Visualizzazione post con etichetta IOR. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IOR. Mostra tutti i post

domenica 17 febbraio 2013

Maria Galluzzo: La vacatio dello Ior si chiude con l’arrivo di un Cavaliere di Malta tedesco @ Europa, 16 febbraio 2013


La vacatio dello Ior si chiude con l’arrivo di un Cavaliere di Malta tedesco

Scelto il tedesco Ernest von Freyberg per la guida della banca vaticanadi Maria Galluzzo @ Europa, 16 febbraio 2013Read more on Europa website
Aspettando l’apertura della sede vacante, il 28 febbraio alle 20, quando Benedetto XVI abdicherà, per il Vaticano si chiude un’altra lunga vacatio, quella che ha riguardato la presidenza dello Ior: nove mesi dopo la cacciata di Ettore Gotti Tedeschi – rimosso «per non aver svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio» –, la “banca di Dio” da ieri ha un nuovo presidente. È il tedesco Ernest von Freyberg. Cinquantacinque anni, di famiglia nobile, è avvocato e ha una vasta esperienza nelle materie e nei processi di regolamentazione finanziaria. È membro e tesoriere per il ramo tedesco dell’ordine dei Cavalieri di Malta e lascerà molti dei suoi incarichi per dedicarsi a tempo pieno alla banca vaticana, un impegno non facile.
La nomina era nell’aria da giorni ed stata fatta dalla commissione cardinalizia, composta dai cardinali Bertone, Nicora, Tauran, Scherer e Toppo, che vigila sull’Istituto per le opere religiose. Organo che anch’esso potrebbe subire degli avvicendamenti nei prossimi giorni. Il papa – ha detto padre Lombardi nel briefing quotidiano– ha espresso il suo «pieno consenso» alla decisione della commissione. Una decisione, che, come spiega un comunicato della sala stampa vaticana, «è il risultato di profonda valutazione e di diverse interviste che la commissione cardinalizia ha compiuto». Un percorso durato alcuni mesi, «meticoloso e articolato, che ha permesso di valutare numerosi profili di alto livello professionale e morale». Una scelta fatta anche con l’assistenza dell’agenzia internazionale di cacciatori di teste Spencer & Stuart.
Nei giorni scorsi indiscrezioni davano per sicura la nomina il finanziere  belga Bernard De Corte. Ma era stato lo stesso padre Lombardi a dire che non gli risultava.
De Corte farà parte del board, insieme a Carl Anderson (Usa), Antonio Maria Marocco e Manuel Soto Serrano (Banco Santander di Spagna).
Il papa ha seguito molto da vicino la decisione, mettendo in sicurezza un altro dossier delicatissimo, fonte di scandali per il Vaticano. Nei mesi scorsi la sua legge sull’antiriciclaggio che aveva tentato di cambiare regime nelle consuetudini dello Ior ha subito forti pressioni contrarie.
Ieri intanto per lui ieri è stata una giornata piena di impegni. In mattinata ha ricevuto il presidente della Romania Basescu, i membri della fondazione Pro Petri Sede e i vescovi della Liguria, guidati dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco.
Con loro c’era anche il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Alberto Maria Careggio che, intervistato dalla Radio Vaticana, ha sottolineato che «l’incontro è stato molto emozionante», il papa si mostrato «attentissimo ai problemi delle nostre diocesi, interessandosi proprio nei dettagli», «l’abbiamo trovato molto tranquillo, molto sereno. Ci ha ovviamente invitato a pregare per lui. Non solo, ha affermato che la figura di Pietro non tramonta, e quindi ci ha esortato ad essere tanto uniti alla Chiesa e di saper pregare, perché la promessa di Gesù a Pietro è una promessa che non viene meno».

Lo Ior apre il bunker: «Niente conti cifrati, controlli a tappeto» @ Il Messaggero, 28 giugno 2012


Lo Ior apre il bunker: «Niente conti
cifrati, controlli a tappeto»


@ Il Messaggero, 28 giugno 2012 (Redazionale)
Read more

CITTA' DEL VATICANO - Lo Ior ha aperto le porte a cinquanta giornalisti per mostrare al mondo che non ha niente da nascondere. Afare gli onori di casa è stato il direttore generale, Paolo Cipriani che ha illustrato le finalità dell'Istituto per le Opere di Religione fondato da Leone XIII per sopperire alla necessità delle diocesi e curare gli interessi della Santa Sede. 

