lunedì 3 febbraio 2014

The Information Machine (1958) - A short film by Charles and Ray Eames for IBM describing the application of computers to human progress

Matteo Pasquinelli: Italian Operaismo and the Information Machine @ Theory, Culture, Society, 02.Feb.2014

Italian Operaismo and the Information Machine

Abstract

The political economy of the information machine is discussed within the Marxist tradition of Italian operaismo by posing the hypothesis of an informational turn already at work in the age of the industrial revolution. The idea of valorizing information introduced by Alquati (1963) in a pioneering Marxist approach to cybernetics is used to examine the paradigms of mass intellectuality, immaterial labour and cognitive capitalism developed by Lazzarato, Marazzi, Negri, Vercellone and Virno since the 1990s. The concept of machinic by Deleuze and Guattari (1972, 1980) is then adopted to extend Marx’s analysis of the industrial machine to the algorithms of digital machines. If the industrial machine can be described as a bifurcation of the domains of energy and information, this essay proposes to conceive the information machine itself as a further bifurcation between information and metadata. In conclusion, the hypothesis of the society of metadata is outlined as the current evolution of that society of control pictured by Deleuze (1990) in relation to the power embodied in databases.

Pic: The Information Machine (1957) Created by the Eameses for the IBM Pavilion at the 1958 Brussels World’s Fair, The Information Machine is a cartoon exploration of the history of storing and analyzing information.



venerdì 31 gennaio 2014

Tiziana Terranova : Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media part 1 and 2 @ Center for Gender Studies, Panteion University, 19Jan2012

Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media_Tiziana Terranova_part 1 Center for Gender Studies of the Department of Social Policy of Panteion University and the European research project MIG@NET invite you to the event titled: «Autonomy, Labour, and the Political Economy of Social Media». Presentations by:

Tiziana Terranova - Becoming autonomous? Labour and the political economy of digital social media Autonomy, Labour and the Political Economy of Social Media_Tiziana Terranova_ part 2

Tiziana Terranova introduces Liquid Democracies @ Transmediale, Berlin, 2010

domenica 26 gennaio 2014

Luciana Parisi - For a New Computational Aesthetics: Algorithmic Environments as Actual Objects @ BKM, 07.11.2012


Luciana Parisi - For a New Computational Aesthetics: Algorithmic Environments as Actual Objects. from bkm on Vimeo.
Algorithms are at the core of the computational logic. Formalism and axiomatics have also determined how the shortest algorithmic set or program deploys the most elegant form. This equivalence between axiomatics and beauty however hides a profound ontological ground based on order, rationality and cognition. However, this paper suggests that the pervasion of ubiquitous media and in particular of software agencies (from page ranking software to software for urban design) point to the formation of a new computational aesthetics defined by prehending algorithms. The paper will argue that this new mode of prehension defies the ontological ground of order and cognition revealing that randomness (or non-compressible data) is at the core of computation. The paper will draw on Alfred N. Whitehead’s notion of actual objects and Gregory Chaitin’s theory of the uncomputable to suggest that algorithms need to be understood in terms of ecology of prehensions. This understanding implies a notion of computational aesthetics defined by the chaotic architecture of data hosted by our programming culture. Luciana Parisi is a Senior Lecturer in Interactive Media at the Centre for Cultural Studies at Goldsmiths, University of London. She is author of Abstract Sex. Philosophy, Bio-Technology and the Mutations of Desire (London/New York 2004) and a progressive thinker in the emerging field of mediaecology and technoecology. Her research looks at the asymmetric relationship between science and philosophy, aesthetics and culture, technology and politics to investigate potential conditions for ontological and epistemological change. Her work on cybernetics and information theories, evolutionary theories, genetic coding and viral transmission has informed her analysis of culture and politics, the critique of capitalism, power and control. She has published articles about the relation between cybernetic machines, memory and perception in the context of a non-phenomenological critique of computational media and in relation to emerging strategies of branding and marketing. Her interest in interactive media has also led her research to engage more closely with computation, cognition, and algorithmic aesthetics. She is currently writing on architectural modeling and completing a monograph: Contagious Architecture. Computation, Aesthetics and the Control of Space (MIT Press, Nov. 2013).

