We live in an information society in which data has become a commodity; we offer Data Mining from a Post-Marxist Perspective (We're sorry about the visual noise but we're in our Metal Box In Dub era).
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giovedì 30 agosto 2018
sabato 17 maggio 2014
venerdì 25 ottobre 2013
Tony D. Sampson: intervista su Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo
Intervista di Tony D. Sampson su "Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo" a cura dei blog Obsolete Capitalism e Rizomatika. Intervista raccolta il 14 giugno 2013.
EDIT: Potete leggere o scaricare l'intervista di Sampson in questo PDF. Potete leggere o scaricare gratuitamente QUI il libro "Nascita del populismo digitale. Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo", antologia di tutte le interviste realizzate sul tema tra maggio 2013 e febbraio 2014.
Masse, potere e postdemocrazia nel XXI secolo
'Fascismo di banda, di gang, di setta, di famiglia, di villaggio, di quartiere, d’automobile, un Fascismo che non risparmia nessuno. Soltanto il micro-Fascismo può fornire una risposta alla domanda globale: “Perchè il desiderio desidera la propria repressione? Come può desiderare la propria repressione?'
—Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Mille Piani, pg. 271
Questo ampio fallimento macro-politico non spiega, però, tutto. A livello microsociale, del "popolo", stiamo vedendo, a quanto pare, il perdurare dell' inconscio politico fascista. Nell’Essex le persone hanno votato il Partito Conservatore per anni. In effetti, una domanda che la sinistra ha posto, per lungo tempo, è stata la seguente: perché le persone, in questa trascurata e traboccante Londra, sostengono una classe di politici di professione, costosamente istruiti, le cui politiche sono in netta contraddizione con i propri interessi? È la repressione che viene cercata da questo popolo? Allora sì, la domanda di Reich è ancora una volta pertinente. Dobbiamo ritornare a riflettere su ciò che Reich considerava fossero i "perversi impulsi dell'inconscio fascista"; un desiderio di repressione che filtra attraverso gli strati profondi delle scelte razionali coscienti. Perché così tante persone desiderano questo tipo di fascismo populista? Sono persone consapevoli. Non sono ingannate. I cervelli fascisti sono catturati in un misto di emozioni ribelli e idee reazionarie contrarie al cuore marcio della società. Ma non è la democrazia che desiderano. Hanno bisogno di una religione per proteggersi dal caos. Bramano l'autorità, come sosteneva Reich. Vogliono credere.
Come è noto, in Reich, il pensiero binario utilizzato può aver contribuito a confondere il desiderio di essere represso con la perversione irrazionale di uno stato altrimenti razionale, ma allo stesso tempo lo psichiatra austriaco ci è utile in quanto ha mostrato che la sociologia marxista offre una prospettiva altrettanto binaria della macchina desiderante. I sociologi marxisti hanno sbagliato analisi sulla psicologia di massa. Contrariamente a come percepiamo le masse attraverso le lenti del pensiero marxista, le masse stesse non si percepiscono come il proletariato maltrattato che si scaglia contro l'élite borghese. Il desiderio non ha una distinzione di classe nascosta al suo interno. Come Reich sottolinea, l'ideale marxista di abolire la proprietà privata sembra scontrarsi con il desiderio del popolo per ogni tipo di merci. Reich elenca nei "desiderata" camicie, pantaloni, macchine da scrivere, carta igienica, libri e molto altro, ma noi, oggi, possiamo aggiungere all'elenco gli iPhone e le TV a schermo piatto. I cittadini, peraltro, non sembrano minimamente interessati al fatto che, del proprio plus-lavoro, se ne appropri lo Stato o il settore privato. Non sorprende quindi che le promesse per un ritorno alle proteste studentesche del 1968 si siano del tutto spente durante l'inverno del 2011. Infatti, sono stati i tumulti estivi inglesi di quell'anno che sono emersi come una forza dirompente. Ma questi "riots" non si sono trasformati in una "primavera araba". Nessuno ha occupato Trafalgar Square. Sono andati dritti al centro commerciale. Forse il desiderio di saccheggio del ribelle deve essere analizzato come una perversione del desiderio di fare shopping.
Sul micro-fascismo
OC Partiamo dall’analisi di Wu Ming, esposta nel breve saggio per la London Review of Books intitolato 'Yet another right-wing cult coming from Italy', che legge il M5S e il fenomeno Grillo come un nuovo movimento autoritario di destra. Come è possibile che il desiderio di cambiamento di buona parte del corpo elettorale (nelle elezioni italiane del febbraio 2013) sia stato vanificato e le masse abbiano di nuovo anelato –ancora una volta– la propria repressione ? Siamo fermi nuovamente all’affermazione di Wilhelm Reich: sì, le masse hanno desiderato, in un determinato momento storico, il fascismo. Le masse non sono state ingannate, hanno capito molto bene il pericolo autoritario, ma l’hanno votato lo stesso. E il pensiero doppiamente preoccupante è il seguente: i due movimenti populisti autoritari, M5S e PdL, sommati insieme hanno più del 50% dell’elettorato italiano. Una situazione molto simile si è venuta a creare in UK, nel Maggio 2013, con il successo della formazione populista di destra dello UKIP. Le tossine dell’autoritarismo e del micro-fascismo perché e quanto sono presenti nella società europea contemporanea?