Una banca anomala, che non ha rapporti di reciprocità con le altre banche ma che «si sta adeguando a tutti gli standard internazionali». Paolo Cipriani ci tiene a mettere i puntini sulle 'i' per sfatare la leggenda nera. Nel torrione di Niccolò V non si ricicla denaro, «noi siamo i primi a svolgere controlli accuratissimi». Di fatto lo Ior non ha conti cifrati e non compie investimenti speculativi. Non vuole nemmeno avere rapporti con i Paesi off shore.

«Vorrei sfatare una volta per tutte questa leggenda: non esistono conti cifrati», ha affermato Cipriani. Il numero due dell'istituto. l'uomo dei conti che fino al mese scorso era il braccio destro di Ettore Gotti Tedeschi, silurato dalla presidenza dell'istituto lo scorso 24 maggio. I correntisti sono selezionati e legati all'attività della Santa Sede: «Nunziature e delegazioni apostoliche, dicasteri vaticani, fondazioni canoniche e cause di beatificazione, congregazioni religiose, istituti secolari, monasteri, conventi e abbazie, conferenze episcopali, diocesi e arcidiocesi, parrocchie e seminari». E ancora, cardinali, vescovi, clero secolare, religiosi e religiose (ma autorizzate), ambasciate presso la Santa Sede e corpo diplomatico accreditato, dipendenti pensionati vaticani, famiglia pontificia. In tutto pari a 33 mila correntisti, asset di 6 milioni di euro e transazioni in tutto il mondo.

Cipriani ha anche precisato che «non ci sono state alcune sistematiche uscite di capitali dall'entrata in vigore della legge CXXVII» sulla trasparenza finanziaria e che lo Ior non fa investimenti «speculativi» ma di «mantenimento». Ha poi aggiunto che il Papa non possiede un conto corrente e che lo Ior ha una piccola riserva aurea custodita presso la Federal Reserve di New York. 


sabato 16 febbraio 2013

Paolo Mondani: Gli incontri allo Ior e quel conto coperto all'istituto vaticano @ Corriere della Sera, 3 febbraio 2013


Gli incontri allo Ior e quel conto coperto all'istituto vaticano 

di Paolo Mondani @ Corriere della Sera, 3 febbraio 2013

Un testimone racconta che è allo Ior che si sarebbero svolte «importanti e delicate riunioni per la costruzione dell'operazione Antonveneta» - 