Tiziana Terranova and Luciana Parisi's interview on Crowd, Power and Post-Democracy in the 21st Century will be published next March 7, 2014


The interview with Luciana Parisi and Tiziana Terranova, translated into English, will be published next March 7, 2014

domenica 12 gennaio 2014

Roberto Esposito: "Machiavelli chi ?": intervista di Giovanni Cocconi a Roberto Esposito @ Europa quotidiano, 12gen2014


«Machiavelli è forse l’autore italiano, insieme a Dante, più citato e tradotto all’estero. Ma la celebrazione dei 500 anni del Principe per la politica italiana è stata un’occasione mancata».
Il filosofo Roberto Esposito è tra i più esperti studiosi del segretario fiorentino, di cui tratta a lungo anche nel libro Pensiero vivente (Einaudi) dove spiega l’originalità della tradizione italiananella storia del pensiero occidentale. «Il mito di Machiavelli è più forte all’estero che in Italia forse perché là Il Principe viene letto come una metafora dell’Italia contemporanea». Esposito, scherzosamente, azzarda: «In fondo per Machiavelli il Principe dev’essere come il centauro, mezzo uomo e mezza bestia: in questo caso Letta sarebbe la volpe e Renzi il leone…».
In Italia tendiamo a considerare Machiavelli il fondatore di una filosofia politica, cioè una fondazione filosofica della politica, e invece per il suo pensiero è centrale il rapporto con la vita: la vita è la materia esclusiva della politica. Per esempio il peso della fortuna è dominante nonostante, come spiega Adriano Sofri nel suo libro “Machiavelli, Tupac e la Principessa” (Sellerio), tenda a essere sottovalutato.
Per Machiavelli metà delle cose dipendono dalla fortuna e metà dagli uomini, anche se lui spiega che la fortuna ha un ruolo anche maggiore. Certamente possiamo intendere la fortuna come vita, come il contesto naturale, biologico e antropologico in cui operiamo.
E invece è passata la vulgata dell’idea di politica come mera conservazione del potere, come cinica indifferenza dei fini rispetto ai mezzi.
Sì, questa è stata una lettura molto diffusa, Machiavelli come cinico tecnico della conservazione del potere. Questo aspetto non è totalmente assente in Machiavelli, però è una lettura sbagliata. Il segretario fiorentino si preoccupa anche della finalità di costruire in Italia uno spazio politico ampio e duraturo, una finalità ambiziosa, che va al di là del vantaggio del singolo individuo. Peraltro, come noto, la famosa frase “il fine giustifica i mezzi” non compare mai nel Principe.
Esiste un rapporto molto stretto anche tra la vicenda biografica di Machiavelli e la politica: non era un intellettuale distante ma un osservatore coinvolto nella politica.
Machiavelli è stato un uomo politico a tutti gli effetti, è stato il segretario della Repubblica fiorentina e quando sono tornati i Medici è stato messo ai margini, mandato in esilio, e solo più tardi recuperato per qualche missione diplomatica. Non è un intellettuale nel senso tradizionale: trascorreva la giornata a pensare alla politica concreta, mentre, come spiega in una famosa lettera a Francesco Vettori, «arrivato alla sera mi vesto i panni curiali e mi metto a scrivere».
Si può dire che la sua vita personale abbia condizionato anche la sua opera politica?
I critici sono divisi sulle motivazioni che lo hanno spinto a scrivere il Principe. Tra quelle c’era sicuramente anche l’intenzione voler tornare in gioco. Machiavelli soffre di non poter fare politica, per lui la vita stessa coincide con la politica e non immagina la vita avulsa dall’azione.
Quando lei ha proposto una lettura biopolitica ante litteram del Principe ha incontrato le obiezioni degli scienziati della politica?
Giustamente ha detto “ante litteram” perché Michel Foucault colloca la categoria della biopolitica alla fine del Settecento. Detto questo tutta l’opera di Machiavelli è piena di riferimenti alla biologia e al corpo, tutta la sua vicenda politica è totalmente determinata da eventi biologici, e i temi della salute e della malattia ritornano continuamente, anche se non in senso stretto. Gli scienziati della politica di tradizione anglosassone non sanno nemmeno cosa sia la biopolitica…
Sì, però questa visione contrasta con l’idea comune di Machiavelli come teorico del primato della politica in quanto tale separata dalla vita.
Ma infatti il grande teorico della scienza politica moderna è Thomas Hobbes, non Machiavelli. Nella categoria della sovranità Hobbes assorbe, supera e in fondo rifiuta il tema del conflitto che, invece, in Machiavelli è insuperabile: il conflitto mette in competizione e fa crescere tutti gli attori politici, anche se nel pensatore fiorentino prevale un versante drammatico nella lotta per il potere, anzi tragico.