi e le nostre relazioni con gli altri in modi altamente mercificati e normalizzati, sostenendo al tempo stesso l'illusione che stiamo esprimendo sia la nostra individualità che l’intenzione di cambiare direttamente il mondo. Questo non significa negare l'importanza di tali reti come strumento di comunicazione, organizzazione e mobilitazione, ma c'è un problema molto più ampio da sviscerare. In un'intervista a Toni Negri, Deleuze afferma:

 'Lei mi chiede se le società di controllo o di comunicazione non scateneranno forme   di resistenza capaci di ridare una chance a un comunismo inteso come "organizzazione trasversale di individui liberi ". Non lo so, forse. Ma non nella misura in cui le minoranze potranno riprendere la parola. Forse la parola e la comunicazione sono fradice. Sono interamente penetrate dal denaro: non accidentalmente ma essenzialmente. E’ necessario un dirottamento della parola. Creare è sempre stato altro dal comunicare. L’importante sarà forse creare dei vacuoli di non-comunicazione, degli interruttori, per sfuggire al controllo'. (1b)

Quindi, se la comunicazione è stata corrotta - e lo vediamo oggi, in particolare con le tecnologie ubique di comunicazione dove la connessione istantanea diventa un imperativo categorico - allora dobbiamo pensare a come questi circuiti possano essere ricostituiti, come possano essere introdotti interruttori, nel senso inteso da Deleuze.  Anonimato e invisibilità - così come li troviamo, ad esempio, nei collettivi di hacker anonimi - sono elementi importanti nella rottura dei circuiti di sorveglianza e controllo che operano attraverso la comunicazione moderna .

Le elezioni, come preesistenti modalità dominanti di comunicazione e di rappresentanza, hanno ovviamente raggiunto il loro limite. Si tratta di una sorta di rituale quasi religioso finalizzato alla legittimazione simbolica del potere. Di volta in volta, e in determinate circostanze, potrebbe essere strategicamente utile partecipare alle elezioni locali e regionali; non vorrei diminuire interamente la loro importanza. Ma la politica elettorale non dovrebbe essere feticista, e non può essere l'orizzonte, oggi, delle lotte politiche radicali. Mentre alcuni commentatori vedono il calo di interesse e di partecipazione alla politica elettorale come segno di un malessere post-politico, io non sono poi così pessimista. Potrebbe essere l'inizio e non la fine della politica. In ogni caso, non dobbiamo piangere la rottura del modello elettorale della democrazia o immaginare che questo modello sia l'unico luogo vero della politica.

(1b) Gilles Deleuze - Pourparler - Quodlibet, Macerata, 2000, pg. 231
    Sulla “Googlization” della politica; l’aspetto finanziario del populismo digitale
    OC La prima decade del XXI secolo è stata caratterizzata dall'insorgenza del neo-capitalismo definito "cognitive capitalism"; in questo contesto un'azienda come Google si è affermata come la perfetta sintesi del web-business in quanto non retribuisce, se non in minima parte, i contenuti che smista attraverso il proprio motore di ricerca. In Italia, con il successo elettorale del M5S, si è assistito, nella politica, ad una mutazione della categoria del prosumer dei social network: si è creata la nuova figura dell'elettore-prosumer, grazie all'utilizzo del blog di Beppe Grillo da parte degli attivisti - che forniscono anche parte cospicua dei contenuti - come strumento essenziale di informazione del movimento. Questo www.bellegrillo.it è un blog/sito commerciale, alternativo alla tradizione free-copyright del creative commons; ha un numero altissimo di contatti, costantemente incrementato in questo ultimo anno. Questa militanza digitale produce introiti poiché al suo interno vengono venduti prodotti della linea Grillo (dvd, libri e altri prodotti editoriali legati al business del movimento). Tutto ciò porta al rischio di una googlizzazione della politica ovvero ad un radicale cambio delle forme di finanziamento grazie al "plusvalore di rete", termine utilizzato dal ricercatore Matteo Pasquinelli per definire quella porzione di valore estratto dalle pratiche web dei prosumer. Siamo quindi ad un cambio del paradigma finanziario applicato alla politica? Scompariranno i finanziamenti delle lobbies, i finanziamenti pubblici ai partiti e al loro posto si sostituiranno le micro-donazioni via web in stile Obama?  Continuerà e si rafforzerà lo sfruttamento dei prosumer-elettori? Infine che tipo di rischi comporterà la “googlization della politica”? 