Il testimone lavora in Vaticano e tutti i giorni, confuso tra migliaia di turisti, percorre le strade che giungono a Porta Sant'Anna. Varcato l'ingresso, il Torrione San Pio V è cinquanta metri sulla sinistra, pochi scalini per imboccare il portoncino, si sale all'ultimo piano, un'immensa sala circolare: ecco lo Ior.
Secondo il suo racconto è lì che si sarebbero svolte «importanti e delicate riunioni per la costruzione dell'operazione Antonveneta», tra il direttore Paolo Cipriani, Monsignor Piero Pioppo e Andrea Orcel, il banchiere di area cattolica che nel 2007 seguiva banca Santander nella scalata ad Abn Amro e subito dopo venne nominato advisor di Montepaschi nella conquista di Antonveneta. 
Ora Orcel è passato a Ubs, ma in quel periodo era presidente della divisione global markets & investment banking della sede londinese di Merrill Lynch, ha cinquant'anni ed è uno dei più riconosciuti banker d'Europa, molto legato a Emilio Botìn, a Gotti Tedeschi e in ottimi rapporti con Mediobanca, che insieme all'americana Merrill Lynch, erano gli advisor di Montepaschi.
A Rocca Salinbeni la raccontano così: «Mussari pendeva dalle labbra di Orcel che è il vero ispiratore dell'operazione su Antonveneta». Sui quotidiani economici dell'epoca si leggevano commenti compiaciuti del suo nuovo successo. Durante l'estate del 2007, quando Orcel capisce che Botìn per pagare Antoveneta deve svenarsi, già immagina a chi venderla e muove determinato verso Montepaschi.
Chiediamo al nostro testimone come fa a dire che Orcel incontrò gli uomini dello Ior: «Ho visto molto perché per quell'operazione furono aperti almeno quattro conti intestati a quattro organizzazioni religiose che coprono cinque personaggi che hanno avuto un ruolo chiave nella costruzione dell'acquisto di Antonveneta». Su quale banca italiana si appoggiano quei conti Ior? «Alla Banca del Fucino, sede di via Tomacelli a Roma».
A questo punto il nostro testimone mostra un foglietto con il numero di uno dei quattro conti, il 779245000141, aperto il 27 ottobre 2008, codice shift IOPRVAVX che rappresenta «la conferma dell'avvenuta ricezione di denaro», segue l'identificativo D779245000141 che «segnala il deposito di 100 mila euro in contanti avvenuto il 21 novembre 2009». Infine, con l'identificativo D7421H500002, su quel conto «arrivano 1,2 milioni di euro in tre tranche da 400 mila l'una che successivamente vengono interamente prelevati», soldi che sarebbero serviti a pagare “le persone utilizzate nel 2007 per organizzare la seconda vendita di Antonveneta».
Giuseppe Mussari è entrato due volte nell’orbita dei Sacri Palazzi. Prima e dopo l'arrivo di Gotti Tedeschi ha fatto parte della ristretta schiera di candidati alla Presidenza dello Ior. Evidentemente i rapporti sono di strettissima fiducia. Chiediamo al nostro testimone chi si nasconde dietro il conto di cui ci ha fornito gli estremi: «Io ho visto il nome e cognome».
Aprire un conto allo Ior non è un reato, ma se un’organizzazione religiosa copre quel conto, perché lo fa? Ad oggi non ci sono risposte e per noi non è nemmeno possibile avere prova dell'esistenza del conto «perché ai computer dello Ior non si può accedere con pen-drive, né si possono fare stampate o scattare foto dato che un software impedisce a qualsiasi macchina fotografica di leggere la videata». Per questa ragione il nostro testimone ha solamente un numero scritto a mano su un foglio di carta. 
Rimane da chiedergli perché fa tutto questo. Risponde così: «L'opinione pubblica deve sapere come stanno le cose, non c'è un altro modo, anche perché dall'interno il cambiamento non può venire». 
E dall’esterno nessuna autorità terza può verificare quanto è stato raccontato, perché lo Ior non è una banca come le altre. Il Vaticano può smentire ogni parola e sarà complicato rintracciare i conti annotati dal nostro testimone.

giovedì 14 febbraio 2013

Nadia Francalacci: Dimissioni Benedetto XVI: vecchiaia o complotto? @ Panorama, 14 febbraio 2013



Dimissioni Benedetto XVI: vecchiaia o complotto?

di Nadia Francalacci @ Panorama, 14 febbraio 2013

Ci sono lo Ior, lo scandalo Mps e le norme antiriciclaggio dietro le dimissioni del Papa? Ne parliamo con Ranieri Razzanteesperto di regolamentazione bancaria e antiriciclaggio