Questo ampio fallimento macro-politico non spiega, però, tutto. A livello microsociale, del "popolo", stiamo vedendo, a quanto pare, il perdurare dell' inconscio politico fascista. Nell’Essex le persone hanno votato il Partito Conservatore per anni. In effetti, una domanda che la sinistra ha posto, per lungo tempo, è stata la seguente: perché le persone, in questa trascurata e traboccante Londra, sostengono una classe di politici di professione, costosamente istruiti, le cui politiche sono in netta contraddizione con i propri interessi? È la repressione che viene cercata da questo popolo? Allora sì, la domanda di Reich è ancora una volta pertinente. Dobbiamo ritornare a riflettere su ciò che Reich considerava fossero i "perversi impulsi dell'inconscio fascista"; un desiderio di repressione che filtra attraverso gli strati profondi delle scelte razionali coscienti. Perché così tante persone desiderano questo tipo di fascismo populista? Sono persone consapevoli. Non sono ingannate. I cervelli fascisti sono catturati in un misto di emozioni ribelli e idee reazionarie contrarie al cuore marcio della società. Ma non è la democrazia che desiderano. Hanno bisogno di una religione per proteggersi dal caos. Bramano l'autorità, come sosteneva Reich. Vogliono credere.
Come è noto, in Reich, il pensiero binario utilizzato può aver contribuito a confondere il desiderio di essere represso con la perversione irrazionale di uno stato altrimenti razionale, ma allo stesso tempo lo psichiatra austriaco ci è utile in quanto ha mostrato che la sociologia marxista offre una prospettiva altrettanto binaria della macchina desiderante. I sociologi marxisti hanno sbagliato analisi sulla psicologia di massa. Contrariamente a come percepiamo le masse attraverso le lenti del pensiero marxista, le masse stesse non si percepiscono come il proletariato maltrattato che si scaglia contro l'élite borghese. Il desiderio non ha una distinzione di classe nascosta al suo interno. Come Reich sottolinea, l'ideale marxista di abolire la proprietà privata sembra scontrarsi con il desiderio del popolo per ogni tipo di merci. Reich elenca nei "desiderata" camicie, pantaloni, macchine da scrivere, carta igienica, libri e molto altro, ma noi, oggi, possiamo aggiungere all'elenco gli iPhone e le TV a schermo piatto. I cittadini, peraltro, non sembrano minimamente interessati al fatto che, del proprio plus-lavoro, se ne appropri lo Stato o il settore privato. Non sorprende quindi che le promesse per un ritorno alle proteste studentesche del 1968 si siano del tutto spente durante l'inverno del 2011. Infatti, sono stati i tumulti estivi inglesi di quell'anno che sono emersi come una forza dirompente. Ma questi "riots" non si sono trasformati in una "primavera araba". Nessuno ha occupato Trafalgar Square. Sono andati dritti al centro commerciale. Forse il desiderio di saccheggio del ribelle deve essere analizzato come una perversione del desiderio di fare shopping.
- 1919, 1933, 2013. Sulla crisi
OC Slavoj Zizek ha affermato, già nel 2009, che quando il corso normale delle cose è traumaticamente interrotto, si apre nella società una competizione ideologica “discorsiva” esattamente come capitò nella Germania dei primi anni ’30 del Novecento quando Hitler indicò nella cospirazione ebraica e nella corruzione del sistema dei partiti i motivi della crisi della repubblica di Weimar. Zizek termina la riflessione affermando che ogni aspettativa della sinistra radicale di ottenere maggiori spazi di azione e quindi consenso risulterà fallace in quanto saranno vittoriose le formazioni populiste e razziste, come abbiamo poi potuto constatare in Grecia con Alba Dorata, in Ungheria con il Fidesz di Orban, in Francia con il Front National di Marine LePen e in Inghilterra con le recentissime vittorie di Ukip. In Italia abbiamo avuto imbarazzanti “misti” come la Lega Nord e ora il M5S, bizzarro rassemblement che pare combinare il Tempio del Popolo del Reverendo Jones e Syriza, “boyscoutismo rivoluzionario” e disciplinarismo delle società del controllo. Come si esce dalla crisi e con quali narrazioni discorsive “competitive e possibilmente vincenti”? Con le politiche neo-keynesiane tipiche del mondo anglosassone e della terza via socialdemocratica nord-europea o all’opposto con i neo populismi autoritari e razzisti ? Pare che tertium non datur.
TS Dovrei iniziare a interrogarmi sui limiti del mio approccio filosofico. Non riesco a fornire una dimostrazione “discorsiva”. Si tratta di concetti relazionali, piuttosto che una serie di proposizioni logiche. In questo contesto “A” non porterà necessariamente a “B”. Dobbiamo avvicinare le formazioni discorsive svelando le relazioni non discorsive degli Incontri con gli Eventi. Ad esempio, possiamo chiedere come il microsociale incontri la macro-politica. Dopo Reich, quali sono i nuovi livelli di esperienza? Che cos’è che attrae visceralmente il "popolo" dell’Essex ? Proprio la paura! Ecco la cospirazione/contagio proveniente dall’Europa dell’Est (sono arrivati qui per rubarci benefici e posti di lavoro). Si getta poi la colpa ai musulmani (ci vogliono uccidere tutti). Come possiamo fuggire da queste affermazioni? Quale tipo di intervento potrebbe spazzare via la nebbia del populismo che oscura le relazioni affermative percepite, l'empatia che tutte le persone represse dovrebbero avere in comune tra di loro?