SN Come ho suggerito nella risposta precedente, il proliferare di queste nuove tecnologie democratiche di trasparenza e comunicazione non hanno reso la politica più democratica. Niente di più falso. E le nuove forme di blogocrazia, di micro-donazioni via web e altre pratiche apparentemente orizzontali e partecipative - che sono in qualche modo fenomeni interessanti - potrebbero essere viste come una nuova forma di tecnologia democratica neoliberista. Superato il controllo delle élites politiche, questi fenomeni appaiono come feticci democratici, favoriti dall'illusione che il Popolo sia realmente partecipante al processo politico in modo inedito. Dobbiamo essere estremamente scettici riguardo a ciò. Così si sancisce definitivamente il modello di mercato della democrazia, il quale poi riproduce il soggetto come cittadino-consumatore, un selettore di politica razionale. E' davvero, come si allude nella domanda, una forma di attività politica completamente modellata intorno al neoliberismo ed è, dopo tutto, e in un modo alquanto perverso, una forma di orizzontalismo nella quale possiamo diventare tutti imprenditori di noi stessi. Ciò che è chiaramente necessario è un’alternativa politica orizzontale dove questo governo neoliberista razionale - che riproduce solo il dominio del capitale sulla vita politica e sociale - sia contestato direttamente. Anche in questo caso, mi sembra che la soluzione non sia tornare a un principio idealizzato, sociale e democratico, ma di inventare forme genuinamente autonome di vita politica, sociale ed economica.
    Sul populismo digitale, sul capitalismo affettivo
    OC James Ballard affermò che, dopo le religioni del Libro, ci saremmo dovuti aspettare le religioni della Rete. Alcuni affermano che, in realtà, una prima techno-religione esiste già: si tratterebbe del Capitalismo Affettivo. Il nucleo di questo culto secolarizzato sarebbe un mix del tutto contemporaneo di tecniche di manipolazione affettiva, politiche del neo-liberalismo e pratiche politiche 2.0. In Italia l'affermazione di M5S ha portato alla ribalta il primo fenomeno di successo del digi-populismo con annessa celebrazione del culto del capo; negli USA, la campagna elettorale di Obama ha visto il perfezionarsi di tecniche di micro-targeting con offerte politiche personalizzate via web. La nuova frontiera di ricerca medica e ricerca economica sta costruendo una convergenza inquietante tra saperi in elaborazione quali: teorie del controllo, neuro-economia e neuro-marketing. Foucault, nel gennaio 1976, all'interno dello schema guerra-repressione, intitolò il proprio corso "Bisogna difendere la società". Ora, di fronte alla friabilità generale di tutti noi, come possiamo difenderci dall'urto del capitalismo affettivo e delle sue pratiche scientifico- digitali ? Riusciremo ad opporre un sapere differenziale che - come scrisse Foucault - "deve la sua forza solo alla durezza che oppone a tutti i saperi che lo circondano"? Quali sono i pericoli maggiori che corriamo riguardo ai fenomeni e ai saperi di assoggettamento in versione network culture?
SN Il riferimento effettuato a Foucault è interessante, e forse parla del modo in cui dietro il neoliberismo e le reti di regolazione e controllo, ci sia la guerra; guerra alla vita sociale, all'ambiente, alle eventuali ultime vestigia dei beni comuni;  una guerra che si combatte contro tutti noi. Come possiamo difenderci contro questo attacco? Parte della risposta è, come direbbe Foucault, un'insurrezione dei discorsi e dei saperi marginali, adottando un punto di vista partigiano in cui la neutralità e l'universalismo sono respinti in favore della rivelazione e della intensificazione di questo campo di combattimento. Si tratta anche di riconoscere che, paradossalmente, ogni potere, anche quello che sembra insormontabile e che ci cattura con una tale forza, è solo il nostro potere in una forma alienata. È un potere che sosteniamo e riproduciamo attraverso le nostre pratiche quotidiane. Sono i legami che rinnoviamo ogni giorno. Questa è la tesi della servitù volontaria del filosofo francese La Boetie, il quale sosteneva che volontariamente ci conformiamo alla dominazione del potere, in gran parte per abitudine. La soluzione - ciò che produce un capovolgimento radicale nei rapporti di potere - è dunque nel riconoscimento che abbiamo avuto il potere per tutto il tempo, che siamo già da sempre liberi e che abbiamo bisogno di togliere al potere i veli delle sue illusioni e delle sue astrazioni per disconoscerlo e per non prendervi più parte. Ciò si tradurrebbe in un cambiamento  delle nostre abitudini o, come ha detto Sorel, nell’apprendimento di ‘abitudini di libertà'.