Coraggio, umiltà, dignità. Questi gli aggettivi più usati dagli esperti vaticanisti per giustificare le dimissioni del Santo Padre. Anche molti credenti hanno visto nel ritiro del Pontefice un gesto di grande forza e presa di coscienza di un uomo ormai fragile per il trascorrere degli anni.    
Ma è stata davvero la vecchiaia la vera causa delle dimissioni del Papa? Il suo ritiro e la sua “reclusione” nel cuore dei giardini vaticani nascondono invece delle pressioni di alcuni alti prelati per cercare di preservare il “tesoro” dello Stato Vaticano? Lo Ior, nonostante l’impegno di Papa Benedetto XVI, è ancora nelle black list. Insomma, è ancora un paradiso fiscale.  Ne abbiamo parlato con Ranieri Razzante, docente universitario e esperto di regolamentazione bancaria e antiriciclaggio
Sono in molti a credere che dietro alle dimissioni del Papa non ci sia solo la stanchezza e la vecchiaia ma un complotto o un ricatto. Lei che cosa ne pensa?
Credo solo che il Papa sia stato fiaccato da scandali e problemi burocratico-amministrativi che, da uomo di fede e teologo di fama, non abbia saputo gestire. Forse ha delegato troppo la sua fiducia.
In questi  8 anni di pontificato di Benedetto XVI si sono susseguiti una serie di scandali e adesso il Vaticano è stato chiamato di nuovo in causa nello scandalo del Monte dei Paschi di Siena con Gotti Tedeschi e lo Ior. Può questa vicenda avere influito sulla decisione del Papa?
Sono un tecnico e, da quanto detto sopra, mi viene solo da aggiungere che il sospetto si possa ingenerare. Abbiamo sentito che la politica deve stare lontana dalle banche. Credo che ciò debba valere anche per lo Ior.
Gotti Tedeschi è l’uomo voluto dal Papa per fare trasparenza nei conti della banca vaticana… Il suo coinvolgimento nel caso Mps può aver reso vulnerabile e ricattabile il Papa?
Non credo che un Papa sia ricattabile, ma sulle finanze vaticane occorre chiarezza, se non altro per far guadagnare in immagine le strutture interessate.
Nel dicembre  2010 il Papa Benedetto XVI ha introdotto una nuova legge antiriciclaggio entrata in vigore nell’aprile 2011. In che cosa consisteva?  
Iniziativa encomiabile che ha dato organicità alla prevenzione del riciclaggio all'interno e all'esterno delle mura vaticane. Un assetto sufficiente, e sempre migliorabile, come ha detto il Moneyval, dei presidi sul contante, sull'adeguata verifica e sulla collaborazione tra autorità. Spero si dia adeguato seguito al motu proprio di Ratzinger.
Perché il cardinale Tarcisio Bertone ha chiesto a Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale Vaticano, dopo alcuni mesi, di stabilire quale fosse la giusta interpretazione da dare alla nuova normativa antiriciclaggio introdotta da Papa?
Credo per evitare conflitti tra poteri dello Stato, data la creazione della Aif, l'autorità contro il riciclaggio (voluta da Papa Ratzinger ndr), che poteva ritenersi giuridicamente interferente con la sovranità dello Ior.
Perché il Vaticano sembra non avere alcuna intenzione di mantenere gli impegni assunti in sede europea per aderire agli standard del Comitato per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali (Moneyval) e sembra non avere alcuna intenzione di permettere alle autorità antiriciclaggio vaticane e anche italiane di guardare nei conti dello Ior? 
Per quanto riguarda il Moneyval, il nuovo direttore della Aif, ha promesso l'adeguamento in tempi brevi. Sulla collaborazione con le Autorità italiane bisogna ancora lavorare, nel comune interesse, anche perché ormai tutta l'Europa è arrivata ad un punto di equilibrio in tal senso.
-----
Il 19 gennaio 2011 papa Benedetto XVI nomina cardinale Attilio Nicora primo presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria, un organismo di nuova istituzione voluto proprio dal pontefice perché controlli ogni operazione finanziaria vaticana. Ciò avrebbe adeguato anche lo Stato della Città del Vaticano alle nuove norme antiriciclaggio introdotte dall'UE. Ma il 7 luglio 2011,pochi mesi dopo la sua nominail Cardinale Nicora si dimette e il Papa è costretto ad accettare le sue dimissioni.
L’adeguamanto del Vaticano si è arrestato completamente?
Assolutamente no. Il successore chiamato da poco ad occuparsene, al di là del profilo internazionale, sembra deciso a non fermarsi, come colpevolmente si è fatto in passato.

Marco Lillo: Ior, la guerra del cardinal Bertone per far nominare un suo uomo al vertice @ Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2013


Ior, la guerra del cardinal Bertone per far nominare un suo uomo al vertice

di Marco Lillo @ Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2013
Read more on FQ website

Il Segretario di Stato del Vaticano vuole escludere il cardinale Attilio Nicora, collaborativo con i pm italiani e severo sulla normativa antiriciclaggio. Il nuovo direttore dell'autorità antiriciclaggio vaticana è invece il bertoniano René Brulhart, uno svizzero che lavorava in un paradiso fiscale

Sarà ricordato per i rotoloni di contanti sotto le tuniche questo Conclave. I cardinali in arrivo da tutto il mondo dovranno portare le mazzette di banconote, se vorranno fare acquisti dentro le mura Leonine, perché i pos dei bancomat della Santa Sede continuano a essere bloccati da gennaio. La Vigilanza della Banca d’Italia negli incontri delle scorse settimane ha posto un aut aut al nuovo direttore dell’Aif, l’autorità antiriciclaggio vaticana, René Brulhart. I soldi non devono più passare per lo Ior ma direttamente dal conto della Deutsche Bank Italia Spa, soggetta alla Vigilanza di Bankitalia. Il Vaticano però ha risposto picche perché non vuole rendere controllabili da Bankitalia i reali intestatari dei flussi e pensa di poter scavalcare l’Italia con una mossa astuta: il bancomat sarà riaperto e appoggiato estero su estero su una banca extracomunitaria non soggetta al controllo di Bankitalia né dell’Europa.
Quella dei rotoloni di contante e dei pos fermi non è l’ombra più lunga dello scandalo Ior che si allunga sulla successione al soglio di Pietro. Nella scelta di Joseph Ratzinger di abbandonare la carica ha giocato un ruolo importante anche la sua sensazione di essere troppo debole per arginare la “mattanza” portata avanti nel settore del controllo delle finanze vaticane dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Mattanza, più che lotta, è il termine giusto per descrivere l’andazzo degli ultimi mesi confermato ancora il 12 febbraio dall’ultima indiscrezione: il Segretario di Stato ha comunicato informalmente durante i colloqui bilaterali con l’Italia di volere approfittare dei pochi giorni di pieni poteri rimasti per nominare il nuovo consiglio di sovrintendenza e il nuovo presidente dello Ior, la banca del Vaticano.
Bertone presiede la commissione cardinalizia che sovrintende allo Ior della quale fa parte anche il suo rivale, il cardinale Attilio Nicora. Nove mesi dopo la rimozione del presidente Ettore Gotti Tedeschi, più vicino a Nicora e al Papa, Bertone sta per piazzare un suo fedelissimo al suo posto. Il favorito era un ex compagno di studi di Bertone, l’avvocato torinese Carlo Maria Marocco. A dicembre però l’ex notaio, membro dell’attuale Consiglio di sovrintendenza dello Ior, è stato nominato presidente della Cassa di Risparmio di Torino e ora si fa il nome di Pellegrino Capaldo.
L’altra partita fondamentale per Bertone è quella dell’Autorità antiriciclaggio, l’Aif. Dopo essere stato sostituito nel 2011 con il bertoniano monsignor Domenico Calcagno alla guida dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio Santa Sede, Nicora rischia ora di essere rimosso anche dalla presidenza dell’Aif. Bertone potrebbe far valere il doppio incarico di Nicora come ragione di incompatibilità per farlo fuori o dalla presidenza dell’organismo antiriciclaggio Aif o dalla Commissione cardinalizia che controlla lo Ior. Si completerebbe così il disegno che mira a ricondurre sotto il suo controllo l’Aif e lo Ior rimuovendo gli uomini più collaborativi con le autorità italiane.
Gotti Tedeschi ha dovuto lasciare la presidenza dello Ior non certo per il coinvolgimento del banchiere nell’inchiesta della procura di Roma – come erroneamente è stato scritto – ma per una ragione opposta. Insieme al cardinale Attilio Nicora e all’ex direttore generale dell’Aif  Francesco De Pasquale, Gotti era il fautore dell’inserimento di una normativa più seria in materia di antiriciclaggio. Lo Ior per decenni si è comportato in Italia come una fiduciaria che scherma i reali proprietari dei fondi, talvolta politici corrotti o criminali comuni dotati della sponda Oltretevere. La Procura di Roma ha indagato nel 2010 il direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e Gotti Tedeschi proprio per violazione della normativa formale antiriciclaggio. Ma Gotti, a differenza di Cipriani, si è mostrato collaborativo con la Procura e Bankitalia, un atteggiamento sgradito Oltretevere. Nel dicembre del 2010 Benedetto XVI vara una legislazione antiriciclaggio severa e crea l’Aif, un’autorità antiriciclaggio per dialogare con l’Uif italiana. Comincia lo scambio di informazioni tra Aif e le procure italiane, attraverso l’Uif. Per far capire che fa sul serio, il Vaticano nomina come direttore generale dell’Aif un ex funzionario dell’Uif di Bankitalia, l’avvocato Francesco De Pasquale e come presidente proprio il cardinale Nicora.
A quel punto lo Ior e l’antiriciclaggio diventano il teatro dello scontro tra la fazione dei “vincenti” capeggiata dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e i “perdenti” del cardinale Nicora. A gennaio del 2012 Bertone si riprende i poteri ispettivi sullo Ior. L’autorità di Nicora e De Pasquale non può più ficcare il naso nei conti Ior per poi riferire ai pm italiani. A maggio viene messo alla porta il presidente Gotti Tedeschi, favorevole alla normativa più severa. Alla fine del 2012 salta il direttore generale Aif De Pasquale retrocesso a semplice consigliere. Al suo posto arriva René Brulhart, svizzero, ma soprattutto ex capo dell’autorità omologa di un paradiso fiscale come ilLiechtenstein. Non proprio un segnale di severità.
Il cardinale Attilio Nicora sente stringersi il cerchio intorno. Con la scusa della sua doppia carica (controllore, in qualità di presidente Aif e controllato, in qualità di membro della commissione cardinalizia dello Ior) Bertone si accinge a farlo fuori. Un problema che invece non viene rilevato per un altro membro dell’Aif, Giuseppe Dalla Torre, che è presidente del Tribunale del Vaticano. Intanto si avanza un nuovo uomo forte all’Aif: il genero di Antonio Fazio, proprio lui l’ex governatore della Banca d’Italia. Si chiama Tommaso Di Ruzza, è assunto come impiegato, ma è stato subito proposto come vicedirettore. Una nomina saltata proprio per l’opposizione del cardinale Attilio Nicora. Nato nel 1975 ad Aquino e presidente del circolo Tommaso d’Aquino, Di Ruzza è membro del Pontificio consiglio per la giustizia e per la pace.
L’arcivescovo Mamberti e il governatore emerito suocero Antonio Fazio, insieme al vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace erano presenti alla tre giorni organizzata dal Circolo San Tommaso nel luglio 2012. Non è diventato vicedirettore, ma è stato nominato vicario del direttore. In molti davano per probabile la rimozione di Nicora e l’ascesa del giovane e bravo Di Ruzza al posto di Brulhart nel lungo periodo. Poi sono arrivate le dimissioni del Papa.