- Sul popolo che manca
OC Mario Tronti afferma che “c’è populismo perché non c’è popolo”. Tema eterno, quello del popolo, che Tronti declina in modalità tutte italiane in quanto “le grandi forze politiche erano saldamente poggiate su componenti popolari presenti nella storia sociale: il popolarismo cattolico, la tradizione socialista, la diversità comunista. Siccome c’era popolo, non c’era populismo.” Pure in ambiti di avanguardie artistiche storiche, Paul Klee si lamentava spesso che era “il popolo a mancare”. Ma la critica radicale al populismo - è sempre Tronti che riflette - ha portato a importanti risultati: il primo, in America, alla nascita dell’età matura della democrazia; il secondo, nell’impero zarista, la nascita della teoria e della pratica della rivoluzione in un paese afflitto dalle contraddizioni tipiche dello sviluppo del capitalismo in un paese arretrato (Lenin e il bolscevismo). Ma nell’analisi della situazione italiana ed europea è tranchant: “Nel populismo di oggi, non c’è il popolo e non c’è il principe. E’ necessario battere il populismo perché nasconde il rapporto di potere”. L’abilità del neo-populismo, attraverso l'utilizzo spregiudicato di apparati economici-mediatici-spettacolari-giudiziari, è nel costruire costantemente "macchine di popoli fidelizzati” più simili al “portafoglio-clienti” del mondo brandizzato dell’economia neo-liberale. Il "popolo" berlusconiano è da vent’anni che segue blindato le gesta del sultano di Arcore; il "popolo" grillino, in costruzione precipitosa, sta seguendo gli stessi processi identificativi totalizzanti del “popolus berlusconiano”, dando forma e topos alle pulsioni più deteriori e confuse degli strati sociali italiani. Con le fragilità istituzionali, le sovranità altalenanti, gli universali della sinistra in soffitta (classe, conflitto, solidarietà, uguaglianza) come si fa popolo oggi? E’ possibile reinventare un popolo anti-autoritario? E’ solo il popolo o la politica stessa a mancare?
- Sul Controllo
OC Gilles Deleuze nel Poscritto delle Società di Controllo, pubblicato nel maggio del 1990, afferma che, grazie alle illuminanti analisi di Michel Foucault, emerge una nuova diagnosi della società contemporanea occidentale. L’analisi deleuziana è la seguente: le società di controllo hanno sostituito le società disciplinari allo scollinare del XX secolo. Deleuze scrive che “il marketing è ora lo strumento del controllo sociale e forma la razza impudente dei nostri padroni”. Difficile dargli torto se valutiamo l’incontrovertibile fatto che, dietro a due avventure elettorali di strepitoso successo - Forza Italia e Movimento 5 Stelle - si stagliano due società di marketing: la Publitalia 80 di Marcello Dell’Utri e la Casaleggio Asssociati di Gianroberto Casaleggio. Meccanismi di controllo, eventi mediatici quali gli exit polls, sondaggi infiniti, banche dati in/penetrabili, data come commodities, spin-doctoring continuo, consensi in rete guidati da influencer, bot, social network opachi, digi-squadrismo, echo-chambering dominante, tracciabilità dei percorsi in rete tramite cookies: queste sono le determinazioni della società post-ideologica (post-democratica?) neoliberale. La miseria delle nuove tecniche di controllo rivaleggia solo con la miseria della “casa di vetro” della trasparenza grillina (il web- control, of course). Siamo nell’epoca della post-politica, afferma Jacques Ranciere: Come uscire dalla gabbia neo-liberale e liberarci dal consenso ideologico dei suoi prodotti elettorali? Quale sarà la riconfigurazione della politica - per un nuovo popolo liberato - dopo l’esaurimento dell’egemonia marxista nella sinistra?
TS Non abbiamo solo bisogno di trovare il popolo, ma anche di comprendere meglio quali potrebbero essere i suoi desideri. Partendo da questo assunto, è, forse, interessante osservare la retorica del contagio dispiegata dai Tories. Non vogliono difendere i loro privilegi; li vogliono diffondere!2 Questo è il tipo di discorso vuoto che è facile svelare, ma a cui è più difficile resistere! Non solo perché i rapporti di potere sono dominati dai privilegiati, ma perché il "popolo" desidera l’invenzione del privilegio. Il soggetto sonnambulo è talmente guidato dall'esempio che gli esempi che desidera li incarna in sè. Egli desidera diventare l' esempio che sta copiando. Nell’Essex i sonnambuli sono del tutto coinvolti nella loro passione per diventare ricchi uomini d'affari, calciatori, personaggi famosi, soldati, gangster. Ovviamente la maggior parte delle persone non raggiunge mai le proprie aspirazioni, ma lotta sempre per ottenerle. Quindi, se non si può diventare ciò che si aspira, l'opzione migliore è quella di continuare a seguire l'esempio. Dove altro si può andare? Il desiderio ha bisogno di un luogo dove andare.