Saul Newmanaustraliano, vive e lavora a Londra. E' Professor di Political Theory al Goldsmiths College, University of London (UK). E' un teorico della politica, in particolare del pensiero definito "post-anarchico"Newman stesso ha coniato il termine "post-anarchism" come termine generale indicante quelle filosofie che filtrano il pensiero anarchico del XIX secolo attraverso le lenti del post-strutturalismo continentale del XX secolo. A questo proposito, il testo base del pensiero post-anarchico è il suo libro del 2001 intitolato From Bakunin to LacanTra i libri pubblicati, citiamoFrom Bakunin to Lacan. Anti-Authoritarianism and the Dislocation of Power (Lanham MD: Lexington Books 2001); Power and Politics in Poststructuralist Thought: New Theories of the Political. (London: Routledge 2005); Unstable Universalities: Postmodernity and Radical Politics. (Manchester: Manchester University Press 2007); Politics Most Unusual: Violence, Sovereignty and Democracy in the 'War on Terror'. - Co-autore con Michael Levine and Damian Cox- (New York: Palgrave Macmillan 2009); The Politics of Post Anarchism. (Edinburgh: University of Edinburgh Press: 2010 ); editor di Max Stirner (Houndmills, Basingstoke, Hampshire, UK; New York: Palgrave Macmillan 2011). Ultimo libro pubblicato, nel giugno del 2013, per la Edinburgh University Press: Agamben and the Politics of Human Rights (di cui è co-autore con John Lechte)

Bibliografia
1) testi di riferimento alla domanda Sul micro-fascismo
Wu MingYet another right-wing cult coming from Italy, via Wu Ming blog.
Wilhelm ReichPsicologia di massa del fascismo - Einaudi, 2002 
Gilles Deleuze, Félix GuattariMille Piani, Castelvecchi, 2010 
Gilles Deleuze, L’isola deserta e altri scritti, Einaudi, 2007 (cfr. pg. 269, 'Gli Intellettuali e il Potere', conversazione con Michel Foucault del 4 marzo 1972) “Questo sistema in cui viviamo non può sopportare nulla: di qui la sua radicale fragilità in ogni punto e nello stesso tempo la sua forza complessiva di repressione” (intervista a Deleuze e Foucault, pg. 264)

2) testi di riferimento alla domanda Sulla Crisi
Slavoj Zizek, First as Tragedy, then as Farce. Verso, Uk, 2009 (pg. 17) 

3) testi di riferimento alla domanda Sul popolo che manca
Mario Tronti, 'C’è populismo perché non c’è popolo', in Democrazia e Diritto, n.3-4/2010. 
Paul Klee, Diari 1898-1918. La vita, la pittura, l’amore: un maestro del Novecento si racconta - Net, 2004 
Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Millepiani (in '1837. Sul Ritornello' pg. 412-413)

4) testi di riferimento alla domanda Sul controllo
Jacques RanciereDisagreement. Politics and Philosophy, UMP, Usa, 2004
Gilles Deleuze, Pourparler, Quodlibet, Ita, 2000 (pg. 234, 'Poscritto sulle società di controllo') 
Saul Newman, 'Politics in the Age of Control', in Deleuze and New Technology, Mark Poster and David Savat, Edinburgh University Press, Uk, 2009, pp. 104-122. 

5) testi di riferimento alla domanda Sulla googlizzazione della politica
Guy DebordLa società dello spettacolo, 1967 - II sezione - Merce come spettacolo, tesi 42,43,44 e seguenti fino alla 53. 
Matteo Pasquinelli, Google's Pagerank Algorithm, http://matteopasquinelli.com/docs/Pasquinelli_PageRank.pdf 
Nicholas CarrThe Big Switch: Rewiring the World, from Edison to Google (New York: W.W. Norton, 2008) 

6) testi di riferimento alla domanda Sul populismo digitale e sul capitalismo affettivo
Tony D. SampsonVirality, UMP, 2012
Michel Foucault, Security, Territory and Population, Palgrave and Macmillan, 2009 
Michel Foucault, Society Must be Defended: Lectures at the Collège de France 1975—76, Saint Martin Press, 2003


Dipinto: Stelios Faitakis "The Mob" (2013)

venerdì 18 ottobre 2013

Saul Newman and John Lechte - Agamben and the Politics of Human Rights Statelessness, Images, Violence @ Edinburgh University Press, June 2013



Agamben and the Politics of Human Rights Statelessness, Images, Violence 


@ Edinburgh University Press, June 2013


Can human rights protect the stateless? Or are they permanently excluded from politics and condemned 


to 'bare life'?



Human rights are in crisis today. Everywhere one looks, there is violence, deprivation, and oppression, which human rights norms seem powerless to prevent. This book investigates the roots of the current crisis through the thought of Italian philosopher, Giorgio Agamben. Human rights theory and practice must come to grips with key problems identified by Agamben – the violence of the sovereign state of exception and the reduction of humanity to ‘bare’ life. Any renewal of human rights today must involve breaking decisively with the traditional coordinates of Western political thought and instead affirm a new understanding of life and political action.

John Lechte is Professor at the Macquarie University 
Saul Newman is Professor at the Goldsmiths, University of London.

sabato 21 settembre 2013

Saul Newman's interview on Crowd, Power and Post-Democracy in the 21st Century


Saul Newman's interview on digital populism and recent European political phenomena, held on 5th June 2013 with the author of this blog and of Rizomatika



 EDIT: We collected Newman's interview in PDF file that you can download or 

read online. All interviews on digital populism - in English language - are 

collected into a single file HERE. The e.book (Italian language) that collects all

the interviews is titled "Nascita del populismo digitale. Masse, potere e 

postdemocrazia nel XXI secolo" is available for free download HERE



Crowd, Power and Post-democracy in the 21st Century

Rural fascism and city or neighborhood fascism, youth fascism and war veteran's fascism... fascism of the couple, family, school, and office. Only the micro-fascism can answer the global question: "why does desire long for its repression? how can it desires its very own repression?"' — Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, A thousand plateaus, pg.271
    On the micro-fascism
    OC Let us start from the analysis Wu Ming set out in their brief essay Grillismo: Yet another right-wing cult coming from Italy and which interprets Grillo’s Five Star Movement as a new authoritarian right-wing faction. Why did the desire for change of much of the electorate long once again for its very repression? We seem to witness the re-affirmation of Wilhelm Reich’s thought: at a given moment in history the masses wanted fascism. The masses have not been deceived: they have understood very well the danger of authoritarianism; but they have voted it anyway. Even more worrying is that the authoritarian Berlusconi's Freedom People (PDL) and Grillo’s Five Star Movement (M5S) conquer more than half of the Italian electorate together. A very similar situation arose in the UK in May 2013, with the UKIP’s exploit in the latest local elections. Why and in what measure are the toxins of authoritarianism and micro-fascism present in contemporary European society?
SN I’m not sure I entirely agree with the Wu Ming analysis of Grillo and the 5SM. I wouldn’t say it is necessarily a form of fascism, neo-fascism or even right-wing authoritarianism. It is certainly populist, and behind populism and the figure of the People always lies the obscure spectre of a potential fascism. But, at least in its current form, Grillo and 5SM strike me as a more enigmatic phenomenon, which is difficult to classify according to traditional political and ideological categories. It is what I would describe as postmodern populism; a form of anti-politics which seeks to create a kind of interruption in the normal political process and thereby destabilize established modes of political representation. It tries to create a symbolically empty space in the political process, to expose – or so it claims – the corruption and degradation of the political class. This is not quite the same as the fascist or authoritarian project of seeking power – a genuine fascist movement would jump at the opportunity of forming government, which Grillo and 5SM has been resistant to. Also, 5SM is an odd and at times incoherent jumble of policies and programs, both progressive and regressive, left-wing and right-wing, libertarian and populist. Many of their themes – to the extent their pronouncements can be taken seriously – are actually quite appealing: participatory democracy, social justice, ecological protection, etc. 5SM is politics or rather anti-politics as spectacle – an anti-spectacle spectacle. It serves as an empty signifier or blank screen upon which people project their frustration and anger at the political establishment. It is as much Occupy as it is UKIP – an odd, paradoxical, at times confused, and heretical movement. There is a carnivalesque aspect to it; the figure of Grillo here is less like the fascist master and more like the Pope of Fools.

Of course, this does not mean that we should not be wary of all populisms – they can always become fascist. Deleuze and Guattari, after all, talk about the micro-fascisms immanent in the left and the right. It is also the case that we are seeing the emergence all around us of real and dangerous right-wing populisms which take the guise of anti-establishment protest politics. As the economic crisis deepens, as the unemployment situation worsens across Europe, there is little surprise that real fascisms and anti-immigrant racisms are on the rise. One only needs to look at Greece and Golden Dawn, as well as the resurgence of far-right forces in France. This is the perfect breeding ground for new fascisms. I fear a coming barbarism.. Reich’s analysis here has lost none of its validity. People, at certain moments and given certain conditions, desire fascism. It is not a question of false consciousness; there is a fascist desiring machine at work the shadow of The People.

      1919, 1933, 2013. On the crisis
      OC In 2008 Slavoj Zizek said that when the normal run of things is traumatically interrupted, the field is open for a ‘discursive’ ideological competition. In Germany in the early 1930s Hitler won the competition to determine which narrative would explain the reasons for the crisis of the Weimar Republic — the Jewish conspiracy and the corruption of political parties. Zizek ends his reflection by stating that the expectations of the radical left to get scope for action and gain consent may be deceptive as populist or racist formations will prevail: the Greek Golden Dawn, the Hungarian Fidesz, the French Front National, the UK Independence Party are examples. Italy has had farcical groups such as the Lega Nord or the recent Five Star Movement, a bizarre rassemblement that seems to combine Reverend Jones People's Temple with Syriza, or ‘revolutionary boyscoutism’ with the disciplinarism of the societies of control. How can one escape the crisis? What discursive, possibly-winning narratives should be developed? Are the typically Anglo-Saxon neo-Keynesian politics an answer or, on the countrary, is it the new authoritarian populism that will prevail?

SN As signalled in what I have said above, I largely agree with Zizek’s point here. The ideological field is wide open, and we are seeing all kinds of strange permutations and configurations which try to articulate the anger, anxieties and paranoia of the People. I’m not sure that neo-Keynesianism can provide an answer to this – and in any case, the economic policies pursued by the UK (although not in the US) at least are not Keynesian or neo-Keynesian by any measure. No, what we see with austerity cuts is simply the latest guise of neoliberalism, which most governments, of both the left and right, can’t seem to imagine any alternative to. And clearly this is making the situation much worse. But I’m not sure we should see the situation as presenting a clear choise between either neo-Keynesianism or authoritarian populism. These are not the only possibilities. To confront the problem of an emergent fascism clearly requires new collective forms of politics and struggle; we saw something like this in the square occupations and movements in Europe. We are seeing interesting mobilizations of people in Turkey right now. It is difficult to know what can come out of these various movements and occupations, but it seems to me to be the only way to provide an alternative figure or space for collective political formations. Perhaps the People can only be confronted with the Multitude. 

      On the missing people
      OC Mario Tronti states that ‘there is populism because there is no people.’ That of the people is an enduring theme which Tronti disclaims in a very Italian way: ‘the great political forces use to stand firmly on the popular components of the social history: the Catholic populism, the socialist tradition, the diversity in communism. Since there was the people, there was no populism.’ Paul Klee often complained that even in historical artistic avant-gardes ‘it was people who were lacking.’ However the radical critique to populism has led to important results: the birth of a mature democracy in America; the rise of the theory and the practice of revolution in the Tsarist Empire, a country plagued by the contradictions of a capitalist development in an underdeveloped territory (Lenin and bolshevism). Tronti carries on in his tranchant analysis of the Italian and European backgrounds: ‘In today's populism, there is no people and there is no prince. It is necessary to beat populism because it obscures the relations of power.’ Through its economic-mediatic-judicial apparatuses, neopopulism constantly shapes “trust-worthy people” similar to the "customers portfolio" of the branded world of neoliberal economy: Berlusconi’s “people” have been following the deeds of Arcore’s Sultan for twenty years; Grillo’s followers are adopting similar all-encompassing identifying processes, giving birth to the more confused impulses of the Italian social strata. With institutional fragility, fluctuating sovereignties and the oblivion of left-wing dogmas (class, status, conflict, solidarity, equality) how can we form people today? Is it possible to reinvent an anti-authoritarian people? Is it only the people or also politics itself that is lacking?
SN It seems to me that we have to radically re-think the figure of the People. We have to ask whether it continues to have any emancipatory or whether it is what it always was in political thought – the imagined totality out of which state power emerges; the body-politic that legitimises the sovereign. And we have already discussed the dangerous, violent, totalitarian and fascist potentiality of the People. So is there a genuine People - a really democratic People - beyond media and political manipulations? Or have we now reached the point where this idea is completely exhausted and we have to think political collectivity in new ways? My sense is the we have indeed reached this limit, and that the democratic and emancipatory energies once seen to be imbued in the People, have now completely dissipated. And it is perhaps as a symptom of this that we see the shadow of the People re-appearing in uncanny, violent and reactionary forms today. Despite the difficulties I have with the concept, the notion of the multitude in autonomist and post-autonomist thought – where difference or singularity are thought together with collectivity in such a way that one does dot subsume the other – sets out an alternative terrain for radical politics. Where the People - even in its democratic form – is associated with totality, identity and sovereignty, the multitude invokes heterogeneity, singularity and a rhizomatic organisation. Other theoretical figures allow us to think through the same limit in a similar way. For instance, I am interested in Max Stirner’s largely neglected (or unfairly derided) notion of the ‘union of egos’ – in which individual singularities can work together on collective projects without being sacrificed to sacred ideals, how they can collaborate without being incorporated into a totalitarian and transcendent body. It is something that allows us to think about the contingent openness of the political field in a different way.
      On Control
      OC In Postscript on the Societies of Control, published in 1990, Gilles Deleuze states that, thanks to the illuminating analyses of Michel Foucault, a new diagnosis of contemporary Western society has emerged. Deleuze's analysis is as follows: control societies have replaced disciplinary societies at the beginning of the twentieth century. He writes that ‘marketing is now the instrument of social control and it forms the impudent breed of our masters.’ Let us evaluate who stands beyond two very successful electoral adventures such as Forza Italia (Berlusconi’s first party) and M5S: respectively Publitalia 80 owned by Marcello Dell'Utri, and Casaleggio Asssociati owned by Gianroberto Casaleggio. The incontrovertible fact that two marketing companies stand behind these political projects reinforces Deleuze’s analysis. Mechanisms of control, media events such as exit polls and infinite surveys, im/penetrable databases, data as commodities, continuous spin doctoring, influencers that lead consensus on the net, opaque bots, digital squads, dominant echo-chambering. Evil media. These are the determinations of post-ideological (post-democratic?) neoliberalism. The misery of the new control techniques competes only with that of the glass house of transparency (web-control, of course). Jacques Ranciere says we live in the epoch of post- politics: how can we get out of the neo-liberal cage and free ourselves from the ideological consensus of its electoral products? What will the reconfiguration of left-wing politics be after the exhaustion of Marxist hegemony?

SN There is no question that democratic politics, as practiced under the neoliberal hegemony, has been utterly corrupted and degraded in the ways you describe. The transparency and accountability that these mediated forms of democracy supposedly enable, only produce a different opacity; politics as an impenetrable mediatic spectacle, a gigantic ‘reality TV’ show. And of course, there is the proliferation of these modes of neoliberal control and subjectification through the internet and social media, in which, in the narcissistic mirror of the blog or Facebook page, we construct ourselves and our relations with others in highly commodified and normalised ways, while sustaining the illusion that we are both expressing our individuality and directly changing the world. This is not to deny the importance of such networks as a tool of communication, organising and mobilizing, but there is a much broader problem with this that we need to be aware of. In an interview with Toni Negri, Deleuze says: 
‘You ask whether control or communication societies will lead to forms of resistance that might open the way for a communism understood as a “transversal organisation of free individuals”. Maybe, I don’t know. But it would be nothing to do with minorities speaking out. Maybe speech and communication have been corrupted. They’re thoroughly permeated by money – and not by accident but by their very nature. We’ve got to hijack speech. Creating has always been different from communicating. They key thing may be to create vacuoles of noncommunication, circuit-breakers, so we can elude control.’
So if communication has been corrupted – and we see this today particularly with the ubiquitous technologies of communication where instantaneous connection becomes something like a categorical imperative – then we need to think of how these circuits can be reconstituted, how circuit-breakers can be introduced. Anonymity and invisibility – found in anonymous hackers’ collectives, for instance - is an important element in the disruption of circuits of surveillance and control that operate through modern communication. 

Obviously elections as the previously dominant mode of political communication and representation have reached their limit. They are a sort of quasi-religious ritual aimed at the symbolic legitimation of power. It might, from time to time, and in specific circumstances, be strategically useful to participate in local and regional elections; I wouldn’t want to discount their importance entirely. But electoral politics should not be fetishised, and it cannot be the horizon of radical political struggles today. While some commentators might see the decline in interest and participation in electoral politics as a sign of a post-political malaise, I am not quite so pessimistic. It could be the beginning rather than the end of politics. At any rate, we should not mourn the breakdown of the electoral model of democracy or imagine that this is the only genuine site of politics. 
      On the Googlization of politics; the financial side of digi-populism
      OC The first decade of the 21st century has been characterized by the rise of neo-capitalism, referred to as cognitive; in this context a company like Google has established itself as the perfect synthesis of web-business as it does not compensate, if not in a small part, the content-carriers it lists. In Italy, following the electoral success of the Five Star Movement we witnessed a mutation of the typical prosumer of social networks: the new figure of the “prosumer-voter” was in fact born on Grillo’s blog - being essentially the one and only channel of information of the movement. The blog is a commercial activity and the high number of contacts and daily access has steadily increased in the last year. This digital militancy produces incomes both in the form of advertising and online sales of products such as DVDs, books and other material associated with the movement. All of this leads to the risk of googlization of politics whereby the modes of financing political activity radically change because of the "network surplus-value" - an expression coined by the researcher Matteo Pasquinelli to define that portion of incomes extracted from the practices of the web prosumers. Having said this, are we about to witness a shift of the financial paradigm applied to politics? Will the fundings from powerful lobbies or the general public be replaced by micro-donations via web (in the style of Obama’s) and by the exploitation of the prosumer-voters? And if so, will the dominant 'googlization of politics' involve any particular risks?

SN As I have suggested above, the proliferation of these new technologies of democratic communication and transparency have not made politics any more democratic. Far from it. And the new forms of blog-ocracy, micro-donations via the web, and other seemingly horizontal and participatory practices - while in some ways interesting phenomena – might be seen as a new form of neoliberal democratic technology. They are democratic fetishes, encouraging the illusion that we are genuinely participating in the political process in an unprecedented way, beyond the control of political elites. We have to be extremely sceptical about all this. The problem is that it entrenches the market model of democracy, reproducing the subject as a citizen-consumer, a political rational chooser. It is really, as you allude to, a form of political activity completely modelled around neoliberalism, which, after all, and in a perverse sort of way, is also a form of horizontalism in which we can all become self-entrepreneurs. Clearly, what is needed is an alternative horizontal politics in which this neoliberal governing rationality – which only reproduces the domination of Capital over political and social life – is directly challenged. Again, it seems to me, the solution is not to return to some imagined social democratic ideal, but to invent genuinely autonomous forms of political, social and economic life.

      On digital populism, on affective capitalismOC James Ballard once said that after the religions of the Book we should expect those of the Web. Some claim that, in fact, a first techno-religion already exists in the form of Affective Capitalism whose technological and communicative characteristics mirror those of network cultures. This notion of a secularized cult can be traced back to Walter Benjamin's thought but is enriched by a very contemporary mix of affective manipulation techniques, politics of neo-liberalism and political practices 2.0. The rise of the Five Stars Movement is the first successful example of italian digital populism; Obama’s campaign in the U.S.A. has witnessed an evolution of micro-targeting techniques - customized political offers via the web. The new frontier of both medical and economic research is producing a disturbing convergence of evolving ‘fields of knowledges’: control theories, neuro-economics and neuro-marketing. In 1976, in the optic of the ‘war-repression’ schema, Foucault entitled his course at the Collège de France ‘Society must be defended’. Now, faced with the general friability of all of us, how can we defend ourselves from the impact of affective capitalism and its digital practices? Can we put forward a differential, local knowledge which, as Foucault said, ‘owes its force only to the harshness with which it is opposed by everything surrounding it’?

SN The reference you make to Foucault is interesting, and perhaps it speaks to the way that behind neoliberalism and the networks of regulation and control, there is war; war on social life, war on the environment, war on any last vestiges of the commons; a war being fought against all of us. How do we defend ourselves against this onslaught? Part of the answer is, as Foucault would put it, an insurrection of marginalised knowledges and discourses, adopting a partisan perspective in which neutrality and universalism is rejected in favour of revealing and intensifying this field of combat. It is also a question of recognising that, paradoxically, all power, even that which seems insurmountable and to bear down upon us with such force, is only our power in an alienated form. It is a power that we sustain and reproduce, at the level of our daily practices. They are the bonds we renew daily. This is La Boëtie’s thesis of voluntary servitude, in which he claimed that we willingly comply with our own domination, largely out of habit. The solution to this - what produces a radical reversal in relations of power - is thus a recognition that we had the power all along, that we are always already free, and that all we need to do strip power of its illusions and abstractions is to no longer recognise it and participate in it. This would translate into changing our habits, or learning, as Sorel put it, ‘habits of liberty’. 

Saul Newman, Australian, lives and works in London. He is Professor of Political Theory at Goldsmiths College, University of London (UK). He specialises in - and has even coined the term - "post-anarchism". Post-anarchism generally indicates those philosophies that filter anarchist thought of the nineteenth century through the lens of continental post-structuralism of the twentieth century. In this context, the founding text of the post-anarchist thought is his 2001 book 'From Bakunin to Lacan. Anti-Authoritarianism and the Dislocation of Power' (Lanham MD: Lexington Books 2001).
Among the books published are also 'Power and Politics in poststructuralist Thought: New Theories of the Political' (London: Routledge, 2005); 'Unstable Universalities: Postmodernity and Radical Politics' (Manchester: Manchester University Press, 2007); 'Politics Most Unusual: Violence, Sovereignty and Democracy in the 'War on Terror' - Co-authored with Michael Levine and Damian Cox-(New York: Palgrave Macmillan 2009). 'The Politics of Post Anarchism' (Edinburgh: University of Edinburgh Press: 2010);  'Max Stirner' (Palgrave 2011) and 'Agamben and the Politics of Human Rights' (co-authored with John Lechte) (Edinburgh University Press, 2013).

Painting: Stelios Faitakis