lunedì 4 febbraio 2013

Ettore Gotti Tedeschi, Rino Cammilleri - Denaro e paradiso. I cattolici e l'economia globale - Lindau, It, 2010



"Un dialogo lucido e appassionato tra un intellettuale curioso e un economista non accademico sulle possibilità di applicazione in economia della morale cattolica. Questa, lungi dall'essere contro il capitalismo o le leggi di mercato, rappresenta un potenziale vantaggio competitivo, da esaltare piuttosto che da reprimere, perché permette all'uomo di realizzare integralmente se stesso secondo la propria libertà. Attraverso una riflessione che spazia dai grandi principi alle forme concrete assunte dai rapporti economici nel corso della storia umana, i due autori tentano una riconciliazione, in un periodo di globalizzazione e di crisi mondiale, tra morale e mercato, mostrando i benefici che ne possono derivare: la morale può rendere più efficace il mercato, senza che l'economia e la ricchezza ostacolino una vita pienamente cristiana." 
(Prefazione di Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI)

Ettore Gotti Tedeschi è stato nominato dal card. Tarcisio Bertone, nel settembre 2009, Presidente dello IOR. È anche consigliere economico del ministro del Tesoro, consigliere della Cassa Depositi e Prestiti, presidente del Fondo italiano per le infrastrutture F2i, presidente di Santander Consumer Bank e docente all’Università Cattolica. È inoltre editorialista dell’«Osservatore Romano» e del «Sole 24 Ore».

Rino Cammilleri è autore, presso i maggiori editori nazionali, di una trentina di libri, alcuni dei quali tradotti in più lingue. La sua produzione spazia dalla narrativa alla saggistica. In quest’ultimo ambito ricordiamo Gli occhi di Maria, scritto con Vittorio Messori, e, editi da Lindau, Dio è cattolico? e Antidoti. Tiene rubriche su «Il Giornale» e sul mensile «Il Timone». Il suo sito Internet è: www.rinocammilleri.com.


Read more on Lindau