Non che ogni esempio sia irraggiungibile. E’ abbastanza semplice diventare un soldato nell’Essex o almeno fingere di essere in coda, a sostegno dei "nostri" ragazzi, nella buona o nella cattiva sorte, tra guerre legali e illegali. Questa è la minaccia rappresentata dal partito di destra English Defence League, (EDL). Gabriel Tarde avrebbe descritto queste persone come sonnambuli; non soltanto come singoli esseri inconscienti, ma proprio incoscienti per associazione.
Credo che il “gruppo di riflessione” dei Tories abbia elaborato questa cosa degli esempi molto bene. Con la stampa popolare hanno utilizzato, come portavoce, un aspirante giornalista dell’Essex: Andy Coulson - ora accusato di phone hacking - si è fatto strada, tramite un giornale locale dell’Essex, fino ad arrivare alla direzione dei tabloid velenosi di Rupert Murdoch. E’ stato inserito nella comunicazione dei Tories giusto per contrastare i troppi accenti etoniani (sinonimo di alta società, n.d.r.) con una voce che aspirasse alla classe operaia. Non avrebbero dovuto preoccuparsi tanto, dato che la classe operaia dell’Essex è stata a lungo innamorata degli atteggiamenti posh dell’alta società inglese. Il recente aumento dell’estrema destra “spaccona” è arrivato dopo un lungo corteggiamento sostenuto da invenzioni tipo la campagna pubblicitaria per Margaret Thatcher organizzata dalla celebre azienda di comunicazione e marketing Saatchi e il più consolidato marchio “Royal”che sembra continuare a immergere il desiderio nella propria repressione.
Come ha detto Wilhelm Reich, la classe lavoratrice non si identifica nel proletariato che lotta. Si percepisce amalgamata con la borghesia. Che non è una brutta cosa. Ogni briciolo di cambiamento richiederebbe il coinvolgimento di tutti. Tuttavia a differenza della Turchia dove, in questo momento, sono i giovani borghesi a protestare nelle strade, qui in Essex i rilassati borghesi di sinistra si nascondono nelle loro nicchie accoglienti. Hanno troppo da perdere. Anche la crescente instabilità dei loro posti di lavoro nella City non è ancora sufficiente per farli uscire nelle strade, nemmeno a fianco dei loro vicini più poveri. Cosa ci vorrebbe, allora, per scuoterli dalle loro gabbie neoliberiste?
2 In un discorso alla conferenza del partito Conservatore del 10 ottobre 2012 il Primo Ministro britannico David Cameron ha promesso di “diffondere i privilegi”, gli stessi di cui ha goduto crescendo, così come ha promesso di fare di tali privilegi una delle aspirazioni del Paese.
Sulla “Googlization” della politica; l’aspetto finanziario del populismo digitale
- OC La prima decade del XXI secolo è stata
caratterizzata dall'insorgenza del neo-capitalismo
definito "cognitive capitalism"; in questo contesto
un'azienda come Google si è affermata come la
perfetta sintesi del web-business in quanto non
retribuisce, se non in minima parte, i contenuti che
smista attraverso il proprio motore di ricerca. In
Italia, con il successo elettorale del M5S, si è
assistito, nella politica, ad una mutazione della
categoria del prosumer dei social network: si è
creata la nuova figura dell'elettore-prosumer, grazie
all'utilizzo del blog di Beppe Grillo da parte degli attivisti - che forniscono anche parte cospicua dei contenuti - come
strumento essenziale di informazione del
movimento. Questo www.bellegrillo.it è un blog/sito commerciale, alternativo alla tradizione free-copyright del creative commons; ha un numero
altissimo di contatti, costantemente incrementato
in questo ultimo anno. Questa militanza digitale
produce introiti poiché al suo interno vengono
venduti prodotti della linea Grillo (dvd, libri e altri
prodotti editoriali legati al business del
movimento). Tutto ciò porta al rischio di una
googlizzazione della politica ovvero ad un radicale
cambio delle forme di finanziamento grazie al
"plusvalore di rete", termine utilizzato dal
ricercatore Matteo Pasquinelli per definire quella
porzione di valore estratto dalle pratiche web dei
prosumer. Siamo quindi ad un cambio del
paradigma finanziario applicato alla politica?
Scompariranno i finanziamenti delle
lobbies, i finanziamenti pubblici ai partiti e al
loro posto si sostituiranno le micro-donazioni
via web in stile Obama? Continuerà e si rafforzerà lo sfruttamento dei
prosumer-elettori? Infine che tipo di rischi
comporterà la “googlization della politica”?
TS Per molti versi questo è un secondo fronte. I contagi, causati dalle paure perpetuate dai media mainstream, non possono andare così lontano. Hanno bisogno di essere accompagnati da un’intimità simile a quella creata dalla campagna elettorale di Obama. Questa è solo la punta di uno sforzo molto più grande per orientare, spingere e sfruttare i sentimenti attraverso le reti. Si tratta però di un diverso tipo di modello di propaganda. La messa in rete dell’Obama-love ha al proprio centro un progettista con esperienza da utilizzatore della rete. Il rischio è che il contagio sarà così ben progettato che saremo sufficientemente distratti per non notarlo. Le migliori esperienze dell’utente sono quelle invisibili.
Sul populismo digitale, sul capitalismo affettivo
OC James Ballard affermò che, dopo le religioni del
Libro, ci saremmo dovuti aspettare le religioni della
Rete. Alcuni affermano che, in realtà, una prima
techno-religione esiste già: si tratterebbe del
Capitalismo Affettivo. Il nucleo di questo culto
secolarizzato sarebbe un mix del tutto
contemporaneo di tecniche di manipolazione
affettiva, politiche del neo-liberalismo e pratiche
politiche 2.0. In Italia l'affermazione di M5S ha
portato alla ribalta il primo fenomeno di successo
del digi-populismo con annessa celebrazione del
culto del capo; negli USA, la campagna elettorale di
Obama ha visto il perfezionarsi di tecniche di
micro-targeting con offerte politiche personalizzate
via web. La nuova frontiera di ricerca medica e
ricerca economica sta costruendo una convergenza
inquietante tra saperi in elaborazione quali: teorie
del controllo, neuro-economia e neuro-marketing.
Foucault, nel gennaio 1976, all'interno dello schema
guerra-repressione, intitolò il proprio corso
"Bisogna difendere la società". Ora, di fronte alla
friabilità generale di tutti noi, come
possiamo difenderci dall'urto del capitalismo
affettivo e delle sue pratiche scientifico-
digitali ? Riusciremo ad opporre un sapere
differenziale che - come scrisse Foucault -
deve la sua forza solo alla durezza che
oppone a tutti i saperi che lo circondano?
Quali sono i pericoli maggiori che corriamo
riguardo ai fenomeni e ai saperi di
assoggettamento in versione network
culture?
TS La politica del sonnambulo di Tarde la si può trovare in due distinte situazioni. La prima è nella forza capricciosa dell’incontro imitativo; nei contagi affettivi che si diffondono nella nebbia. Idee ed emozioni reazionarie possono a volte diffondersi a macchia d'olio nel corpo sociale. Sulla scia dell'assassinio accaduto nell’area di Woolwich ci aspettiamo di vedere molto di più su questo fronte. La seconda situazione richiede un intervento nelle forze vitali che collegano tra di loro gli esempi. E’ necessaria, forse, un’interferenza; non una contro-imitazione, ma una non-imitazione che rompa il flusso di talune invenzioni fasciste: serve una deterritorializzazione. In effetti, il sonnambulo deve svegliarsi!
Molti commentatori hanno sottolineato che si manifestano, nelle culture della Rete, entrambi i tipi di politica. I social media incoraggiano sia l'interventismo che il sonnambulismo. In questo senso, mi preoccupa molto che le continue ondate di petizioni elettroniche proposte su Facebook e Twitter possano avere un effetto entropico sulla protesta. Mi pare che il desiderio venga di nuovo catturato piuttosto che deterritorializzato. Mi domando pertanto se l’imitazione vitalista di Tarde può sostituire l’energia orgonica di Reich come forza anti-entropica. A differenza di Wilhelm Reich, Gabriel Tarde non era un pensatore binario. Ha collocato l'irrazionalità dei desideri biologici e l’apparentemente razionale in un intra-spazio inscindibile. La microsociologia diventa una miscela di esperienze viscerali e abitudini meccaniche, l'illusione di un sé che non è rinchiuso ma vivamente inciso dalla suggestionabilità con l'Altro. E' in questa cultura multistrato che i desideri vengono fatti propri dall’invenzione sociale. Molto spesso, a quanto pare, queste invenzioni assumono una dimensione fascista: in campagna, nella città, tra la gioventù, in famiglia. Come Deleuze ha rilevato, il microfascismo è ovunque! Abbiamo ancora bisogno di focalizzare meglio le resistenze a tutte le forme di fascismo, attivando però le interferenze non-imitative piuttosto che le comode posizioni anti-fasciste.
Forse una piccola ma significativa interferenza che abbiamo visto di recente è il Railway pub a Southend, in Essex. Un tempo era noto come il pub del BNP (British National Party, storica formazione di destra inglese, n.d.r.). Era il loro luogo di ritrovo.3 Adesso il pub è diventato altro da prima. Recentemente abbiamo visto un buttafuori che ha minacciato di espellere qualcuno per un commento razzista. Ora è un luogo di ritrovo per artisti locali, musicisti e, si spera, le prima vestigia di un tipo differente di popolo dell’Essex. Ospita serate di film apertamente di sinistra e incontri sindacali. Va sottolineato che il pub in questione non è situato in una zona confortevole per la borghesia locale, anche se questo tipo di persone lo sta iniziando a frequentare. Bisogna essere cauti nel rilevare se questo o qualsiasi altro centro culturale possa davvero incidere sul sonnambulismo populista che troviamo in Essex, ma come luogo di non-imitazione necessario alla rimozione del BNP sembra un posto interessante da esplorare. Che tipo di deterritorializzazione si verificano in questi luoghi? Quale nuovo popolo potrebbe emergere?
3 Oggi in città c’è un pub frequentato da membri dell’English Defense League.
Molti commentatori hanno sottolineato che si manifestano, nelle culture della Rete, entrambi i tipi di politica. I social media incoraggiano sia l'interventismo che il sonnambulismo. In questo senso, mi preoccupa molto che le continue ondate di petizioni elettroniche proposte su Facebook e Twitter possano avere un effetto entropico sulla protesta. Mi pare che il desiderio venga di nuovo catturato piuttosto che deterritorializzato. Mi domando pertanto se l’imitazione vitalista di Tarde può sostituire l’energia orgonica di Reich come forza anti-entropica. A differenza di Wilhelm Reich, Gabriel Tarde non era un pensatore binario. Ha collocato l'irrazionalità dei desideri biologici e l’apparentemente razionale in un intra-spazio inscindibile. La microsociologia diventa una miscela di esperienze viscerali e abitudini meccaniche, l'illusione di un sé che non è rinchiuso ma vivamente inciso dalla suggestionabilità con l'Altro. E' in questa cultura multistrato che i desideri vengono fatti propri dall’invenzione sociale. Molto spesso, a quanto pare, queste invenzioni assumono una dimensione fascista: in campagna, nella città, tra la gioventù, in famiglia. Come Deleuze ha rilevato, il microfascismo è ovunque! Abbiamo ancora bisogno di focalizzare meglio le resistenze a tutte le forme di fascismo, attivando però le interferenze non-imitative piuttosto che le comode posizioni anti-fasciste.
Forse una piccola ma significativa interferenza che abbiamo visto di recente è il Railway pub a Southend, in Essex. Un tempo era noto come il pub del BNP (British National Party, storica formazione di destra inglese, n.d.r.). Era il loro luogo di ritrovo.3 Adesso il pub è diventato altro da prima. Recentemente abbiamo visto un buttafuori che ha minacciato di espellere qualcuno per un commento razzista. Ora è un luogo di ritrovo per artisti locali, musicisti e, si spera, le prima vestigia di un tipo differente di popolo dell’Essex. Ospita serate di film apertamente di sinistra e incontri sindacali. Va sottolineato che il pub in questione non è situato in una zona confortevole per la borghesia locale, anche se questo tipo di persone lo sta iniziando a frequentare. Bisogna essere cauti nel rilevare se questo o qualsiasi altro centro culturale possa davvero incidere sul sonnambulismo populista che troviamo in Essex, ma come luogo di non-imitazione necessario alla rimozione del BNP sembra un posto interessante da esplorare. Che tipo di deterritorializzazione si verificano in questi luoghi? Quale nuovo popolo potrebbe emergere?
—Tony D. Sampson, inglese, è Reader di Digital Culture and Communication della School of Arts and Digital Industries alla University of East London (UEL, UK). Ama lavorare ad eventi artistici sperimentali che coinvolgono musica, video e filosofia. La sua ricerca analizza il "lato oscuro" che si sta realizzando tra sociologia, marketing, cultura digitale e neuroscienze, in particolare la deriva infettiva e virale che si dipana nelle microrelazioni di massa soggette ai New Media. E' co-editore (con Jussi Parikka) del libro Spam Book: On Viruses, Porn, and Other Anomalies From the Dark Side of Digital Culture (Cresskill, NJ: Hampton Press, 2009). Il suo ultimo libro che incrocia la microsociologia di Gabriel Tarde con la filosofia dell'evento di Gilles Deleuze s'intitola Virality: Contagion Theory in the Age of Networks (University of Minnesota Press, Minneapolis) ed è stato pubblicato nel giugno del 2012. Ha un blog personale Virality.
—
Bibliografia
1) testi di riferimento alla domanda Sul micro-fascismo
Wu Ming, Yet another right-wing cult coming from Italy, via Wu Ming blog.
Wu Ming, Yet another right-wing cult coming from Italy, via Wu Ming blog.
Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo - Einaudi, 2002
Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille Piani, Castelvecchi, 2010
Gilles Deleuze, L’isola deserta e altri scritti, Einaudi, 2007 (cfr. pg. 269, 'Gli Intellettuali e il Potere', conversazione con Michel Foucault del 4 marzo 1972) “Questo sistema in cui viviamo non può sopportare nulla: di qui la sua radicale fragilità in ogni punto e nello stesso tempo la sua forza complessiva di repressione” (intervista a Deleuze e Foucault, pg. 264)
2) testi di riferimento alla domanda Sulla Crisi
Slavoj Zizek, First as Tragedy, then as Farce. Verso, Uk, 2009 (pg. 17) 
Slavoj Zizek, First as Tragedy, then as Farce. Verso, Uk, 2009 (pg. 17) 
3) testi di riferimento alla domanda Sul popolo che manca
Mario Tronti, 'C’è populismo perché non c’è popolo', in Democrazia e Diritto, n.3-4/2010.
Mario Tronti, 'C’è populismo perché non c’è popolo', in Democrazia e Diritto, n.3-4/2010.
Paul Klee, Diari 1898-1918. La vita, la pittura, l’amore: un maestro del Novecento si racconta - Net, 2004
Gilles Deleuze, Fèlix Guattari, Millepiani (in '1837. Sul Ritornello' pg. 412-413)
4) testi di riferimento alla domanda Sul controllo
Jacques Ranciere, Disagreement. Politics and Philosophy, UMP, Usa, 2004
Jacques Ranciere, Disagreement. Politics and Philosophy, UMP, Usa, 2004
Gilles Deleuze, Pourparler, Quodlibet, Ita, 2000 (pg. 234, 'Poscritto sulle società di controllo')
Saul Newman, 'Politics in the Age of Control', in Deleuze and New Technology, Mark Poster and David Savat, Edinburgh University Press, Uk, 2009, pp. 104-122. 
5) testi di riferimento alla domanda Sulla googlizzazione della politica
Guy Debord, La società dello spettacolo, 1967 - II sezione - Merce come spettacolo, tesi 42,43,44 e seguenti fino alla 53.
Matteo Pasquinelli Google's Pagerank Algorithm, http://matteopasquinelli.com/docs/Pasquinelli_PageRank.pdf
Nicholas Carr, The Big Switch: Rewiring the World, from Edison to Google (New York: W.W. Norton, 2008)
6) testi di riferimento alla domanda Sul populismo digitale e sul capitalismo affettivo
Tony D. Sampson, Virality, UMP, 2012
Michel Foucault, Security, Territory and Population, Palgrave and Macmillan, 2009
Michel Foucault, Society Must be Defended: Lectures at the Collège de France 1975—76, Saint Martin Press, 2003
Dipinto: Stelios Faitakis
Memes, spam, nodes and moods: Dr Tony D. Sampson on creating super–clusters of attention @ Warwick University/GMC Course + Virality Blog
The GMC course welcomed visiting researcher – Dr Tony D. Sampson, Reader in Digital Culture at the University of East London, co-editor with Jussi Parikka of The Spam Book: On Viruses, Porn and Other Anomalies from the Dark Side of Digital Culture (2009) and author of a new book Virality: Contagion Theory in the Age of Networks (2012). Our postgraduates got to grips with some new and challenging critical thinking around neuro-culture, attentional marketing, global protest and crowds, contagion on and offline, ‘pass on power’ and the vulnerabilities built into robust networks. Sampson was adept at drawing together a wide and inter-disciplinary range of theories and methodological thinking to create a new framework for tackling the ways in which the social is made and assembled in our increasingly attention-capturing economies. From Tarde, Bergson and Baran to Deleuze, Foucault and Stiegler, Sampson took us on a journey through difficult terrain to show us how propositions such as ‘nudge’ theory, geographies of mood, meme marketing and happenstance viralities emerge and gain ground both in terms of business strategies and political discourse. Our postgraduates come from 19 different countries and bring with them a wealth of experience of working and living in communications and media landscapes, ecologies and environments that are increasingly connected to each other. Sampson was able to explore succinctly the centralised, decentralised and distributed networks of communication (Baran) that afford (or not) connectivity, allowing us to reflect upon our local experiences.
Fundamentally, Sampson asked us to understand the social as never given but always being made and this allowed us to reflect upon our roles, agency and activities in that making of the social. At the same time, Sampson highlighted the different ways in which hierarchies of networks are produced: super clusters and super nodes of attention that produce aristocratic networks that may look more like a decentralized network than the distributed vision that cyberculture theory may have promised us in the 1990s. Oprah Winfrey was a good example of a super node! The GMC postgraduates come from a variety of different experiences of communications histories and practices that do not always follow these patterns of development, so it will be interesting to see what they find applicable in their own local contexts.
Sampson’s presentation of his new thinking allowed us the time to unpack his ideas on virality and digital contagion which was useful for engaging in the areas we are studying: spreadability of media, the politics of fear and anxiety around online culture, the attention economies many of our students have been, are, or will be employed within, and our own desire to tackle inequalities through new communication paradigms. Our students were interested in Sampson’s take on web analytics, how the arts and sciences can work together on these issues, and whether we should continue to fight for a distributed network. There were lots of references to Nigel Thrift’s work in the session and the students learned a good deal about the relationship between media, emotion, affect and the biological. We all went away wondering whether we were sleep-walking our way through the spreadability of media content or whether we were awake and alert to what Sampson defined as the ‘mechanisms of capture.’ For more on Dr Tony D. Sampson’s work then visit his blog.
Read Sampson's interview on Crowd, Power and Postdemocracy
Read Sampson's interview on Crowd, Power and Postdemocracy
domenica 20 ottobre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
martedì 20 agosto 2013
The Surveillance State in Your Head by Reid Smith @ The American Conservative (July 19, 2013)
The Surveillance State in Your Head
by Reid Smith at The American Conservative
Michel Foucault warned that an all-seeing prison—the panopticon—would mold our character. Has Snowden proved him right?
As revelations about the NSA’s all-seeing surveillance programs continue to trickle out, debate has consisted mostly of quarrels over Edward Snowden’s heroism or villainy, parsings of the potentially perjurious testimony of senior officials, or challenges to the lawfulness and constitutionality of the programs themselves. Very little attention is being given to a subtly important question: what consequences does the surveillance state hold for the character of our culture? One term flirting around the edges of the discourse has the potential to provide an answer: “panopticon.”
The “panopticon”—a creative compound of Greek words to mean “observe all”—was originally conceived as a hypothetical penitentiary by Jeremy Bentham, the 18th-century British utilitarian. The prison was designed around a central tower that would allow the watchman to observe each inmate all of the time, while he himself was obscured from view.
An inmate would never know whether he was being watched—he would have to assume he was under scrutiny and maintain his best behavior; thus order was assured by the presumption of constant surveillance. Bentham introduced his prison as a “new model of obtaining power of mind over mind, in a quantity hitherto without example.” Bentham believed that schools, hospitals, and asylums could all be regimented by his social theory of surveillance and constancy, too. While Bentham’s prison was never built during his lifetime, his theory lived on, achieving cult status in academia as a powerful metaphor for social correction and obedience.
In Discipline and Punish: The Birth of the Prison, French postmodern philosopher Michel Foucault describes a social evolution from the “culture of spectacle” to the “carceral culture.” Once punishment was administered on display: for thousands of years, men were crucified, hanged, and garroted to demonstrate social rights and wrongs. Now, though, we are “disciplined” internally, through the composition of our character.
Foucault suggests that panopticism determines the shape of society and the principles of power. If “Bentham presents it as a particular institution closed in on itself,” Foucault writes that the panopticon today “must be understood as a generalizable model of functioning; a way of defining power relations in term of the everyday life of me,” and as “a figure of political technology that may and must be detached from any specific use.”
Dino Felluga of Purdue University has identified the major themes of Foucault’s panoptical society. It is marked by social internalization of rules and regulation—and our conditioned hesitance to contest unjust law. Rehabilitation is favored over cruel and unusual corporal punishment, and while this change may be superficially kind, the emphasis on normalcy harms those who exist outside the status quo. In Foucault’s words:
The judges of normality are present everywhere. We are in the society of the teacher-judge, the doctor-judge, the educator-judge, the ‘social-worker’-judge; it is on them that the universal reign of the normative is based; and each individual, wherever he may find himself, subjects to it his body, his gestures, his behavior, his aptitudes, his achievements.
Then it gets really scary. Foucault describes the observation of our private lives, as aided by new technology. Felluga notes the French philosopher’s emphasis on surveillance within an emerging information society and a developing bureaucracy that “turns individuals into statistics and paperwork,” followed by an emphasis on the organization of data and specialization of skill.
Sound familiar? What emerges now is the new watchman.
Historian Arthur Schlesinger’s classic The Imperial Presidency cautioned that our system of American governance is threatened by “a conception of presidential power so spacious and peremptory as to imply a radical transformation of the traditional polity.” A postwar atmosphere of pervasive crisis amplified government surveillance and public acquiescence. Before Vietnam and the Watergate scandal, the office had morphed into a pseudo-sultanate, elected by the people but armed virtually unchecked in the global arena.
With the fall of the Soviet Union, there was hope that the imperial presidency would be scaled back by Congress, but such optimism proved hollow. In The Cult of the Presidency, Gene Healy notes that while partisan rhetoric today is as acerbic as it has been in decades, Republicans and Democrats alike accept the bottomless depth of executive responsibility and the president’s unique grasp on power. We’ve normalized dependence on his guidance and our subordination.
The modern president has greatly exceeded, in size and scope, the few enumerated powers initially bestowed upon him and in the process has become a great deal more powerful—and potentially more dangerous. His powers of surveillance and social compulsion are virtually unmatched in human history.
From a Foucauldian perspective, one might argue our president (Bush or Obama, it hardly matters) has staked his claim as our watchman. We become increasingly aware that all we do takes place under surveillance, and our dull surprise at this revelation suggests our submission to the system—the inevitable outcome of our assent to political power.
Reid Smith is FreedomWorks’s staff writer and editor. Follow him on Twitter@reidtsmith.
domenica 2 giugno 2013
Grant Vetter - The Architecture of Control: A Contribution to the Critique of the Science of Apparatuses - Zero Books, Usa, January 2013
Through six meditations on the ideology of architecture, Grant Vetter is able to give us an entirely new set of coordinates for understanding social control in the twenty-first century. Moving between historical precedents in the east and the west, Vetter's work reveals a hybrid order of architectural power that acts on subjectivity from within rather than without. Whether characterized as a process of indo-colonization, social ionization or a sub-atomizing social physics, Vetter's account of architectural subjectivation requires a complete rethinking of power/knowledge as invested in producing perfected subjects rather than normative ones. This new paradigm can be described as a sovereign power in as much as it acts directly on the body through enterrogatory discipline, inferrogatory infomatics, modulated (in)dividualism, auto-affective attunement and incentivizing injunctions. As a critical rejoinder to the discourse of Panopticism, The Architecture of Control is essential reading for everyone who is interested in new modes of resistance to the designs of biopower and imperial democracy.
Grant Vetter currently teaches philosophy at the School of Science and Architecture in Southern California. He holds degrees from the Art Center College of Design in Pasadena, the University of California, Irvine and the European Graduate School in Saas-fee, Switzerland. He participated in the CTE (Critical Theory Institute) from 2006-2009 at UCI and is a founding member of Autonomie, a non-profit organization that supports critical art production. He is also a board member of FAR (Foundation for Art Resources) which has produced lectures and exhibitions about critical issues in art production since 1977. He lives in Los Angeles.
- Vetters work is a timely inquiry into the dynamics of power associated with techno-panopticism. ~ Mark Poster
- Grant Vetter s book is remarkable not only for its brilliant mapping of neo-Panoptic architectures and the evolution of intensive controls over life and social energies, but for its deep and sustained meditation on the historical relevance and potential of Feng Shui as a creative and practical mode of resistance. William Bogard, author of "The Simulation of Surveillance: Hypercontrol in telematic societies". ~
- Confronting cartographies of subjectivation, Vetter presents an exciting and timely series of meditations on the development and implications of surveillance architectures. Guiding the discussion is a quest for the emancipatory potentials in the relationships between people and the architectonic forces shaping contemporary life. In this book one will encounter the obvious figures such as Bentham and Foucault, as well as Batman, and Japanese horror films. An important discussion of how subjectivity can be understood and how that can be controlled is opened here. Paul Boshears, Co-editor of "Continent journal". ~
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