giovedì 15 maggio 2014

Nascita del populismo digitale: La pedagogia politica del designer di contesti (Par. 27) by Obsolete Capitalism


La pedagogia politica del designer di contesti (Par. 27)

(Febbraio 2013. Nascita del populismo digitale) - Scarica online l'intero saggio in PDF

All’interno della dimensione eroica e gloriosa del M5S quale copione interpreta l’eminenza grigia del populismo digitale, Casaleggio, nell’anno del successo elettorale che ha scatenato un digital tsunami nelle placide acque della politica italiana? A nostro avviso Casaleggio porta a compimento un proprio tragitto creativo di ideologo meta-internet della politica elettronica: da stratega di Rete a designer di contesti. Lo scopo di questa figura emergente è di pre-determinare le condizioni nelle quali possono crescere nuovi processi di civismo politico e prassi di militanza elettronica. Il designer di contesti è inoltre la guida micro-politica di squadre miniaturizzate e specializzate composte da operatori di processi relazionali. E’ qui che si instaura il centro di potere nel M5S, in questa serie di rapporti di dominio soffice che lo “staff” di Casaleggio intrattiene con il proprio network. Il principale fine politico del “dispositivo comunicativo M5S” è dominare il simbolico e riconfigurare il sociale attraverso l’impiego di strumenti di controllo che utilizzano modelli metamatici. Per acquisire questo livello è necessario assorbire, neutralizzare e deviare le energie individuali e collettive di trasmutazione presenti nella società, canalizzando verso altri territori il desiderio politico di cambiamento radicale. E’ dunque indispensabile ideare e fondare una nuova pedagogia politica, dentro e oltre il M5S, per educare con modalità aggressive il “popolo della Rete” alle logiche dell’ideologia di Internet. Gli esiti essenziali di queste dialettiche neomorfiche sono:


  • logica dell’efficienza
  • imposizione della tecno-oggettività
  • disintermediazione integrale dei mercati maturi
  • distruzione delle geografie politiche illuministe
  • smantellamento della dimensione etica e problematizzante della filosofia
  • pervasività granulare della comunicazione e del marketing
  • micro-fisica della sorveglianza pro-attiva o del feedback continuo
  • contenimento e neutralizzazione dell’aleatorietà insita nel sociale
  • promozione della governamentalità algoritmica
  • datificazione ubiqua e brandizzazione personale
  • inaugurazione dell’era della modellizzazione automatica del sociale


Il risultato finale dell’ideologia di Internet è la colonizzazione radicale dello spazio dialettico pubblico trasformato in spazio relazionale-commerciale. Il mondo a venire si costituirà dunque come “gigantesca memoria” e  ipertrofico magazzino di merci.

La pedagogia politica del prosumer non avrà nulla da invidiare a quelle maieutiche totalitarie che hanno ammorbato il XX secolo. Il populismo digitale è dunque uno strumento efficace dell’agenda nascosta dell’ideologia di Internet per imbrigliare e superare le forze di resistenza e i nuclei di contrasto che si oppongono al dominio turbo-algoritmico del Capitale.

Painting: Stelios Faitakis (Bouncer, 2013)